Ottobre rosso per l’euro, ecco perché Draghi non cesserà presto gli stimoli BCE

La BCE di Mario Draghi potrebbe regalarci una sorpresa in ottobre. Troppe le incognite che gravano sull'euro.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La BCE di Mario Draghi potrebbe regalarci una sorpresa in ottobre. Troppe le incognite che gravano sull'euro.

Sono arrivati segnali positivi sui BTp ieri, quando i rendimenti decennali sono scesi in area 3,07% dal 3,24% a cui si erano portati venerdì scorso. Bene anche lo spread con i Bund, che sul tratto a 10 anni è sceso fin sotto i 270 punti base. Lunedì, il vice-premier Matteo Salvini aveva frenato l’altro vice-premier, Luigi Di Maio, sostenendo che l’Italia non sforerà il tetto del deficit al 3% del pil, ma che si terrà su un massimo del 2% per l’anno prossimo. I mercati hanno apprezzato e non era scontato. Se il governo nel suo insieme mostrasse prudenza e cantasse all’unisono lo stesso spartito rassicurante sui conti pubblici, anziché con ciascun ministro a fare da solista, probabile che da qui alla presentazione della legge di Stabilità per il 2019 le tensioni finanziarie sul nostro debito si allenteranno, anche se chiaramente il grosso lo faranno i fatti, ossia i contenuti della prossima manovra di bilancio.

La crisi del debito italiano travolgerà l’euro, Draghi dovrà intervenire in autunno

Secondo Morgan Stanley, ci sarebbero spazi di recupero per i nostri titoli di stato, dato che le novità negative sarebbero state già scontate sui mercati. Se fosse vero, gli investitori si aspetterebbero già un deficit più alto delle previsioni antecedenti la nascita del governo Conte, si tratterebbe di non deluderli ulteriormente.

Tuttavia, non culliamoci sul fatto che il peggio sarebbe davvero alle spalle, perché fuori dall’Italia esplodono varie tensioni finanziarie e politiche. La crisi turca sembra destinata a peggiorare, quella argentina sembra già degenerata, mentre si attendono sviluppi persino dall’India, dove la rupia aggiorna di seduta in seduta i minimi storici contro il dollaro. E nella stessa Europa le cose non vanno come molti sperano. La Svezia vota a giorni per rinnovare il Parlamento e sembra scontata l’ascesa della destra euro-scettica e anti-migranti, mentre il governo francese registra le seconde dimissioni di un ministro in pochi giorni. Via anche quello allo Sport, la campionessa olimpica Laura Flessel. Settimana scorsa era stato il turno dell’ex collega all’Ambiente, Nicolas Hulot. Tutto questo, mentre i sondaggi segnalano una impopolarità record per il presidente Emmanuel Macron, che godrebbe del sostegno di appena il 31% dei francesi, meno del 32% su cui poteva contare a questo punto del mandato il predecessore François Hollande, non certo un “benchmark” rassicurante.

Ottobre rosso per l’euro

E il 14 ottobre si vota in Baviera, la regione tedesca più ricca e anche tra le più conservatrici, se non la più in assoluto. Anche qui i sondaggi fanno tremare il governo federale: la CSU, il partito gemello della CDU della cancelliera Angela Merkel, riscuoterebbe appena il 36-37% dei consensi, crollando del 5% rispetto alle rilevazioni di fine giugno e perdendo la maggioranza assoluta del Landtag, il Parlamento regionale. Al secondo posto sarebbe battaglia tra Verdi e destra euro-scettica dell’AfD, dati rispettivamente al 15% e 14%. Se fossero questi i risultati delle elezioni, in Germania assisteremmo a un terremoto politico, perché i conservatori detengono la maggioranza parlamentare in Baviera da oltre mezzo secolo. Sarebbe un segnale di grande sfiducia verso il governo della cancelliera e l’ala destra della coalizione ne approfitterebbe per disarcionarla, tirando la corda su questioni come sicurezza, immigrazione ed Europa. A livello locale, CSU+AfD avrebbero insieme la maggioranza. E se il governatore Markus Soeder aprisse finalmente agli euro-scettici, anziché tentare una coalizione innaturale con Verdi e socialdemocratici?

Pertanto, ottobre sarà il mese con cui la BCE di Mario Draghi si confronterà con la realtà, tra elezioni bavaresi, legge di Stabilità italiana, ulteriori sviluppi delle crisi accusate dalle economie emergenti, del caos Libia e probabile formazione del nuovo governo svedese, nonché scadenza del termine per trovare un accordo tra Londra e Bruxelles sulla Brexit. Troppe le nubi che si addensano sopra l’Eurozona. Se tutto andasse bene, gli stimoli monetari verrebbero davvero azzerati dal gennaio prossimo, dopo che saranno stati dimezzati a 15 miliardi mensili proprio tra ottobre e dicembre. Se, invece, alcune delle grandi tensioni non rientrassero, Francoforte avrebbe una scusa bella pronta e scritta per essere letta al board di fine ottobre, quando Draghi potrebbe sorprendere tornando “colomba” e prorogando per altri mesi ancora gli acquisti dei bond con il “quantitative easing”, specie se il dato sull’inflazione nell’area a settembre dovesse mostrarsi deludente al ribasso.

Caos Libia, piano migranti e lo spettro di una crisi creata in laboratorio

La debolezza di Macron la svela la sua campagna libica. Quando a casa hai problemi, devia l’attenzione sull’estero. Questo è un principio sempre valido per la politica di ogni tempo e di ogni dove, anche se non ha portato per nulla bene a Nicolas Sarkozy, che mancò il secondo mandato 7 mesi dopo avere cacciato e fatto uccidere l’ex rais Muhammar Gheddafi. L’asse franco-tedesco esiste, ma è più la somma di due leader invisi in patria e poco graditi anche al di fuori dei confini nazionali. Draghi è consapevole che rischia di finire il mandato persino peggio di come lo iniziò nel novembre 2011, ossia con i mercati a puntare contro l’euro per la sfiducia sulla sua architettura incompleta e senza nemmeno più una leadership capace di gestire i dossier rilevanti e di interfacciarsi con il resto del mondo, oltre che con la finanza. In più, la terza economia dell’area, la nostra Italia, è governata da una maggioranza euro-scettica. Ci sarebbero tutti gli ingredienti per prevedere che la BCE addolcisca i toni dal prossimo board di metà mese, rinviando a fine ottobre il dilemma se andare “all in” sul “tapering” o se frenare la svolta monetaria, in attesa di tempi migliori.

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Argomenti: Bce, bond sovrani, Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Politica Europa, Politica italiana, rendimenti bond, Spread, stimoli monetari

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