No, Weidmann non ha riconosciuto per la BCE il ruolo di prestatore di ultima istanza

Il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, avrebbe riconosciuto il ruolo della BCE come prestatore di ultima istanza. Ma si tratta di una cosa diversa, ve la spieghiamo in breve.

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Il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, avrebbe riconosciuto il ruolo della BCE come prestatore di ultima istanza. Ma si tratta di una cosa diversa, ve la spieghiamo in breve.

Il Corriere della Sera la segnala come una svolta, che aggiungiamo sarebbe “storica”: il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, riconosce per la BCE il ruolo di prestatore di ultima istanza. A seguire, la notizia viene ripresa da diversi altri quotidiani, tutti a titolare che il tedesco avrebbe cambiato idea su un aspetto cruciale della politica monetaria e che adesso concorderebbe con Mario Draghi, proprio alla scadenza del mandato di questi.

Di vero, leggendo bene i fatti, c’è che Weidmann appoggi ormai la posizione del governatore BCE, non altro. Ma procediamo con ordine.

BCE, dopo Draghi in corsa il tedesco Weidmann. E l’Italia potrebbe appoggiarlo

Riferisce il quotidiano italiano che fonti vicine al “falco” della Bundesbank gli avrebbero confermato un suo cambio di prospettiva sulla necessità che la BCE intervenga nel caso in cui un attacco speculativo colpisca uno stato membro dell’Eurozona. Sempre secondo tale fonte, Weidmann sarebbe pronto a dichiararlo apertamente a breve. Cosa significa e perché avviene proprio adesso?

Già da settimane, ancor di più dopo le elezioni europee, si è aperta la caccia al successore di Draghi come prossimo governatore. Il tedesco ambisce esplicitamente alla carica, ma ha contro le capitali del Sud Europa, le quali diffidano delle sue posizioni monetarie ostili all’accomodamento e, soprattutto, del suo non riconoscimento formale dell’OMT, varato in fretta e furia da Draghi nell’estate del 2012 per contrastare la speculazione contro Spagna e Italia, in particolare. Noto informalmente come “piano anti-spread”, il suo varo avvenne dopo il celeberrimo “whatever it takes” pronunciato da Draghi alla fine di luglio di quell’anno e che di fatto spense l’attacco della finanza contro l’euro.

Lo scontro con Draghi sul piano anti-spread

Weidmann non ha riconosciuto tale piano, anzi i tedeschi lo hanno portato all’attenzione dei giudici costituzionali di Karlsruhe ravvisandone l’incompatibilità con la Carta della Germania, ma tutto è finito nella classica bolla di sapone. Con il riconoscimento che si accingerebbe a rendere ufficialmente, l’uomo si concilierebbe con il resto del board, anche perché sarebbe impensabile che a guidare la BCE possa essere un governatore che nemmeno considera legittime tutte le misure sin qui varate dall’istituto.

Sarebbe una questione di credibilità e di efficacia della politica monetaria. In altre parole, i mercati sfiderebbero un governatore che si privi dell’unico strumento rivelatosi efficace in questi anni per fermare la speculazione contro i bond nell’area.

Perché all’Italia un tedesco alla BCE cambia poco

Questo vuol dire che i tedeschi riconosceranno il ruolo della BCE come prestatore di ultima istanza? Assolutamente, no. Nemmeno Draghi ha mai dichiarato qualcosa di simile, per quanto con il suo “whatever it takes” lasciò intendere che avrebbe fatto di tutto per salvare l’euro, compreso attivarsi sui mercati illimitatamente per porre fine agli attacchi speculativi contro uno stato membro dell’Eurozona. Tuttavia, si continua a giocare sul non detto. Insomma, la BCE non possiede formalmente alcun ruolo di prestatore di ultima istanza, né proprio i tedeschi intendono inaugurare la svolta.

Differenza tra OMT e ruolo di prestatore di ultima istanza

Qual è la differenza con l’OMT? Esso consiste nell’attivazione da parte della BCE degli aiuti necessari per consentire a uno stato di continuare a rifinanziarsi sui mercati. Tuttavia, è corredato da due presupposti: deve essere richiesto ufficialmente dal governo e questi deve impegnarsi ad attuare un’agenda di riforme, come prospettatagli dalla BCE. Di fatto, equivale a un commissariamento, tant’è che dal 2012 ad oggi, complice il rasserenamento del clima sui mercati con il varo del “quantitative easing”, nessuno stato ha richiesto l’attivazione dell’OMT, il quale resta un piano semi-misterioso nella sua applicazione pratica. In pratica, rispetto al ruolo di prestatore di ultima istanza, il piano di Draghi non scatta automaticamente ed è condizionale.

E se l’Italia appoggiasse il falco tedesco alla BCE?

La Germania starebbe per riconoscere solo la legittimità dell’OMT, purché “da maneggiare con cura”, riferisce sempre il Corriere. Nulla che abbia davvero a che vedere con l’auspicio degli stati del sud, Italia in testa, per cui la BCE dovrebbe segnalare apertamente ai mercati che non farebbe mai fallire alcuno stato, evidentemente arrivando a finanziare direttamente i governi nel caso di necessità.

Un’ipotesi che si scontra con i Trattati, in quanto alla BCE è fatto divieto di monetizzare i debiti nazionali, tanto che anche con il QE non le è stato possibile acquistare bond alle aste, né emessi da poco dagli stati, prevedendosi tra i criteri adottati due anni di vita minima dalla data di emissione. No, Weidmann non intende assegnare alla BCE il ruolo di prestatore di ultima istanza. Questa sarebbe la svolta storica, capace in pochi secondi di azzerare gli spread, ripetendo sostanzialmente il miracolo di Draghi di 7 anni fa, salvando definitivamente l’euro. E chissà che non ci si arrivi, magari a un passo dal precipitare nel burrone.

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