Nuovo euro su accordo tra Macron e Merkel, ma così BTp a rischio

La Francia sciopera oggi per la prima volta sotto la presidenza Macron contro la riforma del lavoro. Eppure, le misure di Parigi sono essenziali per barattare con la Germania il nuovo euro.

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La Francia sciopera oggi per la prima volta sotto la presidenza Macron contro la riforma del lavoro. Eppure, le misure di Parigi sono essenziali per barattare con la Germania il nuovo euro.

Big test oggi per la Francia di Emmanuel Macron, che vive la prima giornata di scioperi e proteste sotto la nuova presidenza. Il sindacato CGT ha indetto 180 manifestazioni in tutto il paese e proclamato 4.000 astensioni dal lavoro per levare la sua voce contro la riforma del codice del lavoro, che il governo di Edouard Philippe ha svelato sarà fondata sulla flessibilità nelle assunzioni e nei licenziamenti, così come in tema di contrattazione salariale. L’obiettivo dell’Eliseo è di favorire nuova occupazione, creando un clima più positivo per il business.

Alla giornata anti-Macron partecipa pure il leader di France Insoumise, Jean-Luc Mélénchon, che oltre il 40% dei francesi percepisce essere il principale oppositore politico del presidente. L’uomo è esponente della sinistra radicale e punta a rendere le proteste un successo. Il riferimento inevitabile saranno i numeri sulla partecipazione all’epoca della presidenza di François Hollande. Se oggi a inveire contro la riforma del lavoro nelle piazze di tutta la Francia saranno di più di allora, Macron subirebbe un colpo d’immagine non indifferente, quando già a 4 mesi dall’inizio del mandato risulta il più impopolare capo di stato da almeno un ventennio a questa parte. (Leggi anche: Ferrovieri per Macron come i minatori per la Thatcher?)

Riforme economiche dietro il nuovo euro

Le riforme economiche del 39-enne ex banchiere Rothschild, tuttavia, non sono un suo capriccio, bensì una necessità evidente. La Francia ha un’occupazione inferiore alla media europea (64% contro 66%), un tasso di disoccupazione più elevato (9,5% contro 9,1%), una spesa pubblica al 57% del pil e una tassazione tra le più alte al mondo, oltre a un sistema di regole molto rigido e atrofizzato, che non favorisce l’ingresso di capitali stranieri. Per non parlare della scarsa competitività delle sue imprese, che pur con un euro debole non si mostrano in grado di conquistare i mercati esteri, con la bilancia commerciale cronicamente in passivo, mentre Germania e Italia segnano surplus notevoli.

Aldilà delle esigenze economiche in sé, le riforme macroniane servono quale moneta di scambio con la Germania della cancelliera Angela Merkel, la quale si appresta tra pochi giorni a conquistare il quarto mandato consecutivo, rafforzando la sua leadership in tutta Europa. Già al primo vertice tra i due dopo la vittoria alle presidenziali di maggio, Macron ha svelato le carte a Berlino, chiedendo più integrazione politica e minori egoismi nazionali, ovvero l’istituzione di un bilancio unico per gli stati dell’Eurozona, che verrebbe gestito da un unico ministro delle Finanze. (Leggi anche: Macron e Merkel divisi sull’euro, ma nemmeno i francesi saranno contenti)

I tedeschi non si sono mostrati contrari a priori, ma anche complice il clima pre-elettorale, non si sono sbilanciati, ribadendo il loro appello alle riforme. Nei giorni scorsi, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, si è speso per assegnare un peso maggiore al Fondo salva-stati, il cosiddetto ESM (“European Stability Mechanism”), che vorrebbe trasformare in uno strumento a sostegno delle economie in difficoltà per anche le fasi di congiuntura negative, oltre che per risolvere eventuali crisi dei debiti sovrani.

