No Tap: il Governo non cede e la mobilitazione continua. Le ragioni del no e del si

Proteste No Tap a San Foca a Melignano in provincia di Lecce: il Governo non cede alle richieste e la mobilitazione continua. Ecco ragioni del no e del si.

di Alessandra Di Bartolomeo, pubblicato il
Proteste No Tap a San Foca a Melignano in provincia di Lecce: il Governo non cede alle richieste e la mobilitazione continua. Ecco ragioni del no e del si.

Continua senza sosta la protesta dei No Tap contro la realizzazione del Gasdotto a San Foca a Melendugno in provincia di Lecce. Al momento i lavori sono fermi ma il Governo ritiene che sia importante  che si proceda quanto prima con la realizzazione del gasdotto e che essa non venga messa a rischio da ulteriori ritardi. Intanto, prosegue senza sosta la protesta dei No Tap, che così come i No Tav, non vogliono che la loro amata terra venga deturpata. Ecco le ultimissime news, le ragioni del si di Calenda e del No.

No Tap: il Governo non cede, le ragioni del si e di Calenda

Carlo Calenda, che è il Ministro dello Sviluppo Economico, ha comunicato che è importante che il gasdotto Tap venga realizzato in breve tempo. In merito alla localizzazione scelta per l’approdo della condotta, Calenda ha spiegato che la Commissione VIA/VAS ha effettuato un’analisi attenta ed accurata prima di scegliere il comune di Melendugno. Il Ministro inoltre ha chiarito che la legittimità del metanodotto è stata confermata sia dal Consiglio di Stato che dal Tar. Infine Calenda, in merito alla costruzione, ha comunicato che essa è importantissima e strategico per conseguire tutta una serie di obiettivi tra cui la competitività dei prezzi, la decarbonizzazione e la sicurezza energetica.

No Tap: il Governo non cede e la mobilitazione continua

Le proteste dei No Tap contro la realizzazione del gasdotto a San Foca di Melendugno non si placano. Gli stessi intanto attendono che la Procura della Repubblica di Lecce risponda all’esposto presentato da Sinistra Italiana a seguito dell’inchiesta denominata “Tap: gli affari sporchi degli uomini del gasdotto” e condotta dall’Espresso verso cui sono state annunciate delle azioni legali dalla multinazionale Tap. Ieri mattina, poi, dopo le continue proteste, la Tap avrebbe deciso di mettere in sicurezza gli alberi di ulivi abbandonati in modo tale da garantirne la sopravvivenza.

No Tap: il Governo non cede e la mobilitazione continua. Le ragioni del No

Per chi non lo sapesse, ricordiamo che “Tap” è il gasdotto che porterà il gas proveniente dai giacimenti dell’Azerbaijan in Europa attraverso la Turchia, la Grecia e l’Albania arrivando anche in Italia mediante un tunnel sottomarino che sfocerà in Salento e precisamente a San Foca a Melendugno.

I No Tap non vogliono che tale opera venga realizzata in quanto la ritengono inutile e dannosa per l’ambiente. Innanzitutto gli attivisti, nei giorni scorsi, si sono battuti per proteggere gli ulivi anche se l’Arpa, che è l’agenzia regionale della prevenzione e della protezione ambientale, ha comunicato che quasi sicuramente una parte di essi non ce la farà a sopravvivere. Oltre a proteggere gli ulivi, i No Tap lottano per proteggere tutta l’area che si deprezzerà una volta che il gasdotto verrà realizzato. Inoltre vi sarà un  netto calo di turismo, fonte principale di introiti della città salentina.

No Tap: il Governo non cede e la mobilitazione continua. Le ragioni del No

I No Tap parlano anche di rischi ambientali per la realizzazione del gasdotto. Si dovrà infatti realizzare un tunnel lungo un chilometro e mezzo  con un diametro di tre metri proprio nell’area del deposito alluvionale delle paludi di Cassano. E poi esso passerà, non solo sotto una spiaggia, ma anche sotto una pineta.

Gli attivisti No Tap spiegano che poi si dovrà costruire un pozzo di spinta del peso di cento tonnellate sul quale verranno inserite le prese per costruire il tunnel. Esso però non poggerà su nulla in quanto al di sotto ci sarà soltanto spiaggia, sassolini e addirittura una falda acquifera. Il rischio quindi è quello di sprofondare completamente. I No Tap, poi, comunicano che in quell’area vi è anche una pianta protetta ovvero la “posidonia oceanica” le cui colonie ospitano tantissimi organismi e che potrebbe risentire in maniera negativa all’esposizione eccessiva dell’acqua dolce della falda acquifera lì vicina che le è molto nociva. Leggete, anche: Petrolio, USA accumulano scorte e produzione già ai massimi da 13 mesi.

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Argomenti: Economia Italia, Politica italiana

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