I ‘nuovi’ voucher: perché sono l’ennesima presa in giro agli italiani

L'Italia è il paese in cui si cambia tutto per non cambiare nulla: ecco perché i nuovi voucher sono l'ennesima presa in giro agli italiani.

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
L'Italia è il paese in cui si cambia tutto per non cambiare nulla: ecco perché i nuovi voucher sono l'ennesima presa in giro agli italiani.

Il provvedimento che vede l’introduzione di due nuovi strumenti, PrestO e Libretto Famiglia, in sostituzione dei voucher è stato approvato nella giornata di giovedì all’interno della cosiddetta ‘manovrina’. L’agenda delle proteste contro questo strumento è la seguente: domani 17 giugno scenderà in piazza la CGIL a Roma, insieme ad associazioni, piccoli partiti e movimenti studenteschi, per protestare contro il meccanismo politico ed economico che ha portato ai nuovi voucher. il primo commento da fare – ce lo si conceda – proviene dal romanzo ‘Il Gattopardo’, quando, parlando dell’Italia, si dice che è il paese in cui tutto deve cambiare affinché non cambi nulla. Ma vediamo perché abbiamo utilizzato il sintagma ‘presa in giro’ e poi analizziamo un parere autorevole.

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Perché i nuovi voucher sono una presa in giro agli italiani

Senza fare troppi giri di parole, possiamo dire che i nuovi voucher siano una presa in giro agli italiani per due ordini di motivi. Il primo motivo è squisitamente politico: il governo ha fatto in fretta e furia questa riforma per evitare il referendum abrogativo, ma come ha agito? Semplice, abolendo la dizione voucher e sostituendoli con qualcosa di estremamente simile: si tratta ancora una volta da parte del governo Gentiloni di una ‘beffa’ ai danni degli italiani – in questo senso, si cambia per non cambiare nulla. Il secondo motivo è squisitamente economico e riguarda la struttura stessa dei nuovi voucher: l’utilizzazione di questo strumento ha condotto a storture di carattere giuridico-amministrativo, ma soprattutto a nuove forme di sfruttamento, ancora più pesanti di quelle connesse a tutte le forme contrattuali, a scarse tutele, già presenti in Italia.

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Chi critica i voucher e la loro nuova versione utilizza un termine che sembra essere uscito definitivamente dal lessico politico-economico: la parola è ‘sfruttamento’. Per ché un governo dovrebbe immaginare sempre nuovi strumenti per lo sfruttamento dei lavoratori e cittadini? Ma vediamo adesso cosa ne pensa un autorevole giuslavorista, Federico Martelloni, docente di Diritto del Lavoro all’Università di Bologna. Ecco un commento autorevole del giuslavorista Martelloni.

Un autorevole commento alla normativa sui nuovi ‘voucher’  

Il problema connesso alla strutturazione dei nuovi ‘voucher’ riguarda anche una questione di diritto, che viene sottolineata dal professore Federico Martelloni, intervenuto sulle pagine de Il Fatto Quotidiano. Anche se i nuovi ‘voucher’ presentano delle differenze rispetto ai ‘vecchi’, la questione di fondo è che non sono state eliminate le storture di quel sistema, dunque è come se non fosse cambiato praticamente nulla: innanzitutto, il paradosso di un contratto che presenta tutele davvero minime per il lavoratore – la forma contrattuale meno appetibile possibile e che favorirebbe soltanto una delle parti in causa; in secondo luogo, il paradosso della creazione di un nuovo contratto di lavoro per una serie di lavori che già presentano forme contrattuali specifiche, dal ‘lavoro a chiamata’ ai contratti part-time.

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Il professore conclude dicendo che già queste ultime forme conducono a grande precarietà; perché immaginarne una, si potrebbe concludere il suo ragionamento, che consegna il lavoratore italiano o straniero che sia a una forma di mancanza di tutela così decisa? Insomma, ancora una volta la vecchia e desueta parola ‘sfruttamento’ non appare, ma è uno spettro che si aggira anche in queste riflessioni.

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