Nouriel Roubini: la lezione della finanza islamica alle economie avanzate

Secondo l'economista di origini iraniane, la finanza islamica presenterebbe aspetti di maggiore stabilità di quella delle economie sviluppate, anche se con il tempo non la soppianterà, bensì ne sarà complementare. E prevede: Dubai e Abu Dhabi le capitali del Medio Oriente del futuro

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Secondo l'economista di origini iraniane, la finanza islamica presenterebbe aspetti di maggiore stabilità di quella delle economie sviluppate, anche se con il tempo non la soppianterà, bensì ne sarà complementare. E prevede: Dubai e Abu Dhabi le capitali del Medio Oriente del futuro

Partecipando al Global Islamic Economy Summit di Dubai della settimana scorsa, l’economista Nouriel Roubini ha affermato che la finanza islamica potrebbe giovare d’insegnamento alle economie avanzate, perché presenterebbe caratteristiche di minore volatilità e maggiore stabilità. 

 

Roubini è preoccupato per la bolla delle borse

Si dice preoccupato Roubini dell’inflazione degli asset, conseguente alle politiche ultra-espansive delle principali banche centrali del pianeta. Anziché avere fatto crescere la produzione di beni o l’occupazione, l’abbondante liquidità si è tradotta in un’impennata dei titoli azionari e obbligazionari, con le borse a quotare le società a un rapporto ormai più alto della media storica, rispetto ai profitti.

I 57 paesi islamici nel mondo dipendono in grossa parte dal petrolio, ma molti di questi da tempo stanno diversificando le loro economie. Questo è l’elemento positivo, anche se resta il fatto che, tolta la produzione di greggio, il pil dei paesi del Medio Oriente equivale a quello del Belgio, ma qui ci stanno 400 milioni di persone e non i 10 milioni del piccolo stato europeo, nota Roubini. In più, i paesi arabi si caratterizzano per una demografia migliore dell’Occidente, con una forza lavoro giovane e in crescita, mentre prosegue il processo di integrazione del Medio Oriente nell’economia globale. Occorre, però, che questa popolazione giovane sia istruita e abbia possibilità di lavoro.

Ma Roubini si dice ottimista, con riferimento sia all’accelerazione del tasso di crescita nel 2014 delle economie avanzate, sia delle prospettive della finanza islamica. Quest’ultima, ad esempio, avrebbe di positivo una maggiore condivisione dei profitti e degli stessi rischi, anche se l’economista ritiene che essa non sia destinata a soppiantare la più tradizionale finanza occidentale, bensì a diventarne complementare.

Anche la finanza islamica, tuttavia, ha alcune sfide da affrontare, come una migliore gestione del sistema di insolvenza. In più, nel Golfo ci sarebbero oggi per Roubini almeno quattro centri, che possono aspirare ad essere le future piazze finanziarie della regione, un pò troppe, spiega. Anche se non più di due dovrebbero alla fine emergere definitivamente sulle altre e si tratterebbe di Dubai e Abu Dhabi.

Roubini non vede, infatti, la prospettiva che i capitali possano prendere il volo per la Malaysia o che possano essere attirati dalla piazza londinese. Quest’ultima sta cercando di attirare la finanza islamica, ma è ancora a uno stadio incipiente. Al contrario, gli Emirati Arabi Uniti avrebbero dalla loro uno stile di vita meno restrittivo che negli altri paesi arabi, oltre a un grado maggiore di sicurezza e di diversificazione economica.

 

Londra già pronta ad attirare i capitali islamici. Da poco annunciata l’emissione del primo bond Sukuk

Recentemente, il governo inglese ha annunciato la prima emissione di “Sukuk” in Gran Bretagna, l’obbligazione che rispetta i precetti islamici, che vietano di prestare denaro con gli interessi monetari. Per questo, la finanza islamica ha ovviato al divieto, creando strumenti finanziari che non prevedono alcuna cedola, ma in cambio concedono al creditore di partecipare ai frutti dell’investimento sottostante, reso possibile dal prestito. 

Anche Londra, quindi, ha ben compreso le potenzialità della finanza islamica, che cresce di anno in anno a ritmi esponenziali e che oggi varrebbe nel mondo almeno mille miliardi di dollari.

 

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