Draghi e Merkel insieme a Berlino per difendere l’euro, servirà fantasia

L'incontro di oggi tra Mario Draghi e Angela Merkel sarà l'occasione per verificare i punti in comune tra i due per salvare l'euro. Le soluzioni non sono facili, perché gli obiettivi di breve termine divergono.

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L'incontro di oggi tra Mario Draghi e Angela Merkel sarà l'occasione per verificare i punti in comune tra i due per salvare l'euro. Le soluzioni non sono facili, perché gli obiettivi di breve termine divergono.

S’incontreranno oggi a Berlino il governatore della BCE, Mario Draghi, e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Un vertice rituale, ma che cade nella fase più delicata della vita dell’euro, a rischio di venire spazzato via dall’ascesa di vari partiti e movimenti “populisti” in ogni angolo dell’unione monetaria, ad iniziare dalla Francia, dove la candidata del Fronte Nazionale, Marine Le Pen, minaccia esplicitamente l’uscita dall’Eurozona e dalla UE, nel caso di vittoria alle elezioni presidenziali in programma tra aprile e maggio. La moneta unica subisce gli attacchi anche della Casa Bianca, con il presidente USA, Donald Trump, a definire la Germania un “manipolatore del cambio”, accusandola di utilizzare l’euro debole per esportare di più e a danni degli altri partner dell’area. Accuse, che proprio Draghi ha negato all’audizione di qualche giorno fa all’Europarlamento, definendo l’euro “irrevocabile”. Qualche giorno prima, Berlino aveva esternato la possibilità di un’Europa a due velocità, che in tanti hanno inteso anche come a doppia moneta. (Leggi anche: Draghi versus Merkel: euro irrevocabile, ma Berlino ne vuole due)

L’incontro di oggi è tra due personalità forti, ma indebolite negli ultimi tempi. Draghi non ha più la possibilità di portare avanti gli stimoli monetari a lungo, avendo quasi centrato l’obiettivo sull’inflazione, che in Germania si è portata a ridosso del 2%, attirandosi le ire della Bundesbank e di gran parte del mondo politico tedesco, le quali temono una destabilizzazione interna dei prezzi per una politica ultra-accomodante e del tutto inadatta alla prima economia europea.

Merkel e le elezioni in Germania

Frau Merkel ha vissuto giorni migliori. A sette mesi e mezzo dalle elezioni federali, i sondaggi segnalano il rischio per lei di non conquistare il quarto mandato, a causa dell’ascesa nei consensi degli avversari socialdemocratici, alleati di governo, dati per morti e rinvigoriti dalla nuova leadership di Martin Schulz.

Merkel e Draghi hanno un obiettivo comune: salvare l’euro. A dividerli sono gli strumenti. La prima punta su una politica fiscale più rigida, che tenda al pareggio di bilancio nei singoli stati membri e che agevoli la riduzione del peso dei debiti sovrani, specie nelle economie troppo esposte, come Grecia, Italia e Portogallo. Il secondo chiede che i tedeschi, disponendo di margini di manovra fiscali, li utilizzino a beneficio di tutta l’area. (Leggi anche: Doppio euro per salvare la UE, l’ipotesi di Frau Merkel)

La Merkel subisce la pressione interna

Sulla politica monetaria, la cancelliera non può che assecondare le richieste sempre più pressanti dell’opinione pubblica tedesca per la fine dei tassi zero e il ritiro graduale degli stimoli della BCE, pur consapevole che diversi partner del Sud Europa non sarebbero pronti ad affrontare questa nuova fase.

Come si concilino queste esigenze opposte resta un mistero. Se fino a poco tempo fa, la Merkel poteva giocare a recitare il ruolo di “Mutti” in patria, a difesa degli interessi nazionali, salvo chiudere un occhio o entrambi a Bruxelles dinnanzi a bilanci nazionali del tutto incoerenti con gli impegni fiscali assunti dai paesi in sede europea e sostenendo più o meno apertamente la politica monetaria di Francoforte, adesso serve segnalare agli elettori un’inversione di rotta per recuperare almeno parte di quel consenso riversatoci sugli euro-scettici dell’AfD, contrari sia alle misure di Draghi, sia al lassismo fiscale europeo. (Leggi anche: Europa senza Merkel beneficio per l’Italia?)

Torna il rischio Grexit

Uno dei temi caldi al centro del colloquio odierno sarà ancora una volta la Grecia. Entro il 20 febbraio, data dell’Eurogruppo, serve un’intesa per sbloccare la nuova tranche di aiuti, ma il governo Tsipras non ha adempiuto alle richieste dei creditori pubblici, in relazione alle riforme economiche, e il Fondo Monetario Internazionale ieri ha ribadito l’esigenza di un taglio del debito ellenico, altrimenti insostenibile, smentendo le cifre fornite da Bruxelles, secondo cui sarebbe alla portata un avanzo primario di Atene del 3,5% del pil l’anno prossimo.

Frau Merkel non può permettersi nemmeno che si discuta per finta sulla rinegoziazione del debito prima del voto in Germania, così come che Atene ottenga nuovi aiuti senza avere rispettato gli accordi. Rischierebbe una levata di scudi interna al suo stesso partito, oltre che della base. D’altra parte, non può rischiare neanche che la Grecia torni al centro delle cronache finanziarie internazionali sotto elezioni, cosa che riattiverebbe nella memoria di milioni di tedeschi il terzo salvataggio di fila, varato non più tardi di 18 mesi fa. (Leggi anche: Rischio Grexit si riaffaccia, debito esplosivo)

Parleranno anche di Italia?

Infine, il capitolo Italia, in preda a una crisi politica, bancaria, economica e sociale, che non fa che aumentare il tasso di euro-scetticismo. Dopo avere usato la carota a lungo con Roma, Bruxelles inizia a mostrare il bastone, ma tutto ciò appare controproducente sul piano politico, perché indebolisce le già sparute voci eurofile presenti nel nostro paese.

Se questi sono i fatti, a quale accordo potranno mai addivenire Draghi e Merkel? Qui, entriamo più nel campo dell’immaginazione. E’ probabile che la seconda chieda e ottenga l’annuncio di un ritiro graduale degli stimoli prima delle elezioni in Germania, magari dalla tarda primavera di quest’anno, cosa che rafforzerebbe l’immagine in patria della cancelliera quale garante degli interessi tedeschi. In cambio, Draghi otterrebbe “copertura” politica piena di Berlino fino alla fine del suo mandato.

Questa potrebbe giungere con qualche anno di anticipo, qualora l’Italia scivolasse nel caos, come i sondaggi appaiono suggerire, ritrovandosi dopo le prossime elezioni senza una maggioranza di alcun tipo possibile. A quel punto, se la Merkel sarà ancora cancelliera, Draghi potrebbe essere spronato a traslocare da Francoforte a Roma per guidare un governo tecnico, sostenuto dal PD e da Silvio Berlusconi (l’ex premier ha caldeggiato di recente proprio la premiership di Draghi e ha incassato l’elezione di Antonio Tajani alla presidenza dell’Europarlamento con l’appoggio dei conservatori tedeschi), confidando in un’opposizione benevola al voto di fiducia.

Alla guida della BCE andrebbe un tedesco (il governatore Jens Weidmann?), mentre l’Italia resterebbe in mani fidate. (Leggi anche: Tapering BCE più vicino, ecco i dati che renderanno difficile la vita a Draghi)

 

 

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