Nuovo Patto del Nazareno per Berlusconi e Renzi? Vediamo perché è possibile

Dopo le elezioni regionali, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi potrebbero tornare a trattare sulle riforme, ma sotto-banco, Forza Italia potrebbe sostenere il governo, impedendo che cada per i dissidi interni al PD.

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Dopo le elezioni regionali, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi potrebbero tornare a trattare sulle riforme, ma sotto-banco, Forza Italia potrebbe sostenere il governo, impedendo che cada per i dissidi interni al PD.

Il clima di queste settimane, in previsione delle elezioni regionali di fine mese, non è stato fecondo per un riavvicinamento tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, dopo la rottura di 4 mesi fa del Patto del Nazareno, naufragato con l’elezione del presidente della Repubblica. Il leader di Forza Italia teme di perdere ulteriori consensi, se in piena campagna elettorale dovesse mostrarsi tenero con il premier. Il suo partito è già dato a livelli infimi nei consensi, ragione per cui ieri ha annunciato di essere ormai fuori dalla politica e di restare solo per un dovere civico, sperando di trovare un successore. Ma quando le elezioni regionali saranno alle spalle, Forza Italia nei fatti non esisterà più, dissolvendosi tra i fuoriusciti di Verdini, in fuga verso Renzi e i fedelissimi di Raffaele Fitto, favorevoli alla linea dura contro il governo.   APPROFONDISCI – Elezioni regionali, cosa rischia il governo Renzi dopo il voto?   Eppure, Berlusconi non esclude più di tornare a trattare con il premier, dando vita a un nuovo Patto del Nazareno. Due le ragioni alla base di questa eventuale scelta. Per prima cosa, ha la necessità di evitare che da parte del governo ci siano ritorsioni contro le sue aziende. Già si parla di nuova legge contro il conflitto di interessi, che se ormai avrebbe scarso impatto sulla figura dell’ex premier, per sua stessa ammissione in ritirata dalla scena politica, avrebbe conseguenze dirompenti sulla successione, visto che dopo di lui s’ipotizza che possa scendere in campo la figlia Marina. Secondariamente, il centro-destra è oggi molto diviso tra formazioni piccole e senza alcuna possibilità di competere con il PD. I rancori personali, i risentimenti tra fazioni rendono difficile una sua ricomposizione in tempi brevi. Il Partito Repubblicano di cui parla l’ex premier non potrebbe farsi in poche settimane o mesi, serviranno forse anni. L’esperienza fallimentare del Predellino dimostra come i partiti non nascano improvvisati.   APPROFONDISCI – Forza Italia si scioglierà dopo le elezioni regionali? Ecco come Salvini vuole annullarla   Ma c’è un solo modo per guadagnare tempo e assicurarsi che la legislatura non s’interrompa per un incidente, ora che i numeri al Senato per il governo Renzi sono molto risicati, dopo l’addio di Pippo Civati al PD e la “guerra” dichiarata della minoranza interna: siglare un patto con Renzi, che ufficialmente riguarderà solo le riforme, ma che nei fatti permetterà al premier di guardare con fiducia ai prossimi 3 anni. Dunque, Berlusconi tornerà a trattare con il governo da una posizione ancora più indebolita di quella di qualche mese fa, dato che la sua figura è apertamente osteggiata ormai da quasi tutto ciò che resta del centro-destra per una ragione o l’altra. La strategia dell’ex premier potrebbe rivelarsi, però, poco efficace, perché un Patto del Nazareno 2.0 rischia di avere come effetto quello di impedirgli di svolgere anche solo il ruolo di regista del nuovo Partito Repubblicano. Il suo isolamento dentro la coalizione sarebbe pressoché totale.   APPROFONDISCI – Berlusconi annuncia la linea dura contro Renzi e prepara il Partito Repubblicano        

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