Olio di palma dannoso per l’ambiente? Agricoltori della Malaysia protestano in piazza

Olio di palma non nocivo per la salute, se non in rari casi, mentre farebbe male all'ambiente. L'Europa cambia idea e confonde il mercato, mentre nell'Asia c'è preoccupazione per le politiche di Bruxelles.

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Olio di palma non nocivo per la salute, se non in rari casi, mentre farebbe male all'ambiente. L'Europa cambia idea e confonde il mercato, mentre nell'Asia c'è preoccupazione per le politiche di Bruxelles.

Buone e cattive notizie per l’olio di palma. L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha rivisto parzialmente la sua valutazione del 2016, sostenendo che l’ingrediente utilizzato in gran parte dei cibi industriali non farebbe male, se non appena per i soli lattanti. Cos’è successo? Due anni fa, l’ente aveva lanciato l’allarme, trovando che a certe temperature, l’olio di palma formasse una sostanza, la 3-MCDP, che per quantità superiori a 0,8 microgrammi per chilo corporeo risulterebbe cancerogena.

Da qui, la campagna di stampa, che ha posto nel mirino realtà aziendali come Ferrero, che ha continuato a utilizzare l’olio di palma per produrre la sua rinomata Nutella. Adesso, sulla base di un nuovo metodo di calcolo, l’Efsa ha alzato da 0,8 a 2 microgrammi la soglia di sicurezza, mantenendosi di gran lunga più prudente di organismi come la FAO e l’OMS, secondo cui la sostanza 3-MCDP sarebbe un pericolo per la salute solo oltre i 4 microgrammi per chilo corporeo.

Tanto rumore per nulla, dunque. Eppure, scampato un pericolo, l’olio di palma ne corre un altro, ovvero quello di non potere essere più utilizzato per la produzione di biocarburante, almeno non in Europa. Il Parlamento di Strasburgo vota oggi per vietarne l’uso, dopo che alcuni studi avrebbero trovato che le emissioni inquinanti causate dal biocarburante prodotto con questo ingrediente sarebbero triple rispetto a quelle provocate dal diesel. In realtà, già l’anno scorso l’Europarlamento votò contro l’utilizzo degli oli vegetali per la produzione di biocarburante entro il 2020, con una maggioranza schiacciante di 640 deputati a favore e solo 18 contrari. Stavolta, però, il voto interessa solo l’olio di palma, anche se per diventare una decisione effettiva, dovrà essere ratificata sia dalla Commissione europea, sia dagli stati membri.

Produttori protestano: olio di palma sfama le nostre famiglie

Contro la prospettiva di un divieto per il suo utilizzo per le auto sono scesi ieri in piazza 2.000 agricoltori in Malaysia, paese asiatico che insieme all’Indonesia produce il 90% dell’olio di palma nel mondo.

Alcuni cartelli riportavano scritte eloquenti: “L’olio di palma sfama la mia famiglia” e “Il paese è ricco grazie all’olio di palma”. Nella sola Malaysia, 650.000 piccoli agricoltori, responsabili del 40% della produzione nazionale, rischiano di non potere più provvedere alla sopravvivenza delle loro famiglie. Qui, dipendono dalla materia prima ben 3,2 milioni di persone. Intervistati, alcuni dei manifestanti hanno affermato che nei villaggi non vi erano nemmeno le strade prima delle coltivazioni di olio di palma e che oggi, invece, i loro figli possono anche andare a scuola. Dalla sola Malaysia, l’Europa ha importato nel 2017 2,06 milioni di tonnellate di olio di palma, diventando il secondo mercato di sbocco dopo l’India con 2,83 milioni di tonnellate e superando la Cina con 1,88 milioni.

Oltre ai problemi di inquinamento, la UE si mostra preoccupata per le ripercussioni sulla biodiversità. Le ampie coltivazioni di olio di palma avrebbero disboscato intere aree di foreste pluviali, minacciando la presenza di animali come gli orangotango e della tigre di Sumatra. In realtà, gli interessati si difendono, sostenendo che da tempo vengono messo in campo iniziative volte a salvaguardare l’ambiente e gli stessi grossi colossi alimentari o della cosmetica acquirenti stipulano da anni contratti, che garantiscono loro materia prima prodotta in maniera sostenibile, come l’italiana Ferrero, all’avanguardia su questo piano.

Qualche mese fa, il gigante dell’agricoltura Cargill ha sospeso l’acquisto di olio di palma dalla guatemalteca Reforestadora de Palmas de Petén, non avendo questa saputo soddisfare i criteri di sostenibilità concordati dall’acquirente, pur avendo segnalato “significativi progressi”. Più che divieti legali, servirebbe una corretta informazione sul tema della salute e dell’impatto ambientale, tale da mettere i consumatori mondiali nelle condizioni di scegliere i prodotti sostenibili, creando pressione sui produttori. Il mercato sarebbe in grado più del legislatore di discernere tra “buoni” e “cattivi”, purché le informazioni fornite siano trasparenti e non vengano modificate da chi di dovere, generando smarrimento e confusione. E quello dell’authority europea è stato un cattivo esempio di pressappochismo, che è finito per provocare allarmismo sulla salute e a incoraggiare campagne mediatiche contro questa o quell’azienda, accusate di non avere riguardo per la salute dei consumatori.

E una cattiva informazione si presta a fare il gioco di qualcuno interessato a macinarci utili, non certo spinto da cause salutiste o ambientaliste.

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