Non è l’evasione fiscale il problema dell’Italia, ma la spesa pubblica

La spesa pubblica e non l'evasione è il grande problema dell'economia italiana. Lo dimostrano i dati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La spesa pubblica e non l'evasione è il grande problema dell'economia italiana. Lo dimostrano i dati.

A partire dall’1 luglio, i datori di lavoro non potranno più pagare gli stipendi ai dipendenti in contante, bensì solo in modalità tracciabile, ovvero sostanzialmente con bonifico o assegno. E’ l’ultima stretta sul contante per contrastare l’evasione fiscale e l’economia sommersa, considerati mali storici dell’Italia. I numeri non sono concordi, ma si ritiene che almeno 100 miliardi di tasse all’anno non verrebbero pagate dai contribuenti, pur essendo dovuti. Soldi, che sarebbero teoricamente in grado non solo di coprire l’intero deficit pubblico, ma persino di finanziare da subito l’entrata in vigore della “flat tax”, il cui costo massimo sarebbe stimato nell’ordine di una sessantina di miliardi. Dunque, il problema dell’Italia sarebbero gli evasori fiscali, che sfuggendo al loro dovere renderebbero impossibile o molto complicato abbassare le tasse e/o finanziare voci di spesa, come gli investimenti infrastrutturali e l’assistenza alle categorie più deboli?

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La teoria direbbe così, ma la storia italiana racconta un altro film. Prendiamo gli ultimi 20 anni: la spesa pubblica nel nostro Paese è aumentata dal 48,3% al 49,4% del pil. In valore assoluto, parliamo di un incremento superiore ai 300 miliardi di euro a più di 848 miliardi di fine 2017, il +55% in un paio di decenni, pari a una crescita media annua del 2,2%. Considerando che l’inflazione nel periodo si è attestata, sempre in media, all’1,8% all’anno, parliamo di una crescita reale della spesa pubblica italiana, che si rivela ancora più marcata, se si tiene conto che, grazie all’ingresso nell’euro, il bilancio statale ha potuto beneficiare di un tracollo della spesa per interessi sul debito. Al netto di questa componente, lo stato ha speso in 20 anni oltre il 71% in più, ovvero quasi il +30% in termini reali.

Lo stato incassa e spende

E nelle altre principali economie com’è andata? In Germania, l’incidenza sul pil risulta ridottasi dal 47,7% al 44,2%, mentre in valore assoluto la crescita è stata di poco più del 50%, del 59% al netto degli interessi e del 27% reale. In Francia, è quasi raddoppiata (+91%), salendo al 56,4% del pil nel 2017 e per una crescita media annua reale dell’1,8%. Quella transalpina si mostra come la dinamica peggiore tra le grandi economie dell’area, nonostante anche Parigi abbia beneficiato nel corso degli anni di un calo della spesa per interessi in rapporto al pil.

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Che il problema non sia, quindi, la scarsa fedeltà dei contribuenti italiani lo comprova un altro dato: le entrate tributarie dal 1998 al 2017 sono aumentate del 56%, ovvero di quasi il 13% in termini reali. Dunque, gli italiani hanno continuato a pagare più tasse, ma il loro maggiore sacrificio è stato più che compensato dall’aumento della spesa pubblica. Come dire che lo stato – e non soltanto in Italia – più incassa e più tendere a spendere. E allora, la lotta all’evasione fiscale, pur sacrosanta, rischia di non risolvere il problema del debito pubblico crescente e della copertura di voci di spesa o tagli alle imposte percepite sempre più necessarie tra gli italiani. Se anche il Tesoro si ritrovasse per magia a incassare il doppio delle entrate, finirebbe per spendere ugualmente fino all’ultimo centesimo e magari a continuare a indebitarsi. La lista della spesa si allunga di anno in anno e nessun governo ha sinora segnalato di non riuscire a contenere le richieste pressanti dal basso. La lotta al contante è solo l’ultima speranza in mano allo stato per cercare di entrare in possesso di diverse decine di miliardi all’anno di maggiore gettito. State certi che se anche ci riuscisse, non basterà. Roma più incassa e più spende.

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Argomenti: austerità fiscale, Crisi economica Italia, Economia Italia