Panama Papers: l’esempio Gunnlaugsson per capire meglio lo scandalo

Il primo ministro islandese Sigmundur David Gunnlaugsson si è dimesso in seguito al suo coinvolgimento nell'inchiesta Panama Papers.

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Il primo ministro islandese Sigmundur David Gunnlaugsson si è dimesso in seguito al suo coinvolgimento nell'inchiesta Panama Papers.

Spinto dalle pressioni di un Paese deluso e arrabbiato e dalle critiche da parte dell’opinione pubblica e dei media, il primo ministro islandese Sigmundur David Gunnlaugsson ha deciso di dimettersi in seguito al suo svelato coinvolgimento nell’inchiesta dei Panama Papers. Da questi documenti trapelati grazie a un ex dipendente anonimo della società di gestione di aziende off shore Mossack Fonseca, si è scoperto infatti che il premier dell’Islanda avrebbe operato in conflitto di interessi per quanto riguarda il salvataggio pubblico delle banche d’Islanda durante la crisi economica. La richiesta di dimissioni è provenuta anche dal suo partito, il Partito Progressista, e alla fine, dopo diverse tribolazioni, Gunnlaugsson ha deciso di arrendersi e presentare le sue dimissioni. Al suo posto, dovrebbe sedersi il ministro dell’Agricoltura e della Pesca Sigurdur Ingi Johansson.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]L’esempio islandese è emblematico per capire la portata dell’inchiesta #PanamaPapers[/tweet_box]   Ma in quale misura è coinvolto il premier Gunnlaugsson nel caso Panama Papers? E’ presto detto: a quanto riporta la documentazione, Mossack Fonseca avrebbe aiutato l’entourage vicino a Gunnlaugsson a fondare una società nel 2007 di nome Wintris e localizzata nelle Isole Vergini Britanniche, che come ben saprete risulta essere un paradiso fiscale; quella stessa azienda ha contratto dunque un forte credito nei confronti di tre banche islandesi: Glitnir, Kaupthing e Landsbanki. L’anno dopo la fondazione della società, le tre banche in questione sono state nazionalizzate in parte dopo aver dichiarato bancarotta. Nel 2009, invece, Gunnlaugsson è entrato in Parlamento: il conflitto di interessi – all’estero ci si dimette anche per questioni meno gravi – nasce proprio dal fatto che la società a cui era legato era ancora in credito con le banche, ormai nazionalizzate;   Il coinvolgimento di Gunnlaugsson in questa società è da tradursi nel suo esserne stato proprietario al 50% fino al 2009; l’altra metà della società era invece di proprietà della moglie, Sigurlaug Palsdottir. Alla fine del 2009, che ricordiamo essere la data di entrata in parlamento del premier islandese, quest’ultimo ha venduto il 50% delle sue quote alla moglie per la cifra simbolica di 1 dollaro. A spingere ulteriormente l’acceleratore sulla dipartita istituzionale del primo ministro è stato anche l’elettorato islandese, che non ha perso tempo a trovarsi davanti al Parlamento per manifestare la propria rabbia nei confronti del proprio ministro, reo di aver nascosto ai suoi cittadini di avere legami con società di questo tipo. E così, l’iniziale ritrosia da parte di Gunnlaugsson, inizialmente contrario alle proprie dimissioni, ha fatto dietrofront davanti a una petizione firmata da oltre 20 mila cittadini.   Quasi come fosse un vizio delle alte cariche politiche e istituzionali – e in Italia ne sappiamo qualcosa – anche la difesa in favore di Gunnlaugsson, perpetrata dal suo ufficio, che ha dichiarato al The Guardian che il premier è stato proprietario della società per errore, e che una volta scoperto si è provveduto a concretizzare il passaggio dell’intera proprietà alla moglie. Inoltre, non è ancora chiaro se Wintris abbia agito nell’illegalità: fa specie considerare il fatto che, a suo tempo, Gunnlaugsson se la prese con quegli speculatori finanziari che hanno tentato di crearsi una fortuna sfruttando la crisi economica islandese.   Sulla testa del primo ministro islandese pesa anche un problema di trasparenza rivolta nei confronti dei cittadini, visto che Gunnlaugsson non ha mai dichiarato apertamente il suo coinvolgimento nella società Wintris, né di averne posseduto delle quote. Ciononostante, l'”errore” citato poco sopra era stato divulgato anche in un lungo comunicato stampa, nel quale si dichiarava anche che la proprietà Wintris era stata dichiarata al fisco islandese e non si erano verificate anomalie dal punto di vista fiscale, visto che la tassazione prevista era sempre stata pagata.   La vicenda, tuttavia, risulta ancora poco chiara, ma questo è bastato a spingere Gunnlaugsson alle dimissioni. L’esempio del primo ministro islandese, dunque, risulta emblematico per capire la portata dello scandalo Panama Papers: per ciò che concerne la gravità delle azioni di questa o quella persona coinvolta bisogna tuttavia attendere i futuri sviluppi dell’inchiesta.

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