Nomine Rai, Salvini non molla Foa e Berlusconi cederà a vantaggio di Mediaset

Silvio Berlusconi dirà di sì al nome di Marcello Foa come presidente della Rai? Matteo Salvini non fa passi indietro e alla fine un accordo verrebbe trovato a settembre, riguardando Mediaset.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Silvio Berlusconi dirà di sì al nome di Marcello Foa come presidente della Rai? Matteo Salvini non fa passi indietro e alla fine un accordo verrebbe trovato a settembre, riguardando Mediaset.

Non si sblocca lo stallo sulla presidenza Rai. Ieri, il consiglio di amministrazione ha bocciato il nome di Riccardo Laganà come presidente, avanzato dall’unico componente in quota PD, Rita Borioni, che è stata anche l’unica ad averlo votato. Il tentativo di far emergere un possibile asse con Forza Italia è andato fallito. Del destino dei vertici di Viale Mazzini si ragionerà dopo agosto, al rientro dalle vacanze estive. Il vice-premier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, non ha alcuna intenzione di indietreggiare sul nome di Marcello Foa e tira dritto. L’obiettivo non è nemmeno così incomprensibile: logorare Forza Italia, spingendo Silvio Berlusconi ad accettare con le buone o con le cattive il candidato prescelto dalla Lega.

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Del resto, l’ex premier si era pure convinto di avallare la nomina, semplicemente si è dovuto scontrare con il muro eretto dai vertici azzurri, ossia Antonio Tajani (avrebbe minacciato le dimissioni da vice-presidente), Gianni Letta e Mariastella Gelmini, tutti intenti a difendere l'”onore” del partito contro il tentativo di vassallaggio portato avanti, a loro dire, dall’alleato. Sarà, ma da allora sono cambiate alcune cose e in peggio per il Cavaliere. Due nomi di peso hanno lasciato Forza Italia e, peraltro, due donne con numerosi consensi quando si tratta di raccogliere preferenze: Alessandra Mussolini e Silvia Sardone, quest’ultima consigliera regionale in Lombardia. Entrambe sarebbero pronte a migrare verso la Lega o, almeno la seconda, prenderebbe in considerazione anche l’ipotesi Fratelli d’Italia.

Non solo. Tra gli azzurri è stata inaugurata una corrente dal nome molto eloquente: “Forza Salvini”. Ciò la dice tutta sulla forza di attrazione che il leader leghista avrebbe su buona parte non solo dell’elettorato, bensì pure della dirigenza forzista. Chiaramente, non sembra un’impresa destinata a durare, non si può stare in un partito e far parte di una corrente che richiama il nome del leader di un partito alleato. Anche il senso del ridicolo ha i suoi limiti, ragione per cui l’area salviniana dentro Forza Italia sarebbe semplicemente un segnale lanciato al Cavaliere: o molli l’idea di un’intesa con il PD o noi molliamo te. E pur non formalmente facendone parte, anche Giovanni Toti sarebbe pronto a fare i bagagli e a porsi fuori dal partito, avendo già lanciato quel “Movimento Arancione”, un’area cuscinetto per attrarre, specie al sud, quei dirigenti del centro-destra, che pur non disdegnando la Lega, non se la sentono di presentarsi con il simbolo del Carroccio come candidati.

La paura di Berlusconi dei grillini al governo

I sondaggi continuano ad essere neri per Berlusconi, il quale avrebbe a settembre solo due alternative: accettare il nome di Foa o continuarlo a combattere. Nel secondo caso, il rischio per lui sarebbe elevato e consisterebbe nel perdere la tutela delle sue aziende dentro il governo e assicurata da Salvini a maggio, quando iniziò a trattare con il Movimento 5 Stelle la formazione della nuova maggioranza. E l’intesa, ossia lo sblocco dello stallo sul nome del giornalista de Il Giornale, avverrà con ogni probabilità proprio sulla difesa degli interessi di Mediaset. Berlusconi vuole sfruttare il caso per ottenere da Salvini rassicurazioni concrete in materia radio-televisiva. Non si fida dei grillini e, pertanto, teme che il governo possa o rivedere a suo discapito la normativa sul conflitto d’interesse o imporre limitazioni più basse al fatturato pubblicitario massimo per ciascuna rete. E ancora, l’ex premier vede come fumo negli occhi una dirigenza sfuggente al suo controllo, capace di fare vera concorrenza alle reti del Biscione.

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Nei giorni scorsi, dopo la bocciatura del nome di Foa da parte di Forza Italia, Salvini aveva esternato persino la possibilità di eliminare o ridurre il canone Rai, innalzando l’affollamento pubblicitario, nonché ha aperto all’ipotesi di privatizzazione parziale. Un modo per fare pressione sull’alleato, il quale è spaventato, tra l’altro, proprio di misure simili, che il governo giallo-verde potrebbe decidere di mettere in atto, sfruttandone la popolarità. Consentire alla TV di stato di fare più pubblicità o metterne in vendita sul mercato qualche rete significherebbe per Mediaset ritrovarsi una concorrenza più spietata sugli spot, quando ancora oggi essa detiene una quota di mercato di quasi il 60%, pur a fronte di uno share complessivo intorno al 35%.

Il baratto su Mediaset

Marcello Foa ha elevate probabilità di rimanere presidente della Rai (già ne esercita le funzioni in via transitoria), perché su di lui convoglieranno i voti dei parlamentari azzurri per via delle crescenti pressioni politiche su Forza Italia e dell’accordo che Salvini troverà con Berlusconi e che passerà per una rassicurazione a tutto campo in favore di Cologno Monzese. Ancora una volta, pubblico e privato si mescolano nel mondo televisivo, ma ciò è inevitabile fino a quando l’ex premier non avrà voce in politica. Del resto, sembra che il Cavaliere sia stato capace di difendere al meglio le sue aziende proprio nella fase politica a lui più avversa. I governi Renzi e Gentiloni gli hanno evitato di spendere centinaia di milioni per mettere in sicurezza il controllo di Fininvest contro la scalata ostile dell’ex amico Vincent Bolloré e Mediaset ha potuto beneficiare della linea remissiva di Viale Mazzini sui diritti TV per i Mondiali di Calcio in Russia, potendo avvantaggiarsi di un’operazione rivelatasi vincente sul piano degli ascolti e degli incassi.

Con questi grillini al governo, la musica cambia, essendo una formazione indecifrabile e spesso poco incline ai compromessi. Serve mettere in riga Salvini e costringerlo ad assumere impegni seri, barattando sulla governance della Rai. In fondo, il presidente conta nulla in termini pratici, ma per l’uno e per l’altro leader è ormai solo una questione di immagine. Salvini non può indietreggiare e mostrarsi cedevole nei confronti di un alleato politicamente ridottosi a modesto, mentre Berlusconi dovrà vendere cara la pelle. Che non tiri più i fili nel centro-destra lo abbiamo capito tutti, ma almeno che gli si consenta di continuarlo a fare con gli affari di famiglia.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Servizi pubblici

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