Guerra del pane in Venezuela, governo taglia cornetti e torte

Guerra del pane in Venezuela, dove il governo dispone la requisizione dei forni per mancanza dell'alimento basilare. Nel paese si riscontrano i sintomi di una carestia alimentare.

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Giuseppe Timpone

Guerra del pane in Venezuela

E’ esplosa una vera e propria “guerra del pane” in Venezuela, dopo da giorni si registrano lunghe fine davanti ai panifici per la carenza anche dell’alimento base. Nel corso della settimana scorsa, a Caracas sono stati arrestati quattro fornai e sequestrati due panifici per 90 giorni. L’accusa? Avere venduto il pane a prezzi superiori a quelli massimi imposti dallo stato e avere utilizzato la farina per la produzione di beni non regolamentati, come cornetti e altri dolci. “Quelli che stanno dietro a questa guerra del pane pagheranno e non diteci che sia una persecuzione politica”, ha spiegato il presidente Nicolas Maduro.

Il governo ha imposto alcune regole a cui bisogna d’ora in poi conformarsi, se non si vuole finire in manette: almeno il 90% della farina importata deve essere utilizzata per la produzione di pane e non più del 10%, quindi, può andare per sfornare dolci, come i cornetti. E ciascun panificio deve assicurare la costante vendita di pane nell’arco dell’intera giornata, dalle 7 di mattina alle 19 di sera, così come per il giorno dopo, utilizzando l’eventuale farina rimasta inutilizzata. Nessun panificio può possedere, infine, più di 300 sacchi di farina al mese. Scattati controlli presso 700 panifici della capitale. (Leggi anche: Venezuela, allarme alimentare: mancano i dollari, magazzini vuoti)

Riserve valutarie scarse, non si sforna nemmeno il pane

Cosa sta succedendo? L’associazione dei panificatori venezuelani, guidati da Juan Crespo, spiega che l’80% dei produttori di pane avrebbe carenza di farina e, pertanto, non riuscirebbe a produrre a sufficienza. La conseguenza di questa crisi è drammatica: si calcola che 2,4 milioni di venezuelani rovistino tra i cassonetti dell’immondizia o tra i camion della spazzatura per trovare qualcosa da mangiare.

Il Venezuela ha appena 10,4 miliardi di dollari tra le sue riserve valutarie, di cui 7 miliardi in oro, che devono essere tenuti a disposizione per il pagamento del debito estero in scadenza nei prossimi mesi. Detiene così appena 3 miliardi prontamente liquidi da utilizzare per le importazioni, una cifra insufficiente con ogni evidenza. Tra il crollo delle quotazioni del petrolio negli ultimi quasi tre anni, materia prima pari al 96% delle esportazioni nazionali, e l’imposizione di un cambio fisso sopravvalutato e fuori da ogni realtà, a Caracas non fluiscono dollari, risultando impossibile importare alcunché dall’estero e la carenza di ogni tipo di beni è diventata sempre più insostenibile. (Leggi anche: Venezuela, economia rischia la carestia)

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