Il paradosso di Trump, che indebolendo la Merkel finisce per rafforzare l’euro

Il presidente Donald Trump benedice la Francia di Emmanuel Macron e indebolisce la Germania di Angela Merkel, ma così finisce per avallare le riforme favorevoli all'euro.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il presidente Donald Trump benedice la Francia di Emmanuel Macron e indebolisce la Germania di Angela Merkel, ma così finisce per avallare le riforme favorevoli all'euro.

La settimana appena trascorsa è stata cruciale per le relazioni geopolitiche tra le due sponde dell’Atlantico. Per tre giorni, il presidente francese Emmanuel Macron è stato ricevuto a Washington, dove ha incontrato il presidente americano Donald Trump, riscuotendo un enorme successo diplomatico. Tra i due, abbracci e strette di mano in favore di telecamere e obiettivi fotografici, a siglare la sintonia ritrovata tra Casa Bianca ed Eliseo, di recente molto in contatto sulla Siria. Subito dopo è stato il turno della cancelliera tedesca Angela Merkel. Il clima è stato, in questo caso, assai diverso. La stretta di mano, a differenza di un anno fa, c’è stata, per il resto nulla di concreto. La posizione trumpiana è rimasta inalterata: “il surplus commerciale europeo deve essere risolto a Bruxelles”. Insomma, l’amministrazione americana non indietreggia rispetto alla sua convinzione che la UE sarebbe un’entità sfruttata dalla Germania per esportare a pieni ritmi, avvalendosi di un euro debole per l’economia tedesca.

Frau Merkel da Trump ricevuta in visita per 3 ore contro i 3 giorni di Macron

Certo, qualche avvicinamento tra Berlino e Washington c’è stato, ma nel senso che la cancelliera ha dovuto compiere passi in avanti verso il tycoon per non tornare a casa con un insuccesso totale. E così, sull’Iran la Germania ha aperto a una revisione dell’accordo nucleare con l’Iran, ovvero a possibili inasprimenti contro Teheran, reclamati da Trump sin dal suo insediamento, essendo stato il tema oggetto della sua campagna elettorale, quando ebbe a definire quella tra l’amministrazione Obama e la Repubblica Islamica, “il peggiore accordo della storia americana”.

Merkel esce indebolita dal volo a Washington

Tornando a casa a mani vuote, Frau Merkel si è fatta un giro di chiamate e ha convinto Macron e la premier britannica Theresa May a sottoscrivere un comunicato, nel quale chiedono agli USA di escludere la UE dai dazi su acciaio e alluminio, altrimenti vi sarà una reazione. Trump ha esentato l’Europa dall’inasprimento delle tariffe, ma solo fino a domani. Dopodiché, o Bruxelles si schiera contro la Cina e accanto all’America nel WTO sui temi commerciali, oppure l’esenzione verrà meno.

Il comunicato Merkel-Macron-May cela il tentativo tedesco di mascherare la caduta della leadership della cancelliera. Trump, benedicendo Macron e quasi ignorando la Merkel, sta accelerando il declino di una cancelleria, che in pochi mesi è passata dall’essere padrona assoluta della scena europea al vivere alla giornata, avendo riscosso alle elezioni federali del settembre scorso il peggiore risultato per i conservatori dal Secondo Dopoguerra e costretta ad allearsi nuovamente con i socialdemocratici, sprofondati anch’essi ai minimi dagli anni Trenta.

Trump non ha mai amato Frau Merkel e per varie ragioni. La prima è il conflitto di interessi tra USA e Germania in fatto di commercio mondiale. Gli americani importano oltre 500 miliardi di dollari all’anno in più di quanto importino, mentre i tedeschi esportano nell’ordine di oltre 250 miliardi di euro netti. I primi hanno tutta la convenienza nel rivedere le regole dei trattati commerciali, puntando su accordi bilaterali, i secondi devono salvaguardare lo status quo, essendo loro favorevole. C’è anche una diversità caratteriale tra i due: irruento e istintivo il presidente Trump, quanto razionale e fin troppo lenta nell’assumere decisioni la cancelliera Merkel.

Merkel e Trump litigano sul commercio mondiale per interessi, non ideologia

Così Trump rafforza l’euro

Ma il grande obiettivo di Trump consisterebbe nel fare venire meno l’impalcatura dell’Eurozona. In cuor suo, la Casa Bianca vorrebbe che l’euro sparisse e che si tornasse alle monete nazionali, in modo da porre fine al cambio indebolito per le imprese tedesche, che ogni anno registrano esportazioni nette negli USA per oltre 60 miliardi di dollari. Tuttavia, forse inconsapevolmente, l’America starebbe oggi assecondando il processo opposto. Indebolendo la cancelliera e rafforzando la leadership di Macron, si stanno mettendo in moto meccanismi favorevoli alle riforme invocate da quest’ultimo per l’unione monetaria.

Macron propone ministro delle Finanze unico e bilancio comune nell’Eurozona, a cui la Germania oppone resistenza, pur essendo divisa al suo interno, con i socialdemocratici favorevoli. Queste misure completerebbero la costruzione dell’euro, integrando maggiormente le economie dell’area su propositi solidaristici. I tedeschi sono terrorizzati dall’idea che su questo crinale, l’euro si trasformi in una “unione di debiti e rischi”. A giugno, i governi dovranno affrontare tali nodi. Per la cronaca, l’Italia è la grande assente di questo dibattito, complice il caos politico post-elettorale. Ad esempio, l’asse franco-tedesco si è spezzato anche sull’idea dei commissari e appoggiata dall’Eliseo di fare dell’ESM, il Fondo di salvataggio permanente, una sorta di fondo monetario europeo di sostegno a eventuali stati in crisi dell’Eurozona, sottoponendolo al controllo della Commissione. La Germania chiede che l’istituto continui a restare un’entità intergovernativa, evitando il rischio che a decidere per i contributi tedeschi siano organismi esterni alla Germania.

Più si rafforza Macron, maggiori le probabilità che queste riforme passino al vertice europeo, anche se servirà molto di più per superare le resistenze del Nord Europa. Trump starebbe involontariamente dandogli una mano per difendere la moneta unica, nonostante il suo intento sarebbe esattamente l’opposto. La cancelliera teme adesso di rimanere fregata dall’asse franco-americano, che passerebbe sopra gli interessi tedeschi. Parigi potrebbe avallare la richiesta trumpiana di rivedere le regole del commercio mondiale, anche perché la Francia è un importatore netto. In cambio, riceverebbe il dominio militare sull’Europa, in qualità di partner NATO “affidabile”, di potenza nucleare e di membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. E con un Regno Unito in modalità Brexit e una Germania incapace di raccogliere consensi attorno alle proprie istanze, Macron per adesso può godere. E con lui l’euro.

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Argomenti: Economia USA, Francia, Germania, Presidenza Trump