Niente reddito di cittadinanza ad ottobre e il rinnovo è davvero automatico per tutti?

Scadono i 18 mesi dall'avvio delle erogazioni del sussidio voluto dal Movimento 5 Stelle. Ad ottobre, 3 milioni di beneficiari rimarranno senza. Ecco cosa potrebbe accadere.

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Scadono i 18 mesi dall'avvio delle erogazioni del sussidio voluto dal Movimento 5 Stelle. Ad ottobre, 3 milioni di beneficiari rimarranno senza. Ecco cosa potrebbe accadere.

Il reddito di cittadinanza si prende una pausa. A fine mese, infatti, i titolari del sussidio riceveranno l’ultimo accredito previsto sulla base delle domande presentate nella primavera del 2019. Esso è valido per 18 mesi, ma in presenza dei requisiti, si ha il diritto di richiederne il rinnovo, fatta salva l’interruzione di un mese tra l’ultimo accredito e il primo del nuovo ciclo. Chi ha ottenuto il primo accredito nell’aprile dello scorso anno per questo mese, salvo rinnovo, riceverà l’ultimo accredito. Ad ogni modo, la presentazione della richiesta per il rinnovo potrà avvenire solo a partire dal prossimo 1 novembre. Questo significa che il mese di ottobre farà rimanere a bocca asciutta fino a 3 milioni di beneficiari, tanti quanti incassano il sussidio quest’anno, familiari a carico compresi.

Non si tratta di un semplice passaggio burocratico. Il reddito di cittadinanza stanzia risorse a favore delle famiglie meno abbienti per un controvalore di 6-7 miliardi di euro all’anno, qualcosa come circa 580 milioni al mese. Dunque, in ottobre i consumi sarebbero gravati da minori redditi disponibili per quasi mezzo miliardo. Non grosse cifre, ma nessuno avrebbe immaginato lo scorso anno che il rinnovo sarebbe caduto in una fase delicatissima per l’economia italiana, in fase di ripresa dopo la devastazione accusata per l’emergenza Covid.

Non cambia nulla, invece, per i percettori delle pensioni di cittadinanza, i quali si vedranno accreditati la maggiore somma rispetto all’assegno senza soluzione di continuità.

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I rischi per i beneficiari

Il reddito di cittadinanza è oggetto di forti critiche negli ultimi tempi. Indipendentemente da come la si pensi sull’opportunità della sua introduzione, all’atto pratico si sta rivelando un forte disincentivo al lavoro.

Suscita una certa sensazione, poi, che il sussidio risulti essere stato intascato anche da criminali incalliti, tra cui ex terroristi o protagonisti di pagine di cronaca nera nelle ultime settimane. Non che ciò infici la bontà della misura, semmai svela come vi siano stati scarsi controlli e paletti in fase di prima erogazione, perché appare inaccettabile che lo stato mantenga con i soldi pubblici cittadini con trascorsi sanguinari e che tanti danni e dolore hanno provocato proprio all’economia dei loro connazionali.

Ma il vero problema di questa misura risiede al sud: qui vi abita il 60% dei beneficiari complessivi, a fronte di tassi di occupazione tra i più bassi di tutta l’area OCSE, che in regioni come la Sicilia sprofondano al 40% nella classe di età lavorativa dei 15-64 anni. Il reddito di cittadinanza rischia di attecchire nella mentalità dei giovani in cerca di impiego e di spingerli a rifiutare offerte ritenute non vantaggiose sul piano economico, ma che almeno consentirebbero l’ingresso nel mondo del lavoro, ossia anche l’accumulo di esperienze e conoscenze, indispensabili per trovare un posto all’altezza e meglio retribuito in futuro. Infine, a quanti spetterà il rinnovo, se, a parità di risorse stanziate dal governo, a fare domanda vi fossero molti soggetti “nuovi” e che posseggono i requisiti per ottenere il sussidio? Molti degli attuali beneficiari a novembre rischiano un brusco risveglio.

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