Nuovo governo subito? Macché, conviene superare almeno aprile

Tempi lunghi per la formazione del nuovo governo, sempre che ve ne sarà uno. Entro aprile bisognerà scrivere e inviare il Def all'Europa e i partiti non sono pronti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Tempi lunghi per la formazione del nuovo governo, sempre che ve ne sarà uno. Entro aprile bisognerà scrivere e inviare il Def all'Europa e i partiti non sono pronti.

Il governo avrà a disposizione più tempo per presentare all’Europa il Documento di economia e finanza (Def), in quanto la Commissione UE prende atto che un governo ad interim non avrebbe piena legittimazione a vararne uno, in attesa che si insedi il successore. Lo ha dichiarato ieri il vice-presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, che ha anche rimarcato come la crescita economica dell’Italia resti sotto la media europea e che questa risulterebbe frenata dall’alto debito pubblico e dalla bassa produttività. Paradossalmente, si tratta di una cattiva notizia per la politica italiana. Il Def dovrebbe essere redatto dal governo entro il 10 aprile e presentato a Bruxelles entro il 30. Va da sé, che immaginando che le consultazioni al Quirinale si terranno dalla fine di questo mese, tra conferimento dell’incarico, trattative tra premier incaricato e partiti, presentazione della lista dei ministri al capo dello stato, giuramento e fiducia delle Camere, i tempi tecnici per scrivere le misure economiche per il triennio in corso non vi sarebbero.

Dunque, sarà verosimilmente sempre Pier Carlo Padoan a doversene occupare. Tuttavia, se la UE ci concederà qualche settimana di tempo in più, il governo Gentiloni potrebbe optare per lasciare la patata bollente a nuovo premier, chiunque esso sia. Perché? Nel documento dovranno indicarsi gli aggiustamenti attesi per 3,4 miliardi di euro sul deficit di quest’anno e bisogna anche chiarire il da farsi sulle clausole di salvaguardia da 12,4 miliardi, che scatterebbero dall’anno prossimo in assenza di coperture finanziarie. Nel caso, le aliquote IVA salirebbero fino a un massimo del 25% e del 13% e così anche le accise sarebbero riviste all’insù. E per quanto vi sarebbe formalmente tempo fino al 31 dicembre per evitare lo shock fiscale, non sarebbe un debutto brillante per un esecutivo pentastellato o uno a guida leghista con la presentazione di un Def all’Europa, che non contempli modifiche agli impegni siglati dai precedenti governi, essendo troppo risibile il tempo disponibile per mettere nero su bianco le coperture ed evitare i maxi-aumenti dell’IVA.

Manovra correttiva da 3,5 miliardi, il lascito di Renzi-Gentiloni al nuovo