Oggi il board BCE chiamato a sostenere ancora l’Eurozona, serve un segnale chiaro

Lo spettro della deflazione si aggira nell'Eurozona in piena seconda ondata di contagi e con nuovi lockdown in arrivo. Christine Lagarde dovrà battere un altro colpo.

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Board BCE, cosa succede oggi?

“Christine, ci sei?”. “Certo, Manu. Dimmi pure!”. “Devo chiudere la Francia come a marzo, i contagi sono cresciuti a livelli incontrollati. Posso contare su di te?”.  “Bien sur, ça va sans dire”. “Merci, cherie!”. Questa sarà stata la conservazione immaginaria intercorsa tra il presidente francese Emmanuel Macron e il governatore della BCE, Christine Lagarde. La seconda economia dell’Eurozona sta imbarcandosi in un nuovo lockdown, dopo che la curva dei contagi da Covid è esplosa a livelli da allarme fucsia. L’Italia ha da poco imposto chiusure per bar, ristoranti, palestre, cinema e teatri, mentre la Germania lo farà a partire dai prossimi giorni. Si torna a rapidi passi allo scenario di marzo, sebbene la politica stia cercando di utilizzare un linguaggio più rassicurante.

E oggi si riunisce il board dei governatori della BCE, chiamato ad esprimersi sulle nuove mosse di politica monetaria. Non ci sono aspettative di interventi immediati, anche perché l’istituto vorrebbe prendersi un po’ di tempo per capire con esattezza la direzione che l’economia dell’area sta assumendo. E tra 5 giorni si terranno le elezioni presidenziali americane, un momento non secondario per i mercati finanziari. Tuttavia, in piena seconda ondata di contagi è quasi scontato che il PIL torni a contrarsi o a ristagnare. Sfumato lo scenario di una ripresa a V, adesso si prospetta quello di una W. Questa fase comporterà emissioni di debito ulteriori rispetto alle previsioni e un calo del gettito fiscale più grave delle attese precedenti. Ci sarà, infatti, da ristorare le categorie colpite dalle nuove chiusure e da affrontare un andamento dell’economia peggiore del temuto.

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Le armi in mano alla BCE di Lagarde

Come a marzo, la BCE sarà chiamata a battere rapidamente un colpo per non lasciare esposti gli stati dell’euro alle tensioni finanziarie.

Ad oggi, c’è riuscita brillantemente con il potenziamento dapprima del “quantitative easing” e subito dopo il varo del PEPP da 1.350 miliardi. Tra le opzioni in mano a Francoforte vi sono il taglio dei tassi “overnight” di altri 10 punti base al -0,60% e il rafforzamento del PEPP con nuovi acquisti destinati ai bond sovrani e corporate. Ufficialmente, non si tratterà di mettere in salvo i conti pubblici nazionali, quanto di allontanare il rischio di deflazione, che si fa sempre più concreto nell’area. A settembre, i prezzi al consumo sono mediamente diminuiti dello 0,3% su base annua per la prima volta dal 2016, mentre in Italia si sono contratti per il quinto mese consecutivo e di ben lo 0,6%.

I lockdown, parziali o totali che siano, avranno l’effetto di colpire le già deboli quotazioni del petrolio, dato che riducono la mobilità dentro e tra gli stati. E questo non farà che accentuare il trend calante dei prezzi. Del resto, un po’ in tutto il mondo avanzato stanno aumentando i risparmi delle famiglie, segno che i consumi si siano ridotti per l’impossibilità di spendere per via delle chiusure e per i timori diffusi sul futuro. Se oggi, com’è molto probabile, la BCE non interverrà con nuove misure, del resto dovrà almeno prospettarle sin dal comunicato che uscirà puntuale alle ore 13.45. E Lagarde dovrà dimostrare in conferenza stampa che nuovi stimoli siano in arrivo e che sul punto il board sia meno diviso di quanto sia apparso nelle ultime settimane.

Non abbiamo dubbi che sia così, perché se Macron si sta muovendo muovendo come si sta muovendo è solo per le rassicurazioni che ha ricevuto da Francoforte riguardo all’ulteriore sostegno che verrà garantito all’unione monetaria. E forse non sarà stata necessaria neppure una vera chiamata con la connazionale, perché certe cose non hanno bisogno di essere spiegate.

Se la Francia ha bisogno di nuovi stimoli, otterrà nuovi stimoli. L’alternativa sarebbe provocare la fine dell’euro, scenario che nessuno prende in considerazione neanche per scherzo.

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