Aiuti più facili, ma con riforme

L’idea su cui starebbero trattando Francia e Germania sarebbe di fare dell’ESM il Fondo Monetario dell’Europa. Sarebbe un passo concreto verso la rottura dell’ordine mondiale introdotto dopo il Secondo Dopoguerra, che vede gli organismi internazionali principali ruotare attorno all’asse USA-UE, evidentemente ormai logoro, e già prima che Donald Trump arrivasse alla Casa Bianca. Un ESM più forte implica maggiori esborsi nazionali, cosa che registrerà le resistenze dei governi, i quali percepirebbero la maggiore operatività del fondo quale un cappio al collo per la loro discrezionalità in ambito fiscale. Infatti, già come accade oggi, ma possibilmente a condizioni più stringenti, gli aiuti verrebbero erogati dietro il rispetto di precisi accordi siglati per il rilancio dell’economia. Un po’ come accade dall’inizio degli anni Ottanta con l’FMI e il suo “Washington consensus”, il menù di politica economica in 5 punti, fissato dall’istituto e pre-condizione richiesta per ottenere aiuti.

Berlino teme che maggiore integrazione politica sia un’espressione di comodo, che Parigi utilizzerebbe per mascherare il suo vero obiettivo, vale a dire una redistribuzione delle risorse in favore della propria economia, oltre che di quella di altri stati del Sud. Bilancio comune allo stato attuale equivarrebbe ad avallare un trasferimento di risorse dalle economie più forti (Germania, Olanda, Austria, etc.) a quelle più deboli (Francia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, etc.). Poiché Frau Merkel non ha intenzione di pagare per gli altri, dopo le elezioni accetterebbe di aprire una seria discussione sull’unione politica e pure bancaria, ma successivamente alla realizzazione delle riforme in tutte le grandi economie in crisi di questi anni. (Leggi anche: Eurobond, proposta indecente legata al Fiscal Compact)

Debiti sovrani più “flessibili”

E c’è di più: l’ESM interverrebbe con maggiore frequenza del passato per salvare gli stati del Sud, i quali in cambio accetterebbero di emettere una quota crescente del loro debito sotto le nuove regole, guarda caso introdotte nel 2012 con l’istituzione del fondo permanente e recepite dall’Italia pochi mesi dopo. Parliamo delle “clausole di azione collettiva” o Cacs, che prevedono la possibilità per gli stati dell’Eurozona di emettere titoli di stato con scadenze superiori all’anno del tipo “flessibile”. Essi potranno essere ristrutturati dietro approvazione di almeno i due terzi e fino ai tre quarti degli obbligazionisti, diventando l’accordo vincolante anche per tutti gli altri. E così, i governi potranno rinegoziare il debito pubblico, allungando le scadenze, tagliando il valore nominale di rimborso dei bond (“haircut”) e le cedole, di rimborsare in una valuta diversa da quella di emissione, nonché sostituendo quelli già emessi con altri di nuova emissione. Unica limitazione: l’ammontare massimo di questi bond non potrebbe eccedere il 45% del totale.

Perché la Germania accetterebbe l’integrazione politica dietro il potenziamento delle Cacs presso i governi dell’Eurozona? Perché così avrebbe una relativa rassicurazione sulla capacità degli stessi di fronteggiare eventuali situazioni di crisi senza ricorrere ad aiuti esterni, che presuppongono evidentemente l’esborso di denaro anche tedesco, essendo la Germania prima economia dell’area. L’ipotesi delle Cacs, tuttavia, rischia di minare la fiducia del mercato verso la solvibilità del debito sovrano in diversi stati del Sud, Italia in testa. L’unione politica andrebbe così di pari passo con la disintegrazione finanziaria, la quale farebbe venire giù l’intera costruzione dell’euro.

I tedeschi saranno certamente consapevoli dei rischi, eppure insisteranno su questa strada, avvertendo l’assenza di alternative valide. Già quest’inverno si è parlato di creare un “euro a due velocità”. Ecco, il piano finale sarebbe quello, nel caso in cui fallisse ancor prima di nascere quello A, fondato sulla maggiore condivisione dei rischi, così come anche dei doveri. E quando a capo della BCE tra un paio di anni non vi sarà più Mario Draghi, Berlino avrà carta bianca per portare avanti le proprie idee, confidando in un sostegno pressoché granitico sul piano istituzionale UE, presupponendo che al rinnovo dell’Europarlamento nella primavera del 2019 non sembrano esservi protagonisti politici in grado di impensierire la cancelliera. (Leggi anche: Doppio euro per salvare la UE? L’ipotesi di una Frau Merkel in difficoltà)

 

 

 

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