Obbligazionisti in trappola con rialzo dei tassi, ecco come saranno spennati

Gli obbligazionisti potrebbero trovarsi in trappola con il rialzo dei tassi, a causa dei rendimenti negativi ancora vigenti sulle brevi scadenze. Ecco perché stavolta il mercato avrà un problema in più.

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Gli obbligazionisti potrebbero trovarsi in trappola con il rialzo dei tassi, a causa dei rendimenti negativi ancora vigenti sulle brevi scadenze. Ecco perché stavolta il mercato avrà un problema in più.

Aldilà delle parole utilizzate ieri al simposio delle banche centrali a Jackson Hole dal governatore della BCE, Mario Draghi, i mercati sono consapevoli che gli stimoli monetari nell’Eurozona stiano giungendo alla fine. Questo non significa che un rialzo dei tassi nell’area sia imminente (non dovrebbe arrivare prima di un anno da oggi, ma forse impiegherà anche più tempo), ma certo che quella sarà la tendenza futura per i prossimi anni, a meno che una qualche nuova crisi non renda necessario tornare indietro o restare a lungo in una condizione dei bassi tassi attuali. In un articolo recente, vi avevamo spiegato come sarebbe possibile per un investitore proteggere il portafoglio, in vista di una politica monetaria più restrittiva.

In particolare, vi avevamo spiegato come per gli obbligazionisti sarebbe un’opzione interessante spostare risorse dalle scadenze più lunghe a quelle più brevi, accorciando la duration media per minimizzare le perdite. Queste vengono maggiormente inflitte dall’aumento dei tassi per le scadenze più lunghe, dato che il mercato riterrà conveniente venderle, in previsione di una riduzione dei prezzi più alta di quella che ci si attende per le scadenze più brevi. Infatti, con il miglioramento delle prospettive economiche e il conseguente rialzo dei tassi, esso pretenderà rendimenti più elevati e crescenti lungo la curva delle scadenze, al fine di tutelarsi contro il rischio inflazione. (Leggi anche: Come investire con rialzo tassi per proteggere portafoglio)

Cosa fanno gli obbligazionisti con rialzo dei tassi

E, infatti, se guardiamo all’andamento medio dei bond governativi con rating tripla A nell’Eurozona, ci accorgiamo come il rialzo dei rendimenti stia concentrandosi sui titoli a più lunga durata residua. All’inizio dell’anno, i bond a 1 anno rendevano mediamente il -0,80%, oggi il -0,75%, mostrando solo un piccolo cedimento dei prezzi; quelli a 5 anni sono passati dal -0,5% al -0,33%, mentre i decennali hanno visto quasi raddoppiare i loro rendimenti dallo 0,22% allo 0,40%. Sui 30 anni, si è passati dall’1,03% all’1,25%.

Ora, nel caso ordinario di attesa rialzista sui tassi, l’investitore tende, quindi, a vendere bond a medio-lunga durata e a comprarne a medio-breve. Nel corso di questa operazione, può imbattersi in perdite, legate a possibili minusvalenze nella cessione di titoli a prezzi più bassi di quelli di acquisto. Molto dipenderà dal momento in cui era entrato nel relativo mercato e da quello in cui ha iniziato a vendere. In genere, tende a perderci chi ha comprato e venduto tardi, perché verosimilmente si è caricato di titoli a prezzi già alti e li sta rivendendo quando questi si sono già deprezzati. Il tempismo in questi casi è tutto. Chi avesse comprato bond a prezzi ancora bassi e li avesse successivamente venduti a prezzi alti, potrebbe spostarsi dalle lunghe alle più brevi scadenze senza subire perdite. (Leggi anche: Obbligazioni spazzatura vincitori della crisi, ma mercato pagherà la sbornia)

La trappola dei rendimenti negativi

Tuttavia, stavolta è diverso. Questo, perché nell’accorciare la duration vi è la quasi certezza matematica di imbattersi in perdite. Perché? Perché i titoli di durata medio-breve con rating relativamente elevati mostrano oggi rendimenti negativi, come abbiamo appena visto sopra. Ciò significa che verranno acquistati a prezzi superiori a quelli ai quali verranno rimborsati alla scadenza. La perdita è certa, tranne che gli obbligazionisti optino per spostarsi sì sulle scadenze più brevi, ma preferendo i bond “high yield”, quelli a basso rating e ad alto rischio, i cui rendimenti medi sono scesi ormai sotto il 2,5%, come se fossero titoli di stato sicuri come i Treasuries.

Un’altra operazione che si potrebbe compiere sarebbe di puntare sui mercati obbligazionari stranieri, quelli i cui tassi di cambio sono attesi per il futuro più forti e che, pertanto, sconterebbero una rivalutazione valutaria. Tuttavia, buttarsi sulle obbligazioni “spazzatura” e/o su quelle denominate in valuta straniera implica rischi non sempre stimabili al momento dell’acquisto e non sempre di facile comprensione, specie in una fase complicata per la normalizzazione in corso delle politiche monetarie da parte delle principali banche centrali. (Leggi anche: Rendimenti negativi ipoteca sul futuro, ecco come la nostra ricchezza è a rischio)

 

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