Niente Partito Repubblicano per Berlusconi, no da Salvini e Meloni. Fitto: e le primarie?

No di Matteo Salvini e Giorgia Meloni all'ipotesi di un Partito Repubblicano in Italia, lanciata dall'ex premier Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia non sembra raccogliere più consensi tra i potenziali alleati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
No di Matteo Salvini e Giorgia Meloni all'ipotesi di un Partito Repubblicano in Italia, lanciata dall'ex premier Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia non sembra raccogliere più consensi tra i potenziali alleati.

L’idea dell’ex premier di dare vita in Italia a un Partito Repubblicano sullo stile di quello negli USA sembra momentaneamente naufragare, dopo che i potenziali alleati hanno dato tutti forfait. Il più tranciante è stato il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, che ha negato la sua volontà di sciogliersi in Forza Italia, così come anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha ricordato come l’esperimento ci fu con il PDL, ma non ha funzionato. E nemmeno i centristi di Ncd vorrebbero saperne, chiarendo che con l’Italicum ci sarebbe l’alternativa tra due partiti di governo, non tra formazioni anti-sistema come Movimento 5 Stelle e Lega Nord. In sostanza: se la Lega fa parte del listone unico, noi non ci staremo. E l’ex ministro Gaetano Quagliariello taglia corto: bisogna porre un limite a destra. Nemmeno da dentro Forza Italia, l’ipotesi di Berlusconi riscuote grandi successi. Se il filo-americano Antonio Martino rileva come in Italia ci sarebbero troppe contraddizioni tra i partiti che farebbero parte del progetto e mancherebbe una forte leadership condivisa, Raffaele Fitto punzecchia ancora una volta l’ex premier, facendogli notare come nel Partito Repubblicano americano ci siano le primarie e la leadership è contendibile.   APPROFONDISCI – Berlusconi assolto sul caso Ruby torna in campo e il PPE lo benedice, cosa cambia da oggi?   Eppure, Berlusconi non dispera e ritiene che i no incassati dagli alleati siano frutto del clima elettorale per le regionali. E spiega ai suoi che tutti, quale che sia la loro opinione, dovranno fare i conti con la nuova legge elettorale, che assegna il premio di maggioranza alla lista che prende più voti e che porta al ballottaggio solo le prime due liste più votate. Quindi, diviso come adesso, il centro-destra è destinato alla sconfitta certa. Ma il progetto di Salvini potrebbe essere esattamente il contrario di quello auspicato da Berlusconi: puntare a far diventare la Lega non solo il partito più votato dentro al centro-destra, ma il secondo dopo il PD, scavalcando l’M5S e aspirando così al ballottaggio. E’ molto probabile che non otterrebbe comunque il premio di maggioranza, ma coagulerebbe attorno a sé il resto della coalizione e da una posizione di forza. In pratica, sarebbe Berlusconi costretto ad andare a rimorchio della Lega e non viceversa. Un azzardo, ovviamente, perché il rischio per il centro-destra è di liquefarsi ovunque, nelle regioni e nei comuni, sparendo dalle amministrazioni locali e riducendosi ai margini anche della vita politica nazionale. Quella del Partito Repubblicano sembra un’ottima idea, forse l’unica in grado di far tornare a vincere il centro-destra, ma avrebbe il difetto di essere stata lanciata da colui che creò e distrusse il PDL, il partito che aveva raccolto le varie esperienze della coalizione, peraltro oggi privo di un forte carisma e della capacità di presa sugli altri partiti più o meno alleati.   APPROFONDISCI – Dopo l’Italicum, il centro-destra si riorganizza tra le ipotesi di referendum e i dubbi di incostituzionalità  

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Argomenti: Politica