Prezzi dell’oro a +8% quest’anno tra tensioni geo-politiche, ma il rally durerà?

Prezzi dell'oro ai massimi da 5 mesi sulle varie tensioni geo-politiche nel pianeta. Chiediamoci se il rally durerà e come reagirebbe il metallo a ogni singola possibile crisi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Prezzi dell'oro ai massimi da 5 mesi sulle varie tensioni geo-politiche nel pianeta. Chiediamoci se il rally durerà e come reagirebbe il metallo a ogni singola possibile crisi.

E’ un buon momento per l’oro, i cui prezzi si sono riportati ai livelli dei giorni appena precedenti alle elezioni americane, quando la vittoria di Donald Trump veniva temuta, ma data per poco probabile sui mercati. Al momento, viaggiano intorno ai 1.274 dollari l’oncia, segnando un aumento dell’8% rispetto ai livelli di apertura del 2017. Analizzando l’andamento di questi primi circa 100 giorni dell’anno, scopriamo che vi sono stati due rally: uno dalla fine di gennaio e fino alla terza settimane di febbraio, seguito da un ripiegamento fino ai 1.200 dollari fino a quasi la metà di marzo, quando è scattato un nuovo rally, che dura a tutt’oggi. Che cosa sta succedendo?

La vittoria di Trump alle elezioni USA ha surriscaldato le aspettative d’inflazione, con i mercati a scontare gli effetti delle sue promesse pro-crescita sull’economia americana. Ciò ha rafforzato il dollaro contro le altre valute, in previsione di tassi Fed più alti, deprimendo le quotazioni dell’oro. A fine gennaio, però, sono tornati gli acquisti del metallo, forse perché i mercati hanno compreso quanto non immediati sarebbero gli effetti della Trumponomics, oltre che quanto non agevole la realizzazione del programma della nuova amministrazione. (Leggi anche: Mercati nervosi per sconfitta di Trump sull’Obamacare)

Le 3 principali paure di chi investe

Il secondo rally, invece, sembra essere maggiormente legato alle tensioni geo-politiche. Iniziato un mese fa, esso sarebbe frutto sia delle divisioni in seno alla Casa Bianca tra presidente e una parte del Partito Repubblicano, ma ad esse si sono aggiunti l’imprevedibilità delle elezioni presidenziali in Francia, l’attacco militare USA contro la Siria di Bashar al-Assad e lo scenario terribile di una guerra “nucleare” in Asia, tra il regime di Kim Jong-Un da una parte e USA, Corea del Sud e Giappone dall’altra.

In tutto questo, gioca un ruolo non irrilevante anche la Federal Reserve, che nel segnalare il proseguimento della stretta monetaria, sembra anche chiarire di non essere intenzionata a incedere a passo veloce con l’aumento dei tassi. Ciò contribuisce a indebolire il dollaro, che cede mediamente l’1,7% contro le altre valute del pianeta da inizio anno, rinvigorendo le quotazioni delle materie prime, oro incluso. (Leggi anche: Fed alza tassi USA, boom oro e dollaro giù)

Possibili previsioni per l’oro

Date le premesse, cosa possiamo prevedere per le prossime settimane e i prossimi mesi per il metallo? Gli scenari a cui fare riferimento sullo scacchiere geo-politico internazionale sono tre: Francia, Siria e Corea del Nord. Iniziamo dalla prima: se vince un candidato vicino all’establishment europeo, le preoccupazioni che stanno portando alcuni investitori a ripararsi nell’oro verrebbero almeno in parte meno; se vincesse la Le Pen o il comunista Mélénchon, invece, supponiamo che il cambio euro-dollaro sprofonderebbe sotto la parità, ma ciò non rappresenterebbe un buon segnale per l’oro, perché equivarrebbe ad affermare che l’asset diverrebbe automaticamente più costoso per la seconda economia del mondo, indebolendone la domanda.

La Siria è anch’essa in grado di scatenare nuove tensioni tra USA e Russia, in particolare, ma contrariamente a quanto molti temono, lo scenario di base consisterebbe in una depressione delle quotazioni petrolifere, perché Mosca reagirebbe a un acuirsi della crisi diplomatica con USA e Arabia Saudita, aumentando la produzione di greggio e venendo meno all’accordo siglato con l’OPEC a inizio dicembre 2016. Più offerta mondiale di petrolio ne ridurrebbe le quotazioni e raffredderebbe anche le aspettative d’inflazione presso i principali mercati d’importazione, facendo venire parzialmente meno la necessità di acquistare oro per proteggere il potere d’acquisto. (Leggi anche: Trumpflation rilanciata o minacciata dai missili USA in Siria?)

E se lo scontro con la Corea del Nord arrivasse davvero? La reazione più prevedibile dei mercati sarebbe una corsa verso gli assets-rifugio, come Treasuries, Bund, franco svizzero, yen e oro. Inizialmente, i prezzi del metallo dovrebbero quasi certamente crescere, ma man mano che i capitali si riverserebbero sui titoli del Tesoro USA, affluendo da altre economie, il dollaro tenderebbe ad apprezzarsi, colpendo proprio i prezzi aurei. E’ accaduto qualcosa di simile dopo l’11 settembre del 2011, quando l’attentato alle Torri Gemelle provocò un’immediato indebolimento del dollaro e persino dei Treasuries e il rafforzamento dell’oro, ma nei mesi successivi si ebbe il trend opposto e il metallo tornò ai livelli pre-attacchi terroristici.

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Altre economie, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Fed, Oro, Presidenza Trump, super-dollaro, tassi USA