Oro, prezzi ai minimi da 10 mesi: perché nemmeno il referendum li scalda?

Le quotazioni dell'oro scendono ai minimi dal febbraio scorso, nonostante i timori della vigilia legati al referendum in Italia. Ma com'è possibile che niente sembri scaldare i prezzi del metallo?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni dell'oro scendono ai minimi dal febbraio scorso, nonostante i timori della vigilia legati al referendum in Italia. Ma com'è possibile che niente sembri scaldare i prezzi del metallo?

Alla riapertura delle contrattazioni, stamattina, i prezzi dell’oro era saliti fino a quasi 1.187 dollari l’oncia, segnando un rialzo dello 0,8%, a seguito della netta sconfitta rimediata dal governo Renzi al referendum costituzionale di ieri. I timori di una nuova crisi dell’euro e legati allo stato di salute delle banche italiane non hanno scosso più di tanto il metallo, che a metà giornata già arretra a 1.165 dollari, il dato più basso da 10 mesi esatti. Lo scenario di queste ore è simile a quello successivo al 23 giugno scorso con la Brexit e a un mese fa con la vittoria di Donald Trump alle elezioni USA: reazione psicologica (sempre meno vigorosa) all’esito elettorale ritenuto più rischioso per la stabilità dei mercati, seguita da un ripiegamento pressoché veloce delle quotazioni ai livelli precedenti o, addirittura, ai minimi dell’anno.

Sembra che niente riesca a scaldare l’oro, né l’uscita in corso del Regno Unito dalla UE, né l’arrivo alla Casa Bianca di un presidente contrario a molti accordi di libero scambio commerciale tra gli USA e altre aree del pianeta, né ancora la possibilità che l’Italia cada presto nelle mani di un governo euro-scettico. (Leggi anche: Prezzi oro a fine corsa?)

La crisi dell’oro in India

Che cosa sta succedendo? L’oro starebbe perdendo la sua funzione di bene-rifugio? La risposta sta nell’Asia e si arricchisce ogni giorno di dati sempre più interessanti. L’8 novembre scorso, l’India ha messo fuori corso legale le banconote da 500 e 1.000 rupie, pari all’86% dell’intero suo contante circolante, con la conseguenza che si è innescata da settimane una crisi di liquidità nella seconda economia consumatrice di oro, i cui affari sono quasi stati azzerati.

Eppure, altre cifre non autorizzerebbero tanto pessimismo. Dall’8 novembre ad oggi, l’India avrebbe importato metallo per 100 tonnellate, quasi un quinto del totale annuo. Nonostante ciò, le quotazioni auree continuano ad arretrare. Come mai? (Leggi anche: Affari oro in India crollano)

 

 

 

 

Il ruolo del super-dollaro

Le quotazioni in dollari sono in calo, ma la rupia e le altre valute emergenti e non stanno indebolendosi contro il biglietto verde, per cui è come se l’oro per altra via diventasse più caro. Oggi, ad esempio, il cambio euro-dollaro è sceso fino ai minimi degli ultimi 20 mesi, per cui l’asset sta rincarando per gli acquirenti dell’Eurozona; da qui, la debolezza delle quotazioni.

Esistono altre spiegazioni, sempre riconducibili all’India e ben più strutturali. Rispetto al 2010, anno in cui la domanda nel sub-continente asiatico superò le 1.000 tonnellate, i consumi qui risultano oggi dimezzati. Tuttavia, mentre la gioielleria sostiene quasi costantemente gli acquisti sulle 600 tonnellate all’anno, sono gli investimenti in oro ad essere crollati, passando dalle 341 tonnellate del 2013 alle 130 presumibili dell’intero 2016. (Leggi anche: Crollo oro potrebbe arrivare dall’India)

Crolla domanda per investimenti

Il minore appetito per gli investimenti in oro può spiegarsi in vari modi, uno dei quali riguarda l’inflazione indiana, che tre anni fa superava il 10%, mentre adesso è scesa a poco sopra il 4%, suggerendo una minore necessità della popolazione locale di proteggere il potere d’acquisto con l’acquisto di metallo. Nel frattempo, Nuova Delhi ha disincentivato in vari modi il ricorso all’oro come investimento o anche solo per gli acquisti di gioielleria, imponendo dazi alle importazioni, schemi di monetizzazione (dal successo scarso) e minacciando adesso persino di vietarne le importazioni per un dato periodo.

Il dollaro ha guadagnato il 25% in due anni contro le principali valute del pianeta e con accelerazione nelle ultime settimane sulle attese di un rialzo dei tassi USA, per cui è come se oggi le quotazioni dell’oro fossero all’incirca quasi a 1.500 dollari. Si capisce bene quanto deboli siano anche le prospettive per il futuro, tranne che la geo-politica non continui a sorprendere con qualche evento inatteso e clamoroso. (Leggi anche: Dollaro ancora più su nel 2017?)

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, economie emergenti, Oro, valute emergenti