Pagamenti digitali e cashback 10%, ecco i rischi nascosti che arrivano dalle banche

Lotta ai pagamenti in contante e agevolazioni per quelli digitali. Ecco perché la transizione rischia di caricarci di costi nascosti.

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Lotta ai pagamenti in contante e agevolazioni per quelli digitali. Ecco perché la transizione rischia di caricarci di costi nascosti.

Prende corpo la norma che dai prossimi mesi consentirà agli italiani di ottenere il rimborso del 10% delle spese effettuate tramite pagamenti digitali, ossia con carte di credito, bancomat o app. Saranno esclusi i pagamenti online, mentre si apprende che nell’arco di un semestre saranno necessarie almeno 50 transazioni per potere ricevere l’accredito massimo di 150 euro, un decimo del tetto di spesa di 1.500 euro per il quale si riceverebbe il cosiddetto bonus “cashback”, pari a 300 euro (su 3.000 euro minimi), quindi, per l’intero anno e almeno 100 transazioni.

Il numero minimo delle transazioni è stato pensato per evitare che il rimborso scatti con già solamente qualche grosso acquisto effettuato nell’arco dell’anno. Invece, il governo punta esplicitamente ad agevolare i pagamenti digitali anche per i piccoli importi, così da renderli diffusi, giornalieri e un’abitudine consolidata tra le famiglie, cosa che ad oggi non è per via anche dei costi lamentati dagli esercenti, molti dei quali si rifiutano di accettare i pagamenti digitali sotto una certa soglia di spesa.

Proprio per questo, con il “Piano Cashless” l’esecutivo starebbe trovando un accordo con le banche per azzerare le commissioni a carico dei titolari di POS per gli importi più bassi. Alcune banche avrebbero già provveduto a non caricare alcun costo su spese fino a 25 euro, altre hanno segnalato la volontà di superare quella soglia, sgravando gli esercenti fino a 50 euro. Le associazioni di categoria non si fidano. Confesercenti ricorda come anni fa le banche mantennero la promessa di azzerare le commissioni sulle spese fino a 100 euro per i benzinai, salvo aumentare immediatamente tutti gli altri costi relativi alla tenuta del POS.

Morire per uno shampoo e un dentifricio nell’Italia del “cashback”

Costi commissioni bancarie

Il rischio serio a cui andremmo incontro sarebbe il replicarsi di quell’episodio.

Private delle commissioni sui piccoli importi, le banche potrebbero optare per caricarle su altre voci di spesa per l’erogazione del servizio, ma anche per distribuirle su tutta la clientela. Ad esempio, ci ritroveremmo a pagare canoni annui più alti per la tenuta di un conto corrente o commissioni maggiori per i servizi accessori, tra cui proprio il rilascio delle carte di credito e bancomat, nonché per effettuare un bonifico online o accedere ad altri servizi di pagamento.

Ad oggi, la principale argomentazione a favore dei pagamenti digitali risiede nella maggiore economicità rispetto al contante, nell’abbattimento dei rischi per la collettività (furti, danneggiamento e smarrimento) e nel contrasto all’evasione fiscale. Tuttavia, alcuni costi uscirebbero dalla porta per rientrare dalla finestra. Man mano che i pagamenti digitali si diffondono, da un lato i costi unitari si abbassano, dall’altro le banche si trovano ad affrontare maggiori spese per il potenziamento dell’infrastruttura tecnologica. I recenti down di Unicredit segnalano come il costante aggiornamento informatico sia necessario per minimizzare i disguidi per la clientela. E ciò diventa possibile solo investendo in risorse umane e materiali, che a loro volta presuppongono costi a carico dell’utenza. Sfuggire alle commissioni non sembra possibile, a meno che non si finga di non vedere il gioco delle tre carte.

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