Ntv a rischio crac. La politica non vuole il libero mercato dei treni, il monopolio resta

Nonostante il numero dei passeggeri sia triplicato in soli 2 anni, Ntv rischia di chiudere e dovrà licenziare un terzo del suo personale. Dietro al possibile crac c'è l'ostilità del sistema politico a un concorrente dei treni per il monopolio pubblico.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori), la società dei treni creata nel 2006 dagli imprenditori Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle, Gianni Punzo e Giuseppe Sciarrone, potrebbe procedere prestissimo alla messa in mobilità di 300 lavoratori su 1.000, quasi un terzo del totale. A rischio ci sarebbe anche un migliaio di posti di lavoro dell’indotto. La decisione sembra quasi inevitabile, dopo che il capitale sociale si è ridotto di un terzo nel solo primo trimestre di quest’anno. La società ha debiti per 781 milioni, principalmente verso Intesa Sanpaolo. In due anni, ha accumulato perdite per 156 milioni, ma che potrebbero crescere nei prossimi anni, dopo che il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, ha annunciato la fine delle tariffe elettriche agevolate per le compagnie ferroviarie, a partire dal 2015. Il maggiore onere a carico di Ntv sarebbe di 15-20 milioni di euro all’anno, quando già paga 120 milioni per accedere alla rete. Le agevolazioni risalgono al lontano 1963, quando fu deciso di compensare l’esproprio elettrico ai danni delle Ferrovie e in favore di Enel con una politica tariffaria di favore. Ntv ha già tagliato gli stipendi dei manager, ha applicato i contratti di solidarietà per i lavoratori, ha dato mandato a Lazard di ristrutturare il debito e nonostante in soli due anni abbia registrato un vero boom di passeggeri, passati da 2 a 6 milioni, non è riuscita a pareggiare i conti. Ma dietro alla crisi della compagnia privata, che aveva e ha tutt’ora come obiettivo quello di scardinare lo storico monopolio pubblico di Trenitalia – peraltro, controllata dalle stesse Ferrovie dello Stato, società quest’ultima che gestisce la rete – c’è proprio l’ostilità ostentata della politica (destra e sinistra) e del sistema ferroviario. Quando alla guida delle Fs c’era l’ad Mauro Moretti, volarono parole di fuoco tra il manager e Ntv. Moretti fu accusato di tutelare il sistema monopolistico, a discapito di qualsivoglia concorrenza.   APPROFONDISCI – Ntv Italo, siamo all’ultima fermata? Cosa non va nell’anti-Trenitalia  

Lo scontro con la politica

E che il libero mercato non sia entrato nelle teste dei politici lo dimostrano anche alcune dichiarazioni, diremmo, inopportune arrivate proprio dal mondo istituzionale. Il ministro Guidi è stato accusato di incompetenza dall’imprenditore Della Valle e a sua volta ha replicato, sostenendo che quest’ultimo sarebbe “un grande imprenditore e a volte un opinionista”. Duro l’attacco di Maurizio Gasparri, vice-presidente del Senato, che su Twitter invita i viaggiatori a diffidare delle promozioni di Ntv, in quanto azienda fallita. In una nota, la società ha risposto alle parole di Gasparri, sostenendo che sarebbero frutto di una visione della vecchia politica, contraria all’abbattimento del monopolio e rammaricandosi che una delle personalità istituzionali di più elevato grado in Italia si scagli contro un’azienda privata. La realtà è che Ntv dovrà presto licenziare grossa parte del suo personale e a rischio c’è la stessa operatività aziendale. Ci potranno anche essere errori imprenditoriali dietro al progetto, ma che la politica e il famoso “sistema-Italia” vi abbiano messo i bastoni tra le ruote è fin troppo evidente. E’ duro a morire il monopolio dei treni. Muore, invece, chi lo tocca.  

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Argomenti: Economia Italia

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