Nord Corea, Trump verso nuove sanzioni? Intanto, l’economia di Kim Jong-Un resiste

Lancio di un missile inter-continentale, in grado di colpire l'America. La Corea del Nord non si frena e continua nelle provocazioni, mentre l'amministrazione Trump aumenta le pressioni sulla Cina.

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Lancio di un missile inter-continentale, in grado di colpire l'America. La Corea del Nord non si frena e continua nelle provocazioni, mentre l'amministrazione Trump aumenta le pressioni sulla Cina.

Le provocazioni della Corea del Nord verso gli USA e i suoi alleati non cessano. Dopo avere restituito alla famiglia a distanza di 16 mesi dall’inizio della detenzione lo studente americano Otto Warmbier, morto pochi giorni dopo il rilascio per le sevizie subite nel corso della sua prigionia, Pyongyang ha deciso bene di lanciare un missile inter-continentale proprio l’altro ieri, quando in America si celebrava l’indipendenza.

Non una coincidenza, come ha ammesso esplicitamente il leader nordcoreano Kim Jong-Un, che ha parlato di “regalo ai bastardi americani” per “rompere loro la noia”. Sempre Jong-Un ha comunicato minaccioso che il missile da poco lanciato sarebbe stato in grado di colpire il territorio americano in Alaska.

Immediata la convocazione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, mentre cresce la pressione dell’amministrazione Trump sulla Cina, affinché faccia di più per mettere in riga il suo vicino irrequieto. Il presidente Donald Trump ha twittato la sua frustrazione sul caso, evidenziando come gli scambi commerciali tra Cina e Corea del Nord nel primo trimestre di quest’anno siano aumentati del 40% (+37,4%) su base annua e pur apprezzando gli sforzi del presidente Xi Jinping, ha sostenuto che questi non avrebbero ancora esitato i frutti sperati. (Leggi anche: A un passo dalla Terza Guerra Mondiale?)

Nuove sanzioni contro il regime di Kim Jong-Un

Per questo, il suo segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, ha annunciato un giro di vite delle sanzioni contro il regime staliniano di Pyongyang. “Taglieremo loro i soldi fino a quando non si comporteranno bene”, ha dichiarato. Nel mirino di Washington vi sono nuove altre banche cinesi, colpevoli di intrattenere rapporti finanziari con società nordcoreane, mantenendo in vita l’economia del paese. Con Italia, Regno Unito, Canada e Germania, Trump sta discutendo dell’apparato di ulteriori sanzioni necessarie per fermare il giovane dittatore, compresa l’ipotesi di un embargo contro società straniere e paesi terzi che intrattenessero rapporti commerciali o fornissero aiuti al regime.

Trump e il presidente cinese s’incontreranno questo venerdì ad Amburgo per il G20, al margine del quale il primo avrà il suo primo faccia a faccia con il collega russo Vladimir Putin, nel tentativo di avviare un difficile disgelo tra le due potenze.

Da Pechino, il portavoce del Ministero degli Esteri, Lu Kang, ha dichiarato che gli USA non possano porre nel mirino le banche straniere e ha chiarito che tale strategia “sbagliata” degli americani minaccerebbe le relazioni bilaterali. (Leggi anche: Kim Jong-Un apre a Trump sui test nucleari, svolta con gli USA?)

Boom scambi tra Corea del Nord e Cina

I dati sugli scambi commerciali Cina-Corea del Nord risalgono a prima del faccia a faccia tra Trump e Xi ad aprile, quando i due leader ebbero una due giorni di colloqui abbastanza fruttuosi in Florida, avviando un percorso di collaborazione non solo sul contenimento delle minacce di Pyongyang, ma anche sui rapporti commerciali sino-americani.

Già alla fine di febbraio, Pechino aveva aderito all’embargo ONU contro le esportazioni di carbone nordcoreano, limitandone le importazioni e impattando così negativamente sulla bilancia commerciale dello stato alleato, che per il 99% vende la materia prima proprio ai cinesi. Questi ultimi hanno accresciuto del 54,5% le vendite verso la Corea del Nord nel primo trimestre, aumentando di solo il 18,4% le importazioni dalla stessa. Eppure, nonostante queste limitazioni, l’economia nordcoreana non starebbe affatto crollando e pur in assenza di dati ufficiali, gli analisti stimano nel range 1-5% la crescita attesa per il suo pil quest’anno. (Leggi anche: Cina rispedisce carbone in Corea del Nord)

Perché la Corea del Nord resiste alle sanzioni?

Com’è possibile tutto ciò? Si consideri che l’economia locale è già molto sotto-sviluppata e caratterizzata da un elevato grado di concentrazione di attività nelle mani dello stato. Tuttavia, negli ultimi 5 anni, Jong-Un ha compreso che i miglioramenti sono possibili, consentendo sotto traccia ai cittadini di avviare attività economiche autonome, ovvero stimolando il settore privato. Siamo lontanissimi da un’economia di mercato, ma è evidente che più cresce la tolleranza verso forme di iniziativa privata e più tende a crescere il pil.

In altre parole, il regime comunista starebbe compensando l’effetto potenzialmente devastante delle sanzioni internazionali, puntando sull’economia privata informale, senza mettere ufficialmente in dubbio la dottrina marxista. Ciò sta creando già una classe piccolo-borghese, che prende il nome di “donju”. Certo, ciò non basterà forse a sventare il rischio di un tracollo economico, nel caso in cui la Cina tagliasse i ponti in maniera totale. Rischio per Pyongyang, che da questo fine settimana potrebbe crescere, dopo il vertice del G-20. D’altra parte, Jong-Un avrà messo sul piatto una simile minaccia, tanto che il lancio del missile di martedì sembra essere stato indirizzato, più che agli americani, ai vecchi “amici” cinesi, che adesso devono in un qualche modo farsi sentire. (Leggi anche: Corea del Nord, spese militari record)

 

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