Non sarà un ‘helicopter money’ a salvarci dalla recessione

Fiumi di nuova liquidità iniettati dalle principali banche centrali. Non resta loro che sperimentare quel "helicopter money" di cui si discute da anni e che non lenirebbe affatto la crisi che sta investendo l'Eurozona.

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Fiumi di nuova liquidità iniettati dalle principali banche centrali. Non resta loro che sperimentare quel

Domenica sera, la Federal Reserve ha azzerato i tassi e ha annunciato nuovi acquisti di titoli del Tesoro e obbligazioni coperte da garanzie immobiliari (Mbs) per un totale di 700 miliardi di dollari. Giovedì scorso, la BCE aveva contrariato i mercati con il mancato taglio dei tassi e con affermazioni imprudenti del governatore,  Christine Lagarde, ma al contempo aveva aumentato di 120 miliardi di euro entro l’anno le dimensioni del “quantitative easing”, varato nuovi finanziamenti a lungo termine alle banche e migliorato le già ottime condizioni delle aste T-Ltro con cadenza trimestrale. Per tutta risposta, la Banca del Giappone ha raddoppiato gli acquisti-obiettivo di Etf azionari da 6.000 a 12.000 miliardi di yen (da 50 a 100 miliardi di euro) e di obbligazioni da 3.200 a 4.200 miliardi (da quasi 27 a oltre 35 miliardi di euro). In tutto, potenzierà i suoi stimoli di 7.000 miliardi di yen, qualcosa come quasi 60 miliardi di euro.

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E le principali banche centrali del pianeta si sono anche raccordate per tagliare il tasso d’interesse sulle operazioni di “swap” valutarie, al fine di agevolare la liquidità in dollari presso tutte le grandi economie. Le ultime mosse degli istituti, quindi, sono andate nella direzione di aumentare la già altissima liquidità disponibile sui mercati finanziari, temendo una sua caduta come dopo il default di Lehman Brothers.

Formalmente, tali azioni si giustificano anche con la necessità di tendere ai rispettivi target d’inflazione, disattesi da svariati anni, eccezion fatta per gli USA. Nel concreto, trattasi di un modo per offrire una boccata di ossigeno a imprese e famiglie travolte dalla pandemia di Coronavirus, sebbene abbiamo già avvertito che siano stimoli del tutto insensati in una fase come questa, in quanto non saranno tassi ancora più bassi a sostenere né la produzione, né i consumi.

In cosa consisterebbe l’helicopter money

Di questo passo, l’“helicopter money” diventa un’ipotesi sempre meno fantasiosa. L’espressione indica un passo inedito per qualsiasi banca centrale e consisterebbe nel far fluire liquidità gratuita e senza condizioni direttamente ai cittadini. Che venisse spedito un assegno a casa di tutti o che si finanziassero le spese dei governi senza obbligo di restituzione delle somme e senza costi, il dato saliente sarebbe che le banche centrali stamperebbero soldi per distribuirli all’economia. Avrebbe successo? Per rispondere alla domanda, pensate se in queste settimane di quarantena per 60 milioni di italiani ci venissero inviati a casa assegni intestati per 1.000 euro a testa.

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Le famiglie sarebbero certamente felici, ma questo ci eviterebbe la recessione? No e per il semplice motivo che il calo della produzione delle imprese proseguirebbe intatto, a causa delle stringenti limitazioni ai movimenti disposti dal governo per cercare di contenere la pandemia. Le stesse famiglie non avrebbero materialmente nemmeno come spendere in una prima fase tale denaro, non potendo comprare beni e servizi, se non quelli strettamente connessi alla sopravvivenza, per via della chiusura degli esercizi commerciali.

Prima di arrivare all’helicopter money

Stiamo estremizzando il ragionamento, perché fortunatamente la quarantena nazionale non durerà a lungo, ma il concetto rimane valido: stampare moneta per distribuirla, senza che ciò venga accompagnato da un pari aumento della produzione, non solo non evita la recessione, ma rischia di tradursi in un semplice aumento dei prezzi, cioè in inflazione. E di tutto avremmo bisogno in una fase come questa, tranne che il costo della vita rincarasse e che, quindi, la gente che ha perso e perderà il lavoro trovi ancora più difficile sopravvivere e che quelle persone che hanno la fortuna di averne uno si vedano ridotto il potere di acquisto, costrette a ridurre il paniere mensile.

Il fatto che l’helicopter money si presenti come una strategia assurda per contrastare la crisi non implica anche che non verrà mai messo in atto. Le banche centrali non puntano realmente a sostenere le economie, almeno non nel modo in cui crediamo. Esse mirano a inflazionarle, così da sgonfiare il peso dei debiti, sia nel settore pubblico che in quello privato. Facciamo un esempio pratico per capirci meglio. Il debito pubblico italiano si è attestato sopra il 135% del pil nel 2019 e tenderebbe a salire sopra il 140% quest’anno. Immaginate che il pil nominale italiano, a seguito di un’inflazione media del 3%, cresca nel prossimo decennio del 4% all’anno. A debito invariato, il rapporto crollerebbe a poco sopra il 90%.

Se, invece, la crescita del pil nominale si fermasse all’1%, a causa dell’assenza di inflazione, il rapporto non scenderebbe sotto il 125%. Dunque, inflazionare le economie serve a sdebitarle, ragione per cui le banche centrali non si danno pace nel voler centrare i rispettivi target. Non è detto che l’helicopter money sia il prossimo passo che verrà compiuto. Prima di arrivarci, probabile che le banche centrali aumenteranno la liquidità in circolazione, acquistando assets come azioni e persino immobili per sostenerne le quotazioni e, indirettamente, i crediti bancari. Infine, arriverebbero a finanziare direttamente i debiti degli stati, acquistando alle aste scadenze lunghissime a interessi irrisori o anche bond perpetui. E negli anni, il loro peso si ridurrebbe in rapporto al pil per il solo effetto dell’inflazione.

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