Oro: prezzi stabili sui 1.225 dollari, ma il crollo potrebbe arrivare dall’India

Se le quotazioni dell'oro sono già scese con la vittoria di Donald Trump, l'India potrebbe assestare un colpo ancora più duro, se è vera l'indiscrezione riportata in queste ore.

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Se le quotazioni dell'oro sono già scese con la vittoria di Donald Trump, l'India potrebbe assestare un colpo ancora più duro, se è vera l'indiscrezione riportata in queste ore.

Dalle elezioni USA ad oggi, i prezzi dell’oro sono scesi del 3,5%, dopo un rimbalzo estemporaneo seguito alla vittoria di Donald Trump. Nelle ultime sedute, le quotazioni sembrano essersi assestate piuttosto stabilmente in zona 1.225 dollari l’oncia, tornando ai livelli pre-Brexit, prima che i sondaggi nel Regno Unito iniziassero a segnalare il rischio di una vittoria dei Leave al referendum del 23 giugno scorso, concretizzatosi.

Il peggio potrebbe non essere alle spalle per il metallo, nonostante persistano numerosi rischi geo-politici, sia in Europa che negli stessi USA.

L’India potrebbe infliggere un altro colpo ai prezzi aurei, se è vera l’indiscrezione, riportata dal’IBJA, l’associazione indiana che riunisce i gioiellieri, secondo cui il governo di Narendra Modi potrebbe vietare le importazioni di oro fino alla fine dell’anno fiscale in corso, ovvero fino al 31 marzo prossimo. (Leggi anche: Prezzi oro ai minimi da giugno, previsioni sbagliate)

Importazioni di oro in India verso il blocco?

Da una settimana, l’India è in subbuglio, dopo che il governo ha deciso di vietare il corso legale delle banconote da 500 e 1.000 rupie, corrispondenti a circa 6,50 e 13 euro. L’obiettivo dichiarato è di lottare contro la diffusa economia sommersa, ma molti possessori di questi biglietti di grosso taglio, pur di non presentarsi in banca a dichiararli e scambiarli, rischiando di essere segnalati al Fisco, stanno da giorni rivolgendosi ai gioiellieri locali, comprando oro, le cui quotazioni sono esplose fino a quasi il doppio dei livelli internazionali.

Insomma, l’oro starebbe servendo per ripulire il denaro degli indiani, ma il governo di Nuova Delhi sta effettuando una serie di raid presso le gioiellerie, al fine di disincentivare tale conversione. Adesso, nel tentativo di porre fine a questo commercio di oro per scopi di riciclaggio, l’esecutivo potrebbe vietare del tutto le importazioni, che già nel periodo gennaio-settembre di quest’anno si sono più che dimezzate (-59%) a 270 tonnellate, mentre la stessa domanda è scesa del 29% a 441 tonnellate. (Leggi anche: Prezzi oro esplosi in India)

 

 

 

Prezzi dell’oro a rischio

Il divieto, se mai sarà annunciato, potrebbe rinvigorire il mercato nero dell’oro, che si stima faccia affluire in India tra le 100 e le 120 tonnellate all’anno e che potrebbero salire a non meno di 160.

In ogni caso, sarebbe una mazzata per il mercato internazionale, dato che l’India rappresenta il secondo importatore al mondo dopo la Cina e ha perso da tre anni il primato solo a seguito di politiche fiscali repressive, volte ad agevolare gli investimenti delle famiglie verso altri beni più produttivi.

I consumi di oro nel sub-continente asiatico hanno rappresentato il 13,3% del totale nei primi nove mesi di quest’anno. Un momentaneo blocco delle importazioni potrebbe ridurre la domanda globale di qualche centinaio di tonnellate nel solo primo trimestre dell’anno prossimo, con evidenti contraccolpi sulle quotazioni. Uno scenario abbastanza bearish, che potrebbe spingere i prezzi ben al di sotto dei 1.200 dollari l’oncia.

Si consideri, a mo’ di confronto, che quando il precedente governo indiano nel settembre del 2013 decise di alzare dal 10% al 15% il dazio sulle importazioni del metallo, le quotazioni internazionali scesero in poco più di tre mesi di oltre il 13%. (Leggi anche: Oro, l’India d’ottobre porta bene?)

 

 

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