Panico in Grecia, ecco cosa temono i mercati. La curva dei tassi s’inverte, è allarme rosso

La Grecia è tornata a fare paura e c'è un'interpretazione della crisi politica in atto nel paese, che desta l'allarme degli investitori. L'uscita dall'euro non è più un'opzione remota.

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La Borsa di Atene ha perso ieri quasi il 13%, il crollo maggiore dal 1987. Nemmeno durante la fase più drammatica della crisi finanziaria in Grecia tra il 2010 e il 2012 era arrivata a tanto, segno tangibile che il momento è grave. Una crisi di nervi, esplosa apparentemente in uno dei momenti migliori che l’economia ellenica sta vivendo da 6-7 anni a questa parte, con il pil che riparte, interrompendo la recessione, il bilancio quasi in pareggio e la disoccupazione che inizia a scendere, anche se resta la deflazione e un greco su quattro non ha lavoro. La tensione è deflagrata all’annuncio del premier Antonis Samaras che sarà anticipata a dicembre l’elezione del nuovo capo dello stato, inizialmente prevista per febbraio. Una mossa, che potrebbe alludere a interpretazioni di segno opposto.   APPROFONDISCI – In Grecia l’austerità ha fallito. Samaras: ora basta tagli agli stipendi  

Rischio elezioni anticipate

La Costituzione ellenica prevede che per i primi due scrutini servano 200 voti su 300 per eleggere il successore di Karolos Papoulias. Al terzo scrutinio, il quorum scende a 180 deputati. Ora, la maggioranza che sostiene il governo dispone di 155 deputati. Gliene occorrono altri 25 per fare eleggere il proprio candidato alla presidenza, altrimenti il Parlamento viene sciolto e sarà compito della nuova assemblea eleggere il capo dello stato. Il calendario è stato così predisposto: primo scrutinio, 17 dicembre; secondo scrutinio, 23 dicembre; terzo scrutinio, 27 dicembre. Senza un’improbabile (allo stato attuale) intesa con almeno parte delle opposizioni, il 27 dicembre, la Grecia potrebbe ufficialmente essere costretta ad annunciare nuove elezioni, che si terrebbero tra gennaio e febbraio del 2015.   APPROFONDISCI – In Grecia si avvicina il rischio di elezioni anticipate e monta la paura di uscita dall’euro   Stando a tutti i sondaggi, a vincere sarebbe Syriza, il cartello della sinistra radicale guidato da Alexis Tsipras, che ufficialmente non chiede l’uscita dall’euro, ma la ristrutturazione del debito pubblico e l’abbandono delle politiche di austerità, nonché che la Troika (UE, BCE e FMI) lasci il paese.

In alcuni incontri bilaterali con i leader europei, pare che Tsipras abbia minacciato chiaro e tondo anche di portare la Grecia fuori dall’Eurozona, se non saranno accettate le sue condizioni, in caso di vittoria.

Perché la mossa di Samaras

Ma se l’anticipo dei tempi da parte del premier potrebbe essere interpretato come la volontà del governo di ridurre il periodo dell’incertezza politica e di mettere subito tutti i 300 deputati davanti alle loro responsabilità, c’è chi legge dietro quest’atto il desiderio di conservatori e socialisti di gettare la spugna, stanchi di perdere consensi per assecondare i desiderata della Troika.   APPROFONDISCI – Grecia e Troika divise da 2,5 miliardi. Samaras scalpita per uscire dal piano di aiuti   Anche in questi giorni, tra governo e funzionari dei creditori si stanno registrando forti tensioni. Questi ultimi chiedono risparmi aggiuntivi per il 2015, in cambio dell’ultima tranche di 7 miliardi di euro, all’interno del piano di aiuti di 240 miliardi di questi anni. Il premier non vuole cedere e sostiene che il pareggio di bilancio sarà raggiunto certamente l’anno prossimo senza il bisogno di ulteriori tagli alla spesa pubblica o di un aumento delle tasse. La Grecia, finiti gli aiuti, vorrebbe tornare a rifinanziarsi sui mercati senza un ombrello di protezione, ossia quella linea di credito precauzionale, da utilizzare nel caso di tensioni finanziarie, ma che presuppone la permanenza di Atene sotto l’egida della Troika.   APPROFONDISCI – La Grecia è tornata a crescere dopo 6 anni. Incerta l’uscita dagli aiuti della Troika  

Difficile il ritorno sui mercati

Quanto accaduto ieri è la dimostrazione, però, che il paese non sarebbe pronto a farcela da solo e questo è un bel problema.

I rendimenti dei titoli a 10 anni sono all’8,13% (+88 punti base), stesso livello dei bond triennali, mentre quelli a 5 anni sono esplosi di 182 bp all’8,29%. In sostanza, la curva dei rendimenti si sta invertendo, ossia prevede tassi più alti per le scadenze più brevi, un dato che segnala il timore degli investitori che da qui a breve si vada verso un default. Se lo scenario è in sé già grave, l’allarme è ancora più comprensibile, se a prevalere fosse l’interpretazione per cui anche i partiti tradizionali, Nuova Democrazia e Pasok, sarebbero ormai coscienti che così non si potrebbe andare avanti, accettando la sfida anche estrema di un’uscita dall’Eurozona della Grecia o utilizzando l’espediente costituzionale per mettere nell’angolo la Troika. In ogni caso, l’economia ellenica rischia di ripiombare nella recessione.   APPROFONDISCI – La Grecia torna a spaventare i mercati  

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