Oro, prezzi esplosi fino a 2.300 dollari in India sulla lotta al contante

L'oro in India sta arrivando a costare 2.300 dollari l'oncia, dopo che il governo ha ritirato le banconote dal taglio più alto. Ecco cosa sta succedendo e perché il cambio tra rupia e dollaro si starebbe indebolendo.

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L'oro in India sta arrivando a costare 2.300 dollari l'oncia, dopo che il governo ha ritirato le banconote dal taglio più alto. Ecco cosa sta succedendo e perché il cambio tra rupia e dollaro si starebbe indebolendo.

Per l’oro non è un buon momento in India, secondo importatore al mondo, che nel terzo trimestre ha visto crollare gli acquisti del 28% a 195 tonnellate e che nei primi nove mesi del 2016 ha consumato 441 tonnellate, il 29% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Paradossalmente, in questi giorni si assiste a un’esplosione dei prezzi fin quasi a 2.300 dollari l’oncia sul retail per le ragioni che vedremo. Il crollo della domanda è dovuto ad alcune misure del governo di Nuova Delhi, che puntano a contrastare l’evasione fiscale e l’economia sommersa. Tra queste, l’obbligo di richiedere documenti e di tracciare gli acquisti di oro per valori almeno pari a 3.000 dollari. Inoltre, l’imposizione fiscale sul metallo è salita dell’1% all’11%.

Nonostante gli sforzi, l’oro da contrabbando dovrebbe salire quest’anno intorno alle 160 tonnellate dalle 100-120 del 2015. E, in effetti, basterebbe farsi due conti per capire che il mercato nero dell’oro sia ancora florido. In questo momento, i prezzi in India trattano a premio rispetto alle quotazioni internazionali del 6%. Tuttavia, data l’imposizione fiscale dell’11%, dovrebbero trattare a premio di almeno questa percentuale, perché altrimenti i venditori starebbero sostanzialmente offrendo il metallo a sconto del 5%. (Leggi anche: Oro: prezzo ai massimi da 3 settimane, ma l’India ad ottobre porta bene?)

Lotta al contante da parte di Modi

In realtà, buona parte dell’oro venduto in India proviene dal mercato nero, che sfugge chiaramente alle imposte del governo centrale e dove un’oncia del metallo viene venduta anche a 100 dollari in meno rispetto alle quotazioni ufficiali. Dicevamo, che il premier Narendra Modi si è lanciato in una battaglia contro l’evasione fiscale e martedì scorso ha annunciato una misura-shock: la perdita di valore legale, a partire dalla mezzanotte dello stesso giorno, delle banconote da 500 e 1.000 rupie, che corrispondono all’incirca a 6,30 e 13,50 euro.

Chi fosse in possesso di tali tagli, dovrà portarli in banca e scambiarli o con pezzi più piccoli o con banconote di nuova emissione da 500, 1.000 e persino 2.000 rupie. Obiettivo: stanare i furbi! (Leggi anche: Lotta al contante, pericoloso imitare la misura dell’India)

 

 

 

Fuga degli indiani verso l’oro

Mercoledì, le banche sono rimaste chiuse e gli ATM sono stati bloccati. Fino al 24 novembre si potranno scambiare fino a 4.000 rupie al giorno e al di sopra di questo importo si subirà l’imposizione di una tassa, mentre si potranno ritirare fino a 10.000 rupie al giorno in banca o 20.000 a settimana.

Qual è l’intento del governo e perché questa misura sarebbe collegata con il mercato dell’oro? Coloro che detengono troppe banconote da taglio elevato e che non riescono a giustificarne la provenienza saranno segnalati al Fisco, che svolgerà le dovute indagini.

File in banca

Si consideri che i tagli da 500 e 1.000 rupie rappresentano l’85% del contante in circolazione in India, ma verrebbe detenuto solo dal 2% della popolazione, quella più benestante. Da qui, la popolarità della misura, che in un qualsiasi altro paese avrebbe dovuto spingere i cittadini a ribellarsi contro il governo. Invece, l’indiano medio si sente quasi compiaciuto della mossa del governo, perché la ritiene un modo per portare allo scoperto gli evasori fiscali.

In questi giorni, però, è caos in India, dove milioni di persone si sono messe in fila per scambiare le banconote in banca, tanto che si è resa necessaria in molti casi la presenza della polizia per tenere a bada gli assembramenti. Tuttavia, non tutti appaiono in grado di portare il denaro presso gli istituti e così sta fiorendo anche il mercato nero per lo scambio delle banconote di grosso taglio con altre più piccole.

 

 

 

Ripulire il denaro in nero costa

Chi vuole ripulire il proprio contante, però, deve pagare un costo: scambiare 1.000 rupie con altri pezzi più piccoli costa il 30%, ovvero si riceveranno appena 700 euro. Un compromesso per molti, che consente loro di sfuggire alle grinfie degli esattori fiscali.

Non tutti stanno portando, però, il loro denaro al mercato nero, in tanti preferiscono scambiarlo contro oro, un bene molto popolare nel sub-continente asiatico, specie in questa fase dell’anno, chiamata la stagione dei matrimoni, seguente la Festa delle Luci o Diwali. Ebbene, le elevate richieste di oro stanno ne facendo salire i prezzi al dettaglio del 15-20% in media, ma con punte esplosive di 2.294 dollari l’oncia, quasi il doppio delle quotazioni ufficiali internazionali.

Rupia in calo, indiani puntano sul dollaro?

E’ evidente, che chi compri oro a queste quotazioni stia scommettendo su un rialzo futuro dei prezzi e in parte stia anche scontando di perdere qualcosa del proprio denaro, tutto pur di non dovere rilasciare le proprie generalità in banca e rischiare di essere chiamati a risponderne della provenienza al Fisco.

Ora, dall’annuncio di Modi ad oggi, la rupia ha perso contro il dollaro l’1,3%, scendendo ai minimi da quasi due mesi. In molti mettono in relazione tale indebolimento del cambio con la vittoria di Donald Trump alle elezioni USA, non prevista dal mercato e che si tradurrebbe in una politica monetaria USA più restrittiva. Senz’altro possibile, ma non è che molti indiani starebbero comprando dollari per sfuggire alla misura del governo? Ovvero, che i “trafficanti” delle vecchie rupie stiano ripulendo enormi quantitativi di denaro ricevuti da liberi professionisti e lavoratori autonomi, investendoli in assets stranieri per riciclare questa liquidità, anche scontando una perdita sul cambio, più che compensata dal 30% di sconto imposto ai clienti? (Leggi anche: Piano Modi su oro impatta mercato mondiale)

 

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