Oro, quotazioni ai massimi da 3 mesi e mezzo dopo il dato sull’inflazione in Cina

Quotazioni dell'oro ai massimi da inizio luglio dopo il dato sull'inflazione in Cina a settembre. Vediamo perché.

di , pubblicato il
Quotazioni dell'oro ai massimi da inizio luglio dopo il dato sull'inflazione in Cina a settembre. Vediamo perché.

Sale di 9,90 dollari l’oncia il prezzo dell’oro per un’oncia, sopra 1.175 dollari, in rialzo dello 0,85% su base giornaliera. E’ il livello più alto dall’inizio di luglio, ossia degli ultimi 3 mesi e mezzo. Dall’inizio di ottobre, le quotazioni del metallo sono cresciute di 60 dollari l’oncia, pari al +5,4%. Notevole, considerando che a luglio avevano perso quasi il 7%, salendo del 3,4% ad agosto e perdendo nuovamente l’1,4% a settembre. I guadagni di oggi arrivano dopo il dato sull’inflazione in Cina, scesa a settembre all’1,6% dal 2% di agosto, mentre i prezzi alla produzione sono scivolati del 5,9% annuo. Queste cifre mostrano che la crescita tendenziale dei prezzi al consumo si attesterebbe intorno alla metà del target del 3% fissato dalla People’s Bank of China, che potrebbe prendere al balzo l’occasione per iniettare nuovi stimoli all’economia, in deciso rallentamento negli ultimi mesi. La previsioni di una politica monetaria più accomodante in Asia e del rinvio dell’avvio della stretta monetaria negli USA e nel Regno Unito stanno sostenendo i prezzi dell’oro, oltre che delle materie prime, in generale, ad eccezione del petrolio, che mostrano un andamento incerto e debole, legato alle specificità del mercato. Da inizio mese, le commodities hanno registrato un guadagno medio del 2,5%, sostenuto dall’indebolimento del dollaro, che ha perso nel frattempo contro le principali valute il 2%, proprio in prospettiva di un mantenimento dei tassi USA nel range attuale più a lungo delle attese. Dunque, nonostante i venti di deflazione presso le principali economie dovrebbero rallentare la domanda di oro, bene-rifugio per eccellenza contro il rischio di perdita di acquisto della moneta, avviene l’esatto contrario, rafforzandosi le aspettative su un atteggiamento “dovish” delle principali banche centrali.

 

Argomenti: