Oro, argento e dollaro: cosa significa la fase 3 del Trump rally?

Siamo nella fase 3 del "Trump rally". Che cosa significa? Le quotazioni dell'oro sono ai massimi da quasi 12 settimane, mentre il cambio euro-dollaro torna a sfondare la soglia di 1,08.

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Siamo nella fase 3 del

Le quotazioni dell’oro sono risalite ai massimi dalla metà del novembre scorso, attestandosi in questo momento a 1.221,48 dollari l’oncia, guadagnando così oltre l’8% rispetto ai minimi dal gennaio 2016, toccati il 22 dicembre scorso. Restano sempre in calo del 4% rispetto ai livelli dell’8 novembre scorso, data delle elezioni USA, quando la vittoria di Donald Trump appariva molto improbabile.

Il rally sta riguardando anche l’argento, i cui prezzi sono cresciuti dai 15,76 dollari di Natale ai 17,70 di oggi, segnando un aumento di quasi il 12,5%. Per capire la ragione di questa inversione di tendenza, bisogna citare quanto stia avvenendo al dollaro. Dalle elezioni americane resta in rialzo mediamente dell’1,5% contro le altre valute, ma ripiegando del 3,5% rispetto ai massimi di fine dicembre. (Leggi anche: Prezzi oro deboli, investire in argento?)

Un dollaro più debole sostiene le materie prime, che si acquistano proprio nella divisa USA. E come mai il dollaro sta ripiegando? Qui, ci sovviene la schematizzazione presentata ieri su Bloomberg da Mohammed El Erian, che ha parlato di “fase 3 del Trump rally“. Di cosa parliamo?

La reazione dei mercati dalla vittoria di Trump ad oggi

I mercati hanno reagito alla vittoria di Trump diversamente dalle attese, ovvero vendendo Treasuries e altri bond e acquistando azioni, in previsione di una reflazione, ovvero di un’accelerazione della crescita dei prezzi negli USA, per via delle politiche pro-crescita promesse dal candidato repubblicano oggi alla presidenza. Poiché il surriscaldamento delle aspettative d’inflazione ha coinciso con l’attesa di una stretta monetaria della Federal Reserve più drastica, le quotazioni dell’oro non ne hanno beneficiato, anzi hanno subito un duro colpo. (Leggi anche: Trumpflation costata già 1.000 miliardi)

Tale fase è durata fino alla fine del 2016, quando è iniziata una seconda fase, che potremmo definire di consolidamento, durante la quale Wall Street ha continuato a salire a ritmi molto più modesti (il Dow Jones ha sfondato nei giorni scorsi la soglia psicologica dei 20.000 punti per la prima volta) e i valori dei vari assets si sono assestati.

Ci aspetta una fase più volatile

Negli ultimissimi giorni, sarebbe iniziata la fase 3, che dovrebbe essere caratterizzata da una certa volatilità.

Perché? Da un lato restano intatte le aspettative d’inflazione generate dall’amministrazione Trump, ma dall’altro si avvertono i rischi di una politica commerciale ed estera ignota. Trump ha subito ritirato gli USA dal TPP, ha rimesso in discussione il NAFTA e ha lanciato segnali negativi anche contro il TTIP, accusando Germania, Cina e Giappone di manipolare i rispettivi tassi di cambio e ha minacciato di imporre dazi contro le imprese che delocalizzano parte della produzione.  (Leggi anche: Dottrina Trump è protezionismo o nuova globalizzazione?)

I mercati sono divisi tra quanti auspicano e credono in un’accelerazione della ripresa economica americana e quanti, invece, temono una fase di stagflazione, caratterizzata da prezzi più alti e pil debole. Ieri, la Federal Reserve non solo non ha aumentato i tassi USA, come da attese, ma non ha nemmeno fornito indicazioni sulla tempistica della prossima stretta, di fatto segnalando agli investitori l’assenza di certezze sul ritmo della stretta in corso.

Argento avrebbe maggiori potenzialità dell’oro

Inevitabile il ripiegamento del dollaro, che sta sostenendo le quotazioni dei metalli. Il cambio euro-dollaro è salito ai massimi da due mesi e mezzo, sfondando la soglia di 1,08 in questi minuti. Basta questo per convincersi in una ripresa dell’oro? Non esattamente. Il rialzo dei tassi USA proseguirà ugualmente e il dollaro dovrebbe continuare a beneficiarne, pur tra vari stop and go, piuttosto naturali a seguito di ciascun cambio alla presidenza. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro ai massimi da 8 settimane sugli attacchi di Trump alla Germania)

Semmai, c’è ragione per credere che ad avvantaggiarsi della volatilità sia l’argento, che oggi quota 69 volte in meno dell’oro, quando la sua media storica degli ultimi 20 anni è stata di 61,5. In sostanza, sarebbe sottovalutato, per cui in questa terza fase del ” Trump rally”, potremmo supporre che possa recuperare più dell’altro metallo, specie in una prospettiva di accelerazione della crescita globale, essendo impiegato per uso industriale.

 

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