Panama Papers, complotto USA per accelerare il crollo UE?

Lo scandalo "Panama Papers" oggettivamente indebolisce l'Europa, ma è davvero realistica la pista del complotto USA ai danni della UE?

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Lo scandalo

Continua a tenere banco il caso “Panama Papers”, la più grande fuga di documenti riservati nella storia del pianeta, riguardanti il paradiso fiscale dell’America Centrale, sede di numerosissime attività straniere, di proprietà di quanti punterebbero a non pagare le tasse ai rispettivi stati. L’affaire ha già fatto due vittime illustri: il premier islandese, Sigmundur David Gunnlaugsson, e quello ucraino, Arsenij Atseniyuk. Il primo è stato scoperto con le mani nella marmellata, mentre il secondo non c’entrava nulla, ma ha pagato per i sospetti intorno al presidente Pedro Poroshenko, il quale ha così preso la palla al balzo per uscire dall’angolo e porre fine a una crisi politica in corso da mesi a Kiev. Tra i nomi eccellenti rinvenuti nelle carte, pur indirettamente, c’è Vladimir Putin, il presidente russo, che avrebbe nascosto in Panama un paio di miliardi di dollari, attraverso prestanome a lui vicini, compresa qualche figura “bizzarra” del mondo della musica. Il Cremlino ha respinto con sdegno le accuse, sostenendo che si tratterebbe di una montatura messa in atto dalla CIA.

Complotto USA dietro allo scandalo?

Putin non è l’unico a parlare di “complotto”. In un’intervista a caldo lo ha fatto anche Hervé Falciani, ingegnere italiano naturalizzato francese, che fu informatico alle dipendenze di Hsbc, quando nel 2008 decise di pubblicare la lista di migliaia di clienti di tutto il mondo, i quali avrebbero evaso le tasse nei loro paesi, portando i loro soldi in Svizzera. La famosa “lista Falciani” fece il giro del mondo e ad essa vari governi, tedesco in testa, hanno attinto per punire i presunti responsabili dell’evasione fiscale. Secondo Falciani, la CIA avrebbe complottato per avvantaggiare gli USA, che al loro interno hanno creato tre paradisi fiscali in altrettanti stati, il più noto dei quali è il Delaware.

Qui, hanno sede 3 società su 4 quotate a Wall Street, grazie ai marchingegni studiati dallo stato per ospitare quanti vogliano eludere il pagamento delle imposte, persino nei confronti dello stesso fisco americano.      

Brexit più probabile con indebolimento Cameron

Una strategia di attacco mediatico per sbarazzarsi di uno degli ultimi bastioni anti-tasse nel mondo a proprio vantaggio? Può darsi, anche se i danni che questo scandalo potrebbe provocare sembrano parecchi. Il pericolo più temibile non lo corre certo Mosca, dove con una buona dose di censura (i media non dettero nemmeno la notizia, quando esplose un paio di settimane fa il caso sulla stampa mondiale), Putin può stare relativamente tranquillo e non dovrà temere alcuna reazione negativa dell’opinione pubblico. A rischiare maggiormente è, invece, proprio la nostra Unione Europea. Perché? La vittima più illustre della pubblicazione dei documenti è sinora il premier britannico David Cameron, che dopo cinque giorni di pressione mediatica, ha dovuto ammettere di avere detenuto quote in società off-shore, anche se non avrebbe evaso le tasse nel Regno Unito, ha assicurato. Sarà, ma la sua battaglia per tenere il paese dentro la UE ed evitare una “Brexit” al referendum del prossimo 23 giugno si è indebolita, perché i suoi avversari interni, come il sindaco uscente di Londra, Boris Johnson, ora hanno buon gioco ad attaccarlo e a dipingere l’immagine di una UE voluta solo da una élite finanziaria, proprio la City londinese. Se Cameron non riuscirà ad avere la meglio al voto sul divorzio con Bruxelles, non è detto che il matrimonio sarà realmente sfasciato, ma di certo la UE subirebbe una grave battuta d’arresto e una crisi di credibilità molto forte. Più in generale, l’emergere di centinaia di nomi dell’establishment politico-economico europeo, sospettati di eludere o evadere le tasse, quando ai contribuenti dell’Eurozona, in particolare, sono stati chiesti e continuano ad essere imposti ingenti sacrifici sul fronte fiscale, rende ancora più impopolari le politiche di austerità, perché il ragionamento semplice, ma diffuso, tra gli europei sarebbe a questo punto il seguente: “a noi l’inferno delle tasse, a loro i paradisi!”.

     

Crisi UE subisce nuovo colpo con scandalo

Vero è che anche il principale leader europeo anti-UE, la francese Marine Le Pen del Fronte Nazionale, è chiamata a rispondere dinnanzi all’opinione pubblica transalpina dei conti di famiglia off-shore – il che basterebbe a smontare l’ipotesi del complotto USA contro la UE – ma ciò non rende certamente più simpatici i capi di governo e le élites al potere, in generale, in Europa. Il commissario agli Affari monetari, Pierre Moscovici, ha messo in guardia dal sottovalutare la reazione della gente, visto che quest’anno si tengono le elezioni presidenziali a Cipro, in Austria, Lituania, Repubblica Ceca e Romania, mentre Irlanda e Spagna potrebbero tornare al voto, dopo le elezioni politiche inconcludenti dei mesi scorsi. Come anche segnalato dal referendum olandese della settimana scorsa sull’accordo UE-Ucraina, ai seggi monta sempre più un clima anti-comunitario e non gioca in favore di Bruxelles uno scandalo di questa portata. Ma che sia complotto non lo sapremo forse mai, anche se il dubbio viene rafforzato dal fatto che nella vicenda è comparso pure il nome del presidente ucraino, filo-occidentale e anti-russo, che certo Washington non vorrebbe indebolire, rischiando di consegnare altrimenti il paese alla Russia. Con gli occhi dei complottisti, però, potremmo ribattere che agli americani converrebbe che ciò accadesse, perché sarebbe l’inizio dello smembramento della UE da nord a sud. In buona sostanza, complotto o meno, il dato di fatto è che l’Europa esce indebolita da questo scandalo e rischia persino la disintegrazione, se pezzo dopo pezzo dovesse perdere membri in ogni sua latitudine. “Panama Papers” sarebbe solo la goccia, che farebbe traboccare il vaso, non certo la causa di una potenziale crisi devastante delle istituzioni comunitarie.

Chi l’abbia versata e perché, però, sarà forse sempre un mistero.

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