Oro, prezzi ai minimi da giugno: perché le previsioni sono state sbagliate?

Le quotazioni dell'oro scendono ai minimi da 5 mesi e potrebbero arrivare sotto i 1.200 dollari. La vittoria di Donald Trump ha stravolto lo scenario, ma si prevedeva che avrebbe provocato il trend opposto.

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Le quotazioni dell'oro scendono ai minimi da 5 mesi e potrebbero arrivare sotto i 1.200 dollari. La vittoria di Donald Trump ha stravolto lo scenario, ma si prevedeva che avrebbe provocato il trend opposto.

I prezzi dell’oro sono scesi ai minimi da 5 mesi, tornando indietro agli inizi di giugno, quando non si era nemmeno celebrato il referendum sulla Brexit. Le quotazioni sono arrivate ieri fino a 1.213 dollari l’oncia, segnando un calo del 5% rispetto ai livelli appena precedenti alla vittoria a sorpresa del candidato repubblicano Donald Trump alle elezioni USA.

Eppure, lo scenario atteso nel caso di tale esito era esattamente l’opposto, ovvero s’immaginava un’impennata dei prezzi del bene-rifugio per eccellenza e un massiccio sell-off sui mercati finanziari. Come mai tali previsioni si sono rivelate del tutto inesatte e ad oggi sono state smentite da un trend persino opposto?

La risposta va ricercata nella “strana” reazione dei mercati finanziari all’esito elettorale. Contrariamente alle attese, dopo qualche ora dallo shock, gli investitori hanno iniziato non solo a somatizzare il dato, ma anche a scontare i probabili effetti benefici di un’amministrazione Trump sul piano economico e finanziario. (Leggi anche: Vittoria Trump, previsioni sbagliate sull’oro)

Il programma di Trump stimolerà l’inflazione USA?

Nonostante sia stato temuto per la sua retorica protezionistica, il tycoon ha presentato un programma basato su tagli delle tasse molto corposi, 1.000 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture pubbliche e deregulation finanziaria. Non per caso, i titoli a volare con la sua elezione sono quelli relativi al comparto costruzioni e bancario-finanziari, questi ultimi giovandosi di un eventuale allentamento delle regole sui capitali e operative.

Se Trump terrà fede alle sue promesse, l’inflazione in America dovrebbe crescere oltre a quanto sinora scontato, perché la sua politica fiscale espansiva avrebbe effetti stimolanti sui prezzi. Una più alta inflazione, però, dovrebbe indurre il mercato a comprare oro, non a venderlo. Vero, ma al contempo, proprio per il surriscaldamento delle aspettative d’inflazione, gli investitori e gli analisti si attendono non solo che il rialzo dei tassi USA a dicembre sia pressoché certo, ma anche che la stretta monetaria americana incederà a un passo più veloce nei prossimi mesi.

(Leggi anche: Effetto Trump, inflazione attesa accelera)

 

 

 

Tassi USA più alti

Che il presidente eletto auspicasse una politica monetaria più restrittiva era noto anche prima del voto, ma i mercati ritenevano che nel breve termine sarebbe accaduto l’esatto opposto, ovvero che lo sconvolgimento finanziario seguente a una sua eventuale vittoria avrebbe spinto la Federal Reserve a rinviare il secondo rialzo dei tassi. Poiché ciò non è avvenuto, è la stessa Fed con dichiarazioni di alcuni esponenti del board a segnalare che la stretta ci sarà tra un mese esatto.

Non che manchino potenziali nuove tensioni geo-politiche, in primis, in arrivo dall’Italia e dal resto d’Europa con vari appuntamenti elettorali alle porte, ma al momento ci sarebbero persino le condizioni per una discesa delle quotazioni auree sotto la soglia dei 1.200 dollari all’anno, in linea con il trend di maggio, prima che i sondaggi lanciassero l’allarme Brexit nel Regno Unito. Ad assecondare questa discesa vi è il rafforzamento del dollaro, che contro le principali divise del pianeta ha segnato un +2,5% da martedì scorso. (Leggi anche: Tassi USA, rialzo a dicembre probabile)

 

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