Obama autorizza l’export di petrolio USA dopo 40 anni, ecco cosa cambia

Gli USA autorizzano l'esportazione di greggio, ponendo fine a un divieto di 40 anni fa. La geo-politica mondiale potrebbe subire uno scossone.

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Svolta storica negli USA, dove l’amministrazione di Barack Obama ha aggirato un divieto vecchio di 40 anni e ha autorizzato due piccole compagnie petrolifere americane ad esportare petrolio ultra-leggero, che potrà poi essere raffinato e trasformato in benzina o combustibile per aerei fuori dall’America. Lo ha annunciato con un breve comunicato l’Ufficio per la Sicurezza e l’Industria del Dipartimento del Commercio di Washington. Le aziende autorizzate alla vendita all’estero sono la Pioneer Natural Resources del Texas e la Enterprise Products Partners di Houston.   APPROFONDISCI – Taglio del prezzo del petrolio in arrivo? Obama contro la Russia in Arabia   Il Dipartimento ha autorizzato anche un minimo di raffinazione, per aggirare la legge che consente solamente l’esportazione di petrolio raffinato. Tecnicamente, il divieto di 40 anni fa e dovuto a ragioni di sicurezza nazionale avrebbe dovuto essere rimosso con l’approvazione di una nuova legge, ma Obama ha preferito non rischiare, anche perché la Camera è nelle mani del Partito Repubblicano a lui avverso. Le prime esportazioni sono attese per il mese di agosto. Si calcola che nel breve periodo, gli USA riuscirebbero a vendere all’estero 700 mila barili al giorno di petrolio, ma che tale quantità potrebbe salire con il tempo, mutando profondamente gli equilibri geo-politici mondiali, a discapito del mondo arabo e della Russia, oltre che di alcuni paesi africani (Nigeria) e del Sud America (Venezuela). Le esportazioni sono rese possibili dal successo che gli USA hanno registrato negli ultimi 5 anni dallo sfruttamento delle estrazioni “shale”, ossia dal gas e dal greggio ricavati dalle conchiglie. Questa nuova forma di estrazione consente oggi all’America di produrre fino a 3 milioni di barili al giorno. La decisione di Obama non arriva in un momento casuale. Si tratta di un chiaro avvertimento che Washington lancia, anzitutto, alla Russia di Vladimir Putin. Mosca tiene sotto scacco l’intero continente europeo, che dipende da essa per il gas e, in parte, anche per il greggio. Ma anche il Medio Oriente è avvisato, perché le esportazioni USA di petrolio lo colpirebbero. In un solo colpo, la misura – seppur allo stadio iniziale – ha il merito di mettere sull’attenti russi e arabi. Potrebbe finire presto il loro potere di ricatto verso il mondo occidentale e potrebbe iniziare una fase più multi-polare nella vendita di petrolio e derivati. Se il trend dovesse proseguire, ossia se l’America si decidesse con forza a consentire le esportazioni di greggio, il prezzo del petrolio potrebbe subire un calo nel medio termine, anche se non conviene nemmeno agli USA che sia così accentuato. Tuttavia, ricordiamoci che mesi fa, Obama aveva minacciato di esportare petrolio proprio per farne abbassare il prezzo e provocare così una crisi in Russia, convincendo con le “cattive” il Cremlino ad arrestare la sua corsa allo smembramento del territorio ucraino. Per il consumatore finale si tratta, in ogni caso, di una buona notizia, sia per il possibile effetto di calmieramento dei prezzi, sia anche per il presumibile minore strapotere futuro di alcuni colossi asiatici del gas e del petrolio, come Gazprom.   APPROFONDISCI – Obama o Romney? Come cambieranno la politica monetaria Usa e le quotazioni di oro e petrolio      

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