Obbligazioni subordinate MPS, nuovo scandalo a Siena sui prestiti baciati

Mentre infuria la polemica in Europa sulle modalità del salvataggio pubblico di MPS e sulla presunta “opacità” della BCE sulla valutazione del fabbisogno di capitale per Siena – per usare il termine utilizzato dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan – Nicola Borzì sul Sole 24 Ore ha portato a galla quello che potremmo definire l’ennesimo scandalo relativo […]

di , pubblicato il
Mentre infuria la polemica in Europa sulle modalità del salvataggio pubblico di MPS e sulla presunta “opacità” della BCE sulla valutazione del fabbisogno di capitale per Siena – per usare il termine utilizzato dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan – Nicola Borzì sul Sole 24 Ore ha portato a galla quello che potremmo definire l’ennesimo scandalo relativo […]

Mentre infuria la polemica in Europa sulle modalità del salvataggio pubblico di MPS e sulla presunta “opacità” della BCE sulla valutazione del fabbisogno di capitale per Siena – per usare il termine utilizzato dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan – Nicola Borzì sul Sole 24 Ore ha portato a galla quello che potremmo definire l’ennesimo scandalo relativo alla ex terza banca italiana, che anziché stupire, rischia persino di stancare.

Che cosa riporta il Borzì? Che stando a un monitoraggio effettuato nelle scorse settimane dal Chief Lending Officer, Fabrizio Leandri, praticamente il responsabile del comparto prestiti di MPS, alcune centinaia di clienti (“meno di 500”) avrebbero garantito negli anni passati i prestiti loro erogati con le obbligazioni subordinate della stessa Siena.

Il fenomeno sarebbe stato una consuetudine sin dal 2008, ovvero in coincidenza con l’acquisizione di Banca Antonveneta da parte di MPS, operazione madre di tutte le sfortune finanziarie senesi. L’istituto non ammette esplicitamente la pratica dei cosiddetti “prestiti baciati”, ma lo fa implicitamente, quando spiega di avere monitorato la situazione, al fine di evitare possibili conflitti d’interesse, rispettando le indicazioni della Vigilanza. (Leggi anche: Prestiti baciati, cosa sono e perché devi starne sempre alla larga)

Le garanzie obbligazionarie sui prestiti evaporano

Ora, qual è il problema di questo caso? Sappiamo che dal prossimo mese, le obbligazioni subordinate MPS saranno convertite in azioni, ma ciò significa che esisterebbero centinaia di prestiti, che verrebbero non più garantiti dai bond, bensì dalle azioni della banca erogatrice, una pratica vietata dalla legge.

Cosa fare? In teoria, o il cliente sarebbe in grado di garantire diversamente i prestiti residui, oppure la banca liquida le posizioni e pretende il loro rimborso immediato (pura fanta-finanza) o ancora rinuncia alle garanzie. Il caso più probabile sarà proprio quest’ultimo. Ciò implica, però, che la solidità dei crediti, complessivamente erogati ad oggi per circa 105 miliardi di euro, verrebbe meno, ma non sappiamo di quanto. (Leggi anche: Crac MPS, investitori presi in giro dalla BCE)

 

 

 

 

E se si apre un nuovo buco nel capitale MPS?

Potrebbe essere, infatti, che i quasi 500 prestiti garantiti dalle obbligazioni subordinate, presto azioni MPS, siano di importi così relativamente bassi, da non incidere affatto sui numeri totali della banca.

Se ammontassero ciascuno a 100.000 euro residui al 31 dicembre 2016, farebbero 50 milioni in tutto, meno dello 0,05% dei prestiti complessivi dell’istituto.

E’ verosimile che si tratti di importi bassi, dato che appare poco probabile che agli sportelli siano state chieste garanzie obbligazionarie a famiglie o imprese con richieste di prestiti milionari, teoricamente sostenibili da altri assets. Ma se così non fosse? Se scoprissimo che la conversione dei bond aprirà un nuovo “buco” potenziale nei conti di MPS? Non dimentichiamoci che appena sei mesi fa, il Tribunale di Venezia ha dichiarato “nulli” i prestiti baciati erogati dalla Popolare di Vicenza. Siena rischia, quindi, di dovere iscrivere a bilancio una nuova perdita per il 100% dei crediti residui relativi a tale voce.

Vicenda grave e oscura

Il caso non ha solo implicazioni negative per il futuro, ma in sé fa emergere una realtà abbastanza disdicevole sulle pratiche passate. Che i funzionari della banca abbiano chiesto a centinaia di clienti di offrire come garanzia i suoi stessi bond subordinati la dice lunga sulla loro correttezza negli affari. Parliamo degli stessi funzionari, che nel 2008 hanno telefonato a migliaia di clienti per appioppare loro le obbligazioni subordinate con scadenza 18 maggio 2018, le Upper Tier II, emesse con taglio minimo da 1.000 euro e, quindi, risultate appetibili persino ai risparmiatori più modesti, nonostante fossero titoli altamente rischiosi e poco chiari nelle condizioni contrattuali ai più che li hanno acquistati.

E sarebbe anche l’ora che si facesse luce su un altro dettaglio della vicenda, ovvero se i bond subordinati fossero stati acquistati prima o dopo la richiesta di un prestito a MPS. Se al cliente Tizio fosse stato sollecitato l’acquisto di un bond subordinato, in cambio della concessione di un prestito, la cosa sarebbe assai grave. Tale pratica dei prestiti baciati è già stata oggetto di sanzioni da parte dell’Antitrust e dei giudici per la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ovvero le altre due banche, entrambe venete, anch’esse sorrette da operazioni di salvataggio, indirettamente manovrate dal Tesoro.

(Leggi anche: Prestiti baciati nulli, ecco chi non dovrà restituire i soldi alla banca)

 

 

 

Paghiamo per pratiche disdicevoli della banca

Non c’è da stupirsi, che proprio le banche che avrebbero fatto uso della pratica deprecabile, oltre che illegale, dei prestiti baciati siano quelle oggi sull’orlo del crac, gravate da elevate sofferenze. Non credete mica che un istituto che eroga denaro a chi si compra i suoi stessi titoli del debito o del capitale sia un creditore oculato? Tanto paga pantalone, ovvero noi contribuenti italiani. Cornuti e mazziati. (Leggi anche: Obbligazioni MPS, salvataggio pubblico con tanti dubbi)

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,
>