Assunzioni stabili in forte calo, senza crescita il lavoro torna precario

Assunzioni stabili crollate del 78%, al netto delle cessazioni. Con la bassa crescita del pil si rischia una disoccupazione stagnante ai livelli attuali.

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Assunzioni stabili crollate del 78%, al netto delle cessazioni. Con la bassa crescita del pil si rischia una disoccupazione stagnante ai livelli attuali.

I dati dell’Osservatorio dell’Inps sul precariato, comunicati ieri, hanno confermato la tendenza in atto da diversi mesi, ossia alla brusca frenata delle assunzioni con contratto a tempo indeterminato. Nei primi cinque mesi dell’anno, il saldo tra assunzioni e cessazioni per questa tipologia contrattuale è attivo di appena 82.000 unità, in crollo del 78% rispetto ai quasi 380.000 dello stesso periodo del 2015. Naturale e prevedibile, considerando che quest’anno sono venuti in parte meno gli incentivi legati alle assunzioni stabili, che sgravano al 40% dal pagamento dei contributi previdenziali e per due anni, mentre fino al 31 dicembre scorso arrivavano al 100% e per tre anni.

Il punto è che le assunzioni a tempo indeterminato, al netto delle cessazioni, risultano in calo rispetto ai livelli dello stesso periodo del 2014, quando erano pari a oltre 122.000 unità. I contratti accesi nel settore privato, anche a termine, sono diminuiti nel complesso dell’11,2% a 2,076 milioni, anche se le sole assunzioni a termine sono aumentate su base annua dello 0,6% a 1,441 milioni di unità.

Nuovo boom per i voucher, la cui vendita dal valore cadauno di 10 euro per le prestazioni occasionali è aumentata del 43% su base annua a quota quasi 159 milioni.

Lavoro Italia tornato a trend passati

Cosa ci segnalano questi numeri? L’Italia starebbe tornando alle vecchie tendenze, che ci eravamo illusi di avere superato nel corso del 2015, quando l’introduzione del Jobs Act aveva incentivato il ricorso all’occupazione stabile. Evidentemente, il solo allentamento degli incentivi ha provocato una stabilizzazione del mercato del lavoro e un ritorno alle assunzioni a termine.

Alla base di questa ritrovata tendenza di fondo c’è la scarsa crescita: l’occupazione non può aumentare, né le imprese potranno assumere a tempo indeterminato, se le prospettive restano deboli.

Assumere stabilmente un lavoratore, se non c’è ottimismo sulla capacità di collocare sul mercato una maggiore produzione, è una scelta che in pochi possono permettersi, non certo le piccole e medie imprese.

 

 

 

Bassa crescita Italia frena miglioramento occupazione

Gli analisti italiani e internazionali, pubblici e privati, d’altronde stimano un tasso di disoccupazione ancora a due cifre al 2018, segno che l’occupazione non si gioverà granché della bassa crescita dell’Italia nel prossimo futuro. Serve uno shock dell’offerta, misure in grado di far crescere in maniera robusta la produzione, una strada possibile per l’aumento del numero degli occupati, così come anche dei salari.

Siamo lontani da questo scenario. Il rischio maggiore è che un rallentamento della crescita del pil nei prossimi trimestri potrebbe fare scivolare in negativo non solo il saldo delle assunzioni stabili, ma di quelle complessive, facendo arrestare il calo del tasso di disoccupazione e potenzialmente invertendo la tendenza.

 

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