Oro, i governi occidentali stanno vendendo a Cina e India?

I dati del 2013 dimostrerebbero che la domanda globale di oro è stata soddisfatta e a prezzi calanti grazie all'intervento delle banche centrali

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I dati del 2013 dimostrerebbero che la domanda globale di oro è stata soddisfatta e a prezzi calanti grazie all'intervento delle banche centrali

Le banche centrali dei paesi occidentali avrebbero iniziato a vendere al netto oro. Lo dimostrerebbero i dati sulla domanda e offerta del metallo nei primi cinque mesi del 2013. Le sole Cina e India, i maggiori consumatori di oro al mondo, hanno importato qualcosa come 715 tonnellate nel primo trimestre, accelerando a 766 tonnellate per i soli mesi di aprile e maggio. A fronte di una tale impennata di domanda, l’offerta di oro da parte degli stati occidentali si è mantenuta stabile a 650 tonnellate per trimestre fino al primo trimestre del 2013 e a 433 tonnellate per i mesi di aprile e maggio. Ma scomputando le operazioni di acquisto/vendita di oro da parte degli Etf e gli acquisti delle banche centrali asiatiche e della Russia, nel primo trimestre del 2013 si sarebbe dovuta avere un’offerta netta di 51 tonnellate, ma nei mesi di aprile e maggio si sarebbe dovuto registrare un deficit di 158 tonnellate. E considerando i dati da inizio 2012 a fine maggio di quest’anno, al netto si sarebbero dovute registrare deficienze dal lato dell’offerta per 20 tonnellate.

 

Prezzo oro ai livelli minimi in aprile

Ma proprio a partire da aprile il trend al ribasso delle quotazioni di oro ha mostrato un’accelerazione, tanto da sfiorare un prezzo minimo di 1.321 dollari all’oncia nella seduta del 21 aprile. Com’è possibile che la domanda di oro ecceda l’offerta e che, al contrario, il prezzo dell’oro sia in forte calo? La risposta potrebbe essere data dalle operazioni delle banche centrali occidentali, che avrebbero venduto oro, coprendo le esigenze della domanda derivante da Cina e India, approfittando anche degli alti livelli raggiunti dalle quotazioni del metallo, a fronte di aspettative ribassiste, per via della ripresa sui mercati finanziari, finora non accompagnata da fenomeni di inflazione.

A dire il vero, anzi, proprio l’indiscrezione per cui la Banca Centrale di Cipro stesse vendendo le sue riserve di oro, ammontanti a soli 400 milioni di euro di controvalore, aveva scatenato la reazione ribassista sul Comex, con imponenti ordinativi di vendita a Wall Street, sull’ipotesi che anche gli altri istituti dell’Eurozona fossero prima o poi spinti a seguire le orme di Nicosia, ingolfando il mercato con un eccesso di offerta.

Tuttavia, non bisogna nemmeno fare l’errore opposto di sopravvalutare la portata delle banche centrali dell’Occidente. Su un mercato globale da 160 mila tonnellate di oro, esse possiedono solo 19 mila tonnellate, di cui fisicamente potrebbe essere presente nei loro caveau non oltre il 5% di tale valore, tenendo in considerazione le operazioni di leasing e di vendita effettuate negli ultimi 25 anni.

L’offerta di oro cresce mediamente dell’1,5% all’anno, pari a circa 2 mila tonnellate, in linea con il tasso di crescita della popolazione mondiale. Al contrario, i bilanci degli istituti centrali mostrano una dinamica di crescita ben più ampia e in accelerazione negli ultimi anni. In sostanza, ogni anno che passa, il rapporto tra oro e moneta diminuisce, nel senso che circola relativamente più carta che metallo. Da qui, la prospettiva che il prezzo dell’oro non sia affatto destinato a un tonfo, in seguito alla ripresa dei mercati finanziari (sempre che sia stabile e non risenta del venir meno dell’allentamento delle misure accomodanti di Fed, BCE, BoE e in futuro della BoJ), ma al contrario sia considerato sempre più un asset prezioso, a fronte di tanta carta.

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Argomenti: Oro

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