Niente tè pregiato, a rischio per anni la produzione del prodotto premium

Il tè più pregiato potrebbe sparire presto dagli scaffali dei negozi, a causa di un lungo sciopero indetto dai coltivatori in India. E l'assenza rischia di durare anni.

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Il tè più pregiato potrebbe sparire presto dagli scaffali dei negozi, a causa di un lungo sciopero indetto dai coltivatori in India. E l'assenza rischia di durare anni.

Se siete amanti del tè, per voi brutte notizie in arrivo. Le bustine del prodotto più pregiato, quelle del Darjeeling, potrebbero presto scomparire dagli scaffali dei supermercati e di tornare solo tra 3-4 anni. Lo avverte Ankit Lochan, presidente del Siliguri Tea Traders Association, secondo cui la metà delle aziende produttrici potrebbe chiudere battenti per 2-3 anni, qualora lo sciopero indetto dalla comunità del Gorkha Jana Mukti dovesse proseguire.

Da mesi, gli abitanti dello stato del Bengala occidentale protestano contro la decisione della governatrice di rendere il bengalese lingua d’insegnamento obbligatoria nelle scuole. Sin dall’inizio del Novecento, nel Gurkha si registrano pulsioni secessioniste, che adesso stanno minacciando uno dei prodotti di punta dell’India.

Secondo il Tea Board of India, l’authority di controllo sulla materia prima, a giugno sarebbero stati raccolti appena 140.000 kg di tè Darjeeling, in crollo verticale del 90% su base annua, ovvero dagli 1,3 milioni di kg del giugno 2016. E nei primi sei mesi dell’anno, di questa variante di tè pregiato ne risultano raccolti appena 2,5 milioni di kg contro gli 8,5 milioni del primo semestre dello scorso anno. Complessivamente, l’intera produzione di tè indiano a giugno è diminuita tendenzialmente del 2,8% a 143 milioni di kg.

Ad agosto potrebbe tenersi per la prima volta da 156 anni l’ultima asta di tè Darjeeling, la trentaduesima dell’anno, quando se ne dovrebbero avere 42. Per questo, entro dicembre potrebbe non esservi più offerta di questo tipo di tè, la cui coltivazione è iniziata ben 180 anni fa, eredità degli inglesi. Che si tratti di una varietà pregiata lo spiegano anche i prezzi: 1.000 rupie al chilo, ma che possono arrivare a 5.000 rupie per la variante esotica, ovvero 13-65 euro al chilo, quando con meno di 2 euro si compra un chilo di tè nero coltivato nella confinante regione di Assam.

Il mercato del tè vale 30 miliardi di dollari nella sola India, dove se ne consuma la media di oltre 900 milioni di chili all’anno. Eppure, i consumi pro-capite qui risultano molto più bassi che in altri paesi, ovvero pari ad appena 800 grammi contro i 2 kg di Regno Unito e Afghanistan e 1 kg di Cina e Iran.

Sarebbero tendenzialmente queste le economie, in cui i rispettivi consumatori potrebbero accusare il colpo, costretti a privarsi forse per qualche anno della qualità di tè più pregiata. Ma la perdita sarebbe per tutto il pianeta, perché a rischio vi è l’esistenza di un prodotto di élite nel panorama delle bevande non alcooliche, tanto che già in India si parla di tutelarlo come è stato fatto con la tigre.

 

 

 

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