O’Rourke contro l’euro: ha fallito, ora serve meno Europa

Per il Prof di Storia Economica a Oxford, Kevin O'Rourke, l'euro ha fallito e bisogna smantellarlo al più presto, perché adesso serve meno Europa.

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Parole durissime di Kevin O’Rourke, Professore di Storia Economica alla All Souls College di Oxford, che nella pubblicazione della Rivista Trimestrale F&D dell’FMI ha attaccato l’euro e il progetto che ne sta alla base.

La cattiva gestione della crisi

O’Rourke esprime tutto il suo sdegno per il modo in cui Bruxelles e la BCE hanno affrontato la crisi finanziaria, che definisce un “fallimento” e cita alcuni numeri: alla fine del 2013, il pil dell’Eurozona era il 3% in meno di quello del primo trimestre del 2008, quando negli USA era cresciuto del 6%. E la disoccupazione si attestava al di sopra del 12%, con punte del 27% in Grecia e Spagna.

Per non parlare, spiega il Professore, del modo in cui i burocrati sono intervenuti nella gestione delle crisi bancarie: quelle irlandesi sono state salvate, senza oneri a carico dei clienti; a Cipro è accaduto l’opposto. E la BCE ha minacciato Dublino di far fallire le sue banche, se non avessero rimborsato i creditori privati di queste ultime. In sostanza, spiega O’Rourke, un soggetto non eletto da nessuno è riuscito ad intervenire e ad influenzare il dibattito politico in paesi come Spagna e Italia. E si chiede: ma è giusto?

Perché l’euro non funziona

La costruzione dell’euro è stata sbagliata sin dall’inizio, continua il Prof. Nel 1999, quando l’Irlanda entrò nel club della moneta unica, la sua economia era in boom e i prezzi delle case salivano alle stelle. Avrebbe avuto bisogno di alzare i tassi, mentre questi furono di colpo abbassati dal 6,75% al 3,50% con l’ingresso nell’Eurozona. La conseguenza è che si gettò benzina sul fuoco e si arrivò alla bolla immobiliare e del credito.

E O’Rourke spiega anche come l’euro non sia mai stata un’unione monetaria ottimale, visto che al suo interno non esiste una forte mobilità del lavoro e non sono previsti meccanismi di compensazione fiscale, tali da attutire eventuali divergenze tra paesi di ciclo economico. Al contrario, con la moneta unica tendono così ad amplificarsi. Il resto lo avrebbero fatto le politiche di austerità, continua, che con i tassi zero hanno prodotto un moltiplicatore pari a 2 – per ammissione dello stesso Fondo Monetario Internazionale – anziché vicino a 1. In pratica, per ogni euro di tagli o di aumenti delle tasse, si sono persi 2 euro di ricchezza.

Meno Europa, tornare a stati nazionali

Cosa fare? O’Rourke non ha dubbi: ora come ora, serve meno Europa. Da troppi anni ci diciamo che o l’Eurozona avanza verso l’unione politica e fiscale, o arretra. Poiché la prima non è raggiungibile, come dimostrerebbe lo stesso terzo governo Merkel, meglio prendere atto immediatamente del fallimento del progetto e tornare indietro, lasciando che ogni stato si gestisca da solo e salvando il benessere costruito in Europa negli anni Cinquanta e Sessanta, quando la costruzione del mercato unico creò opportunità di crescita, di mobilità del lavoro e di studio all’estero.

Lo smantellamento dell’euro non sarà indolore, ammette, ma è inevitabile. Se la moneta unica non dovesse più esistere, tra 50 anni, conclude, tutti si chiederanno perché l’abbiamo introdotta.

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