Nuovo Dpcm e il nodo abbonamenti per palestre, piscine e teatri

Con il nuovo Dpcm torna il dubbio per la questione rimborsi.

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Nel nuovo Dpcm che entra in vigore dal 26 ottobre fino al 24 novembre, si prevede la chiusura di palestre, piscine, teatri, cinema, luoghi di aggregazione. In molti si stanno chiedendo che cosa accadrà con gli abbonamenti. Chi ha pagato già l’abbonamento per la piscina, la palestra o la stagione teatrale come deve muoversi? 

Il nodo dei rimborsi

Durante il lockdown della scorsa primavera, entro il 18 agosto era stato possibile fare richiesta di rimborso allegando le ricevute di pagamento. Il gestore poteva rimborsare o offrire un voucher dello stesso valore entro 30 giorni dalla richiesta e da usufruire entro un anno dalla cessazione della sospensione delle attività. Fece scalpore la questione relativa al concerto di Paul Mc Cartney in Italia, che doveva esibirsi a giugno, date poi cancellate, con gli organizzatori che decisero di offrire il voucher per uno spettacolo invece che il rimborso.

Fu l’ex Beatles a bocciare l’operazione, portando anche il ministro Franceschini a dargli ragione: non era giusto che chi aveva pagato il biglietto per il concerto non potesse ricevere indietro il denaro. All’epoca Franceschini si espresse ammettendo che: «È evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma».

Chiedere il rimborso

Secondo le associazioni dei consumatori, in ogni caso, anche la disciplina relativa ai voucher è in contrasto con la normativa Ue, facendo riferimento al resto d’Europa, dove i biglietti per gli eventi vengono rimborsati e non dati dei buoni. 

Per quanto riguarda le palestre, in sostanza, le associazioni consigliano di chiedere il rimborso per il periodo in cui la struttura è rimasta chiusa e se il gestore non accetta, di inviare una raccomandata o una pec di messa in mora intimando la risoluzione del contratto.

Questo vale soprattutto nel caso in cui il cliente non voglia più tornare in palestra. Nel caso contrario, il cliente potrebbe anche accettare il voucher da utilizzare in futuro.

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