Nuova recessione mondiale: l’allarme di Paul Krugman

L'economista riconosce all'Europa il ruolo di grandezza mondiale e una sua crisi ha tutte le potenzialità per innescare una recessione mondiale.

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L'economista riconosce all'Europa il ruolo di grandezza mondiale e una sua crisi ha tutte le potenzialità per innescare una recessione mondiale.

Cina, Europa, guerra commerciale e shutdown. Sono queste le 4 minacce che potrebbero portare a una nuova recessione mondiale, secondo quanto dichiarato da Paul Krugman, come si legge nell’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore con la traduzione di Fabio Galimberti. Oltre ai 4 casus belli evidenziati, il noto economista e saggista statunitense pone l’accento anche sul poco spazio di manovra a disposizione della banche centrali di tutto il mondo, includendo anche la Federal Reserve degli Stati Uniti d’America. La premessa di Krugman fa riferimento alle ultime tre crisi economiche che hanno avuto ripercussioni a livello planetario: dalla bolla immobiliare e creditizia alla bolla dei titoli tecnologici, fino ad arrivare alla crisi d’inizio anni Novanta. Per l’economista americano, la futura recessione potrebbe assomigliare a quella del 1990-1991, quando fu più di una causa a scatenare la crisi economica e non un episodio isolato, come accaduto in occasione delle ultime due recessioni.

Il ruolo degli USA

Centrale la figura degli Stati Uniti di Donald Trump, dal momento che due dei quattro motivi riportati dal saggista Paul Krugman puntano il dito contro la possibile guerra commerciale e le conseguenze dello shutdown, direttamente collegati alla controversa presidenza Trump. Secondo Krugman, “non c’è bisogno di essere dei liberoscambisti dogmatici per ritenere che questo avrà necessariamente un effetto depressivo sull’economia”. Allo stato attuale delle cose comunque, come riconosce l’economista, le aziende credono ancora nell’accordo tra Stati Uniti e Cina per evitare una guerra commerciale di proporzioni planetarie. Per quanto riguarda invece lo shutdown, che investe in primis il territorio degli USA, il premio Nobel per l’economia si interroga sulle ripercussioni che avrà una volta terminato, con la consapevolezza che potrebbe ripetersi una seconda volta.

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L’Europa

Dalla posizione dello statunitense Paul Krugman, la crisi economica dell’Europa trova le propria fondamentale “nell’ossessione della Germania per gli attivi di bilancio”, oltre a riconoscere la “crisi al rallentatore dell’Italia”. L’economista riconosce all’Europa il ruolo di grandezza mondiale e, al pari della Cina, una sua crisi ha tutte le potenzialità per innescare una recessione mondiale.

L’analisi di Krugman invita a una riflessione generale, all’alba del 2019. L’articolo originale del saggista americano è stato pubblicato sul New York Times a fine gennaio, dunque poco più di un mese fa.

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