Oro, prezzo ai massimi da un anno: perché in 7 mesi guadagna il 27%?

Il prezzo dell'oro sosta sui massimi degli ultimi 12 mesi. Diversi fattori sostengono le quotazioni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il prezzo dell'oro sosta sui massimi degli ultimi 12 mesi. Diversi fattori sostengono le quotazioni.

Le quotazioni dell’oro si riportano in prossimità dei livelli più alti degli ultimi 12 mesi, toccati solamente nelle passate settimane. Il prezzo del metallo ieri è salito in area 1.365 dollari l’oncia, segnando un guadagno del 27% dall’inizio dell’anno, quattro volte maggiore di quello realizzato nello stesso arco di tempo dall’S&P 500.

Il mood è positivo nelle ultime sedute, specie dopo che il Giappone ha emesso un bond a 10 anni il martedì scorso, riscontrando una domanda debole. L’episodio ha fatto serpeggiare il dubbio che gli investitori inizino a mettere in forse l’efficacia degli stimoli monetari, tanto che Tokyo ha annunciato il varo di una manovra fiscale espansiva per 240 miliardi di euro.

Stimoli banche centrali sostengono oro

Ieri, la notizia del taglio dei tassi da parte della Bank of England e del potenziamento degli stimoli monetari per 170 miliardi di sterline. La mossa del governatore Mark Carney è dovuta alla prospettiva di un rallentamento della crescita britannica nel prossimo biennio, a seguito della Brexit.

Le banche centrali aumentano, quindi, complessivamente i loro acquisti di carta e considerando che anche la BCE potrebbe rafforzare ancora una volta il QE dal board di settembre, si capisce come il mercato si starebbe mettendo al sicuro comprando oro.

 

 

 

Rendimenti bond ormai nulli o negativi

L’asset risulta appetibile in un contesto di rendimenti azzerati o persino negativi. Secondo il World Gold Council, solamente il 40% dei bond pubblici emessi dai paesi sviluppati offrirebbe rendimenti positivi e sarebbe effettivamente disponibile per gli investitori, visti gli acquisti intensi delle banche centrali. E appena il 17% esiterebbe un rendimento superiore all’1%.

Anche chi si ostinasse a comprare titoli di stato negli USA, in Europa e in Giappone, quindi, avrebbe difficoltà a trovarli disponibili a rendimenti almeno positivi. Ecco spiegato l’aumento della domanda di oro, che prima del referendum sulla Brexit si era riportato sotto la soglia dei 1.300 dollari e intorno ai valori di inizio anno.

In effetti, sono soprattutto le tensioni geo-politiche ad avere risvegliato l’appetito per il bene-rifugio per eccellenza negli ultimi tempi. La Brexit è forse l’evento più eclatante, ma non si sottovalutino le minacce derivanti dall’allarme terrorismo in Europa, dal fallito golpe in Turchia, dalla crisi politica profonda nella UE (occhio alla ripetizione dei ballottaggi presidenziali in Austria e al referendum costituzionale in Italia in autunno) e dalle elezioni presidenziali USA.

 

 

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Argomenti: Altre economie, bond sovrani, Brexit, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Oro, rendimenti bond, rendimenti negativi