Nord e sud in Italia meno distanti che altrove, ma è allarme povertà nel Meridione

Contrariamente a quanto crediamo, tra nord e sud in Italia le distanze sono minori che presso le altre grandi economie europee, ma il vero problema del Meridione è che è povero quasi quanto la Grecia.

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Contrariamente a quanto crediamo, tra nord e sud in Italia le distanze sono minori che presso le altre grandi economie europee, ma il vero problema del Meridione è che è povero quasi quanto la Grecia.

L’Eurostat ha pubblicato i dati sul pil pro-capite delle regioni europee in cui sono stati suddivisi gli stati nazionali, senza necessariamente riflettere la ripartizione amministrativa. Ad esempio, in Italia figurano cinque macro-regioni: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole. C’è una buona notizia e una cattiva: la prima è che nessuna regione italiana figura tra le più povere della UE, mentre la Francia compare tra le ultime 20 con due sue regioni, ossia Mayotte, la terza più povera dopo il nord-ovest e l’area nord-centrale della Bulgaria, e le Guyana, rispettivamente al 34% e al 49% del pil pro-capite europeo, che nel 2017 è stato pari a 30.000 euro. Tuttavia, non figuriamo nemmeno tra le regioni più ricche, mentre la Francia al decimo posto piazza ovviamente l’Ile-de-France, la regione parigina, il cui pil pro-capite a parità di potere di acquisto vale il 177% di quello medio continentale. Al primo posto troviamo l’area interna di Londra con un dato sbalorditivo del 626%.

Perché il Sud Europa si è indebolito con la crisi e ha accentuato le distanze con il nord

Abbiamo approfittato dei dati per verificare se sia vera la percezione che Nord e Sud in Italia sarebbero distanti tra loro per ricchezza come in nessuna altra nazione al mondo. Il confronto lo abbiamo effettuato con le principali economie UE: Germania, Francia, Regno Unito e Spagna. Abbiamo trovato che in Germania, il rapporto tra la regione più ricca (Amburgo) e quella più povera (Meclemburgo-Pomerania) si attesta a 2,42, con la città-stato del nord-ovest a godere di un pil pro-capite di 64.700 euro, 1,63 volte i 39.600 euro medi nazionali, mentre la regione orientale deve accontentarsi di un reddito per abitante pari al 67% di quello medio tedesco (26.700) e all’89% di quello europeo.

Distanze meno accentuate in Italia

In Francia, le distanze si accentuano: l’Ile-de-France vanta un pil pro-capite di 58.300 euro, a fronte dei 21.300 delle regioni ultra-periferiche, praticamente i dipartimenti d’oltremare. Il rapporto tra le due risulta di 2,74, con la prima al 170% del reddito medio nazionale e la seconda al 62%, mentre in rapporto alla media UE si attesta al 71%.

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Risultati simili si ottengono nel Regno Unito: 2,42 il rapporto tra il pil pro-capite di Londra e quello del nord-est, con la prima al 177% e la seconda al 73% della media nazionale. E il nord-est britannico gode di un reddito dell’86% rispetto a quello medio europeo. In Spagna, le distanze già si riducono a 1,79 tra i 33.800 euro della Comunidad de Madrid e i 18.900 di Sur. La prima esibisce un reddito medio del 135% rispetto alla media nazionale, la seconda del 75%.

E l’Italia? Pil pro-capite a 28.500 euro, il 96% della media UE, tenuto conto del potere di acquisto. Il Nord-Ovest guida la classifica nazionale con 35.200 euro e le Isole chiudono con appena 18.200 euro. Il rapporto tra le due aree si attesta a 1,93, superiore tra le grandi solo a quello spagnolo. In Sicilia e Sardegna mediamente si vive con un reddito pari al 64% di quello italiano medio, mentre al Nord-Ovest con uno del 124%. A dirla tutta, sembra quasi che le disparità tra i vari territori siano contenute, con una ricchezza più equamente diffusa rispetto al resto delle grandi economie d’Europa. In effetti, così è.

Il dramma del Meridione

C’è un grosso problema, però: le Isole, ma più in generale il Sud, è meno distante dalle aree ricche del resto d’Italia di quanto non siano le regioni povere da quelle ricche in Germania, Francia e Regno Unito, ma possiede un pil pro-capite molto basso, pari al 61% e 63% rispettivamente della media UE. Si consideri che il pil per abitante in Grecia sia pari al 56%, per cui possiamo affermare non a torto che al Meridione si starebbe non molto meglio che nello stato europeo più martoriato dalla crisi dell’ultimo decennio.

Anzi, tenuto conto del potere di acquisto, la ricchezza media in Grecia risulterebbe di 5 punti superiore rispetto a quella del Sud Italia.

Il Sud è peggio della Grecia tra povertà, crollo degli occupati e delle nascite

Tirando le somme, viviamo in una condizione di grande ipocrisia. Ci preoccupiamo e ci mostriamo affranti per la caduta dell’economia ellenica e fingiamo di non vedere che il Mezzogiorno d’Italia sia una sorta di Magna Grecia, ma nell’accezione negativa e non più storicamente affascinante dell’espressione. Il problema da Roma in giù non consiste nell’essere meno ricchi del nord, quanto di essere relativamente poveri. Se non fosse per l’Europa orientale, sarebbe il nostro sud l’area tra le più povere del continente. Dunque, della sorpresa positiva della contenuta disparità tra i due pezzi d’Italia avremmo poco di cui gioire. Non sono le disuguaglianze il vero termometro delle condizioni di salute per le aree più povere, quanto i livelli assoluti di ricchezza. In fondo, nei regimi comunisti prima della caduta del Muro di Berlino, si respirava aria di sostanziale uguaglianza tra i cittadini e spesso anche tra le varie regioni, ma nel senso che tutti vivessero in condizioni di relativa povertà.

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