Oro, alcune previsioni azzardano una discesa delle quotazioni sotto i $1.000

Le previsioni sull'oro non sono positive per il 2016. Oltre al dollaro, pesa anche il trend in Cina e India.

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Le previsioni sull'oro non sono positive per il 2016. Oltre al dollaro, pesa anche il trend in Cina e India.

Non è stato positivo il 2015 per le materie prime e nemmeno l’oro fa eccezione. Il metallo si accinge a chiudere l’anno con un calo dei prezzi del 10%, rispetto ai livelli di apertura. Oggi, viene scambiato a 1.171.70 dollari l’oncia contro i 1.186,80 dell’1 gennaio. Da quando la Fed ha annunciato il primo rialzo dei tassi USA dal 2006, ha perso quasi lo 0,6%, segno che la svolta monetaria americana fosse stata quasi del tutto scontata. A questo punto, l’oro vale il 44% in meno rispetto all’apice toccato agli inizi di settembre del 2011, in piena crisi dell’euro. Il futuro resta incerto anche per il 2016, sul quale le previsioni non sono unanimi, ma per cui prevalgono sensazioni negative. Vasun Menon, vice-presidente della Gestione Patrimonio alla OCBC Bank, stima che per l’anno prossimo le quotazioni potrebbero dirigersi verso i 1.000 dollari, ma anche scendere ben al di sotto di tale soglia.

Super-dollaro indebolisce l’oro

Alla base di questa previsione c’è il presumibile andamento del dollaro, che dovrebbe apprezzarsi per via del ciclo restrittivo avviato dalla Fed, in controtendenza rispetto a quasi tutte le principali banche centrali. Un biglietto verde più forte non è una buona notizia per il metallo, che si acquista proprio nella divisa americana e che, quindi, diverrebbe più costoso per gli investitori fuori dagli USA. Oltre tutto, gli acquisti stanno rallentando proprio nelle 2 principali economie importatrici del pianeta, India e Cina. Nella prima, si registra un crollo successivamente alla festa religiosa del Diwali, che si tiene a metà novembre e prima della quale si ha il picco di vendita dell’oro. La seconda importa meno metallo per il secondo anno di seguito, nonostante la People’s Bank of China stia accumulandolo tra le sue riserve, in modo da accrescere il rilievo internazionale dello yuan.      

Bassa inflazione non aiuta risalita dell’oro

Non è difficile comprendere del perché di questi numeri. L’inflazione è in calo in entrambe le realtà, addirittura, scesa intorno all’1,5% in Cina. Poiché l’oro rappresenta storicamente un investimento a protezione dal rischio di perdita del potere di acquisto, viene meno un importante driver della domanda, similmente a quanto da tempo avviene nelle economie avanzate. Su queste grava persino la minaccia di deflazione. L’economia cinese, poi, rallenta vistosamente e ciò dovrebbe determinare anche minori consumi di gioielleria. Al contrario, il pil tende ad accelerare in India, dove il governo Modi, però, sta cercando di attuare uno schema di monetizzazione delle 20.000 tonnellate di oro detenute nei cassetti di casa e nei templi a scopi religiosi, in modo da tagliare le importazioni, migliorare le partite correnti e vivacizzare l’economia, anche attraverso lo smobilizzo di assets ad oggi inutilizzati.

Per quanto la misura non sta avendo successo in queste prime settimane dalla sua introduzione, sarebbe la spia della volontà di Nuova Delhi di porre fine all’eccessiva dipendenza del sub-continente asiatico dall’oro straniero.  

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