Obbligazioni MPS: dietrofront Consob su stop a conversione, ma sarà flop

La Consob cambia idea e autorizza a distanza di tre settimane dal diniego la conversione dei bond subordinati MPS, ancora in mano agli investitori retail.

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La Consob cambia idea e autorizza a distanza di tre settimane dal diniego la conversione dei bond subordinati MPS, ancora in mano agli investitori retail.

La vicenda della conversione delle obbligazioni subordinate MPS, in mano a circa 40.000 investitori retail, sta assumendo un taglio grottesco. La Consob, che solamente tre settimane fa aveva vietato all’istituto di proporre l’offerta ai piccoli investitori, considerando che non avrebbero un profilo di rischio adeguato, adesso è tornata sui suoi passi e ha dato parere positivo sulla riapertura dei termini. Cosa sia accaduto in questi giorni non è dato sapere, se non che la crisi della banca più antica del mondo si sia soltanto aggravata. (Leggi anche: Consob approva OPA bond subordinati)

Il dietrofront della Consob lascia sgomenti

La decisione sofferta dell’authority lascia perplessa l’ADUC, l’associazione dei consumatori, che si chiede che fine abbia fatto il governo e come si può pensare di lasciare 40.000 persone in balia di una ponderazione del rischio, senza che dall’istituto arrivino informazioni al riguardo.

E’ evidente che la Consob si sia piegata alle ragioni della realpolitik. Il successo della conversione delle obbligazioni subordinate, ancora circolanti per un valore nominale di 4 miliardi, dopo il miliardo convertito al 2 dicembre scorso, è l’unica speranza che Siena ha di evitare il salvataggio pubblico e la molto probabile nazionalizzazione. (Leggi anche: Banche, nazionalizzazione e bail-in light)

Sarà un secondo flop

Difficile immaginare, però, che non sarà un nuovo flop. Migliaia di risparmiatori, i più dei quali probabilmente nemmeno in possesso di solide conoscenze per decidere il da farsi, dovrebbero approfittare da qui ai prossimi 5 giorni, di cui solo tre lavorativi, se accettare l’offerta della banca di trasformare i propri crediti in capitale, esponendosi al relativo rischio, oppure se restare così come sono, ma rischiare un bail-in, a seguito di un intervento statale.

Dovremmo supporre, che migliaia di famiglie, anziché comprare regali e pensare al Natale, corrano agli sportelli di MPS per convertire i loro bond, approfittando di un’offerta last minute “imperdibile”, come se si trattasse di un pacchetto-vacanze o di una promozione telefonica. Se non fosse il tragico epilogo di un fallimento annunciato, verrebbe da ridere. (Leggi anche: Aumento MPS, conversione bond subordinati sarà un flop)

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