Obbligazionisti MPS al bivio, ecco le varie ipotesi di intervento dello stato

Per salvare MPS, tre le ipotesi principali di intervento dello stato. E, intanto, cosa deve fare un obbligazionista subordinato?

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Per salvare MPS, tre le ipotesi principali di intervento dello stato. E, intanto, cosa deve fare un obbligazionista subordinato?

“Sono un obbligazionista subordinato MPS. Aiuto, cosa devo fare?”. E’ la domanda che centinaia di consulenti della banca toscana si stanno sentendo porre in questi ultimi giorni e che da oggi risuonerà come un mantra presso i loro uffici. Il cda dell’istituto ha riaperto i termini per la conversione delle obbligazioni subordinate in azioni, in possesso dei piccoli investitori, il canale retail.

Fino al 2 dicembre scorso, le adesioni erano state pari a un miliardo, di cui 420 milioni della sola Generali e quasi tutte provenienti dagli investitori istituzionali. L’obiettivo è tagliare i 2,1 miliardi di bond nelle mani del retail, che sommati al miliardo delle adesioni già pervenute abbasserebbero a un paio di miliardi la ricapitalizzazione cash. La speranza dell’ad Marco Morelli è che la nascita del governo Gentiloni faccia tornare il fondo QIA del Qatar, che con un altro miliardo di impegno ridurrebbe a solo un miliardo il fabbisogno di capitale. (Leggi anche: MPS, riaperta conversione bond)

Il Tesoro ha assegnato un’altra settimana di tempo alla banca per portare a termine l’aumento, successivamente interverrebbe. Già si apprende che intende garantire il buon fine dell’aumento privato, dato che il consorzio di garanzia, guidato da JP Morgan, ha annunciato che non coprirà l’eventuale inoptato, pur rimanendo disponibile a reperire i capitali tra i clienti. Il decreto “salva-MPS” sarebbe già pronto, manca solo la firma del premier, che probabilmente sarà quella di Paolo Gentiloni. Diverse le ipotesi allo studio, vediamole.

Ricapitalizzazione diretta o conversione forzata dei bond

1) Ricapitalizzazione diretta: il Tesoro possiede già azioni per il 4% del capitale complessivo, dopo che la scorsa estate Siena si era avvalsa della possibilità di erogare la cedola sui cosiddetti “Monti-bond” non in forma cash, ma emettendo nuovi titoli. Da socio, il governo inietterebbe nella banca i capitali necessari, qualora saltasse l’operazione di salvataggio privata, di fatto nazionalizzandola temporaneamente; (Leggi anche: Crisi MPS, italiani hanno già pagato malefatte della banca toscana)

2) Conversione forzata dei bond: il Tesoro rastrellerebbe sul mercato tutte le obbligazioni subordinate ai prezzi di mercato, convertendole in azioni MPS e coprendo la differenza necessaria per arrivare ai famosi 5 miliardi.

Gli obbligazionisti subirebbero una perdita, pari al valore del titolo alla scadenza e il prezzo di cessione. Tuttavia, stando alle indiscrezioni, lo stato creerebbe un fondo apposito, sul modello di quanto accaduto con le quattro banche salvate nel novembre 2015, con il quale rimborserebbe i piccoli investitori e fino a un controvalore massimo di 100.000 euro di tale perdita accusata;

 

 

 

 

L’ipotesi prestiti alle banche italiane

3) Prestito: il Tesoro aprirebbe una linea di credito, ma non in favore della sola MPS, bensì di tutte le banche italiane interessate. Si parla di 14 miliardi di euro disponibili all’occorrenza. Il modello da seguire sarebbe quello dei “Tre-Monti-bond”, anche se ciò implica prestiti onerosi per l’istituto senese, il quale difficilmente riuscirebbe a maturare valore per gli azionisti, dopo avere pagato gli interessi allo stato.

Dunque, se sono un obbligazionista subordinato di MPS, cosa dovrei fare? Senza alcuna volontà di suggerire una soluzione, ci permettiamo di fare il seguente ragionamento: aderire oggi alla conversione volontaria significa da un lato cedere i bond Tier I all’85% e quelli meno rischiosi del tipo Tier II al 100% del loro valore nominale, certamente a prezzi più alti di quelli che verrebbero pagati dallo stato, nel caso di intervento pubblico. (Leggi anche: Aumento MPS, conversione bond sarà un flop)

Forse conviene restare obbligazionisti

Tuttavia, una volta convertiti questi bond, il valore delle azioni potrebbe quasi azzerarsi, di fatto colpendo gli ex obbligazionisti con perdite potenziali sostanzialmente totali. Inoltre, se è vero quanto abbiamo ipotizzato sopra, se il Tesoro comprasse i bond subordinati, pagandoli ai prezzi di mercato, ma successivamente rimborsando la perdita subita, l’obbligazionista non perderebbe di fatto niente, anche se dovrebbe attendere diversi mesi per ottenere il dovuto.

Nessun consiglio, non è questo il nostro compito, ma forse in questa fase così drammatica varrebbe la pena restare creditori e non azionisti di una banca, il cui capitale in borsa potrebbe prestissimo essere azzerato e per il quale è sicuro che non vi sarebbero più paracaduti.

(Leggi anche: Banche, nazionalizzazione e bail-in light)

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