Corporate bond, ecco quelli italiani acquistati da Draghi

Acquisti di obbligazioni da parte della BCE sin da mercoledì. Vediamo quali società italiane ne beneficeranno e con quali possibili effetti sulla nostra economia.

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Acquisti di obbligazioni da parte della BCE sin da mercoledì. Vediamo quali società italiane ne beneficeranno e con quali possibili effetti sulla nostra economia.

Sono iniziati mercoledì gli acquisti di corporate bond da parte della BCE, ovvero delle obbligazioni societarie non finanziarie denominate in euro. Il primo giorno sarebbero stati oggetti di acquisto i bond Telecom Italia e di Generali, mentre ieri sarebbe stato il turno della tedesca Volkswagen, della francese Orange SA e di un’altra tedesca, la società di pneumatici Continental AG.

Gli acquisti si sarebbero concentrati in questi primissimi giorni sulle società più grosse, forse per segnalare al mercato che la BCE intende fare sul serio, smuovere grossi volumi di obbligazioni e immettere abbastanza liquidità sul mercato per far tendere l’inflazione nell’Eurozona al target di quasi il 2% nel medio termine.

Le obbligazioni acquistabili sono quelle con scadenza residua tra i 6 mesi e i 30 anni e che godano del rating “investment grade” da parte di almeno un’agenzia di valutazione inserita nella lista della BCE. I bond Telecom, ad esempio, possono essere comprati da Francoforte, perché pur essendo considerati titoli speculativi per Standard & Poor’s e Moody’s, hanno un rating “investment grade” per Fitch.

Obbligazioni italiane, quali acquisterà la BCE

Si calcola che le obbligazioni non finanziarie italiane eligibili, stando ai criteri della BCE, valgano 87 miliardi di euro e siano emesse da 26 società. Di seguito la lista: Enel (18,21 miliardi), Eni (13,97), Telecom Italia (9,33), Snam (8,44), Atlantia (8), Terna (5,75), Generali (3), Exor (2,54), A2A (2,35), Hera (2,28), 2I Rete Gas (1,9), Acea (1,7), Ferrovie dello Stato (1,35), Sias (1), Luxottica (1), Cav (0,83), Iren (0,75), Poste (0,75), Cdp Reti (0,75), AdR (0,6), Edison (0,6), A4 Bs-Vr (0,6), Rai (0,35), Linea Group (0,3), EI Towers (0,23) e Acquedotto Pugliese (0,215).

Dai dato sopra esposti, si evince che le prime 5 società elencate rappresentano i due terzi del mercato obbligazionario potenzialmente beneficiario degli acquisti BCE.

Dunque, si tratta di operazioni non diffuse, molto concentrate e che suscitano più di una perplessità, perché ancora una volta potrebbero andare a favore delle grandi imprese, senza un reale beneficio per l’economia.

 

 

 

Rendimenti bond in picchiata

I rendimenti delle obbligazioni “investment grade” sono scesi ormai mediamente all’1% nell’Eurozona, quasi ai minimi storici toccati nel marzo del 2015, ma anche quelli “junk” o “spazzatura” rendono adesso poco più del 4%, beneficiando dello spostamento della domanda verso il loro comparto.

Grazie al calo dei rendimenti, le società possono da un lato abbassare il costo di rifinanziamento dei loro debiti, allungandone le scadenze, dall’altro possono permettersi pure di riacquistare le obbligazioni sul mercato con le emissioni di debito nuovo a costi inferiori, con il risultato di migliorare la posizione finanziaria netta.

Benefici potenziali da mix con nuove aste Tltro

Ma le piccole e medie imprese potrebbero avere un qualche tornaconto in tutta questa vicenda, essendo tagliate fuori dal mercato obbligazionario? La risposta è affermativa, anche se per via indiretta. Come? Poiché le grandi imprese possono trovare ora più conveniente rivolgersi al mercato dei capitali, piuttosto che prendere in prestito denaro da una banca, ci sarebbe maggiore spazio per le pmi, le quali potrebbero approfittare anche delle nuove aste Tltro, quelle attraverso le quali, a partire da questo mese, la BCE eroga alle banche nell’Eurozona denaro a un tasso compreso tra lo 0 e il -0,4% e in percentuale dei prestiti già erogati, mutui esclusi, dagli istituti richiedenti.

Dunque, le pmi potrebbero accedere più facilmente al credito per effetto sia della maggiore offerta disponibile da parte delle banche (le grandi imprese emettono più bond, anziché recarsi in banca), sia per la liquidità messa a disposizione dalla BCE a condizioni ultra-favorevoli.

Il problema è che ancora una volta i benefici potrebbero essere molto eterogenei nell’unione monetaria. Da un lato, infatti, il mercato obbligazionario è maggiormente diffuso nel Nord Europa (ma l’Italia con una quota di quasi un quinto del totale non sarebbe mal messa), dove sono presenti più grandi imprese, dall’altro i paesi del Sud sono alle prese con elevate sofferenze bancarie, come nel caso dell’Italia, che tengono gli istituti lontani dalle pmi, maggiormente a rischio, in quanto dai bilanci più opachi e indecifrabili.

 

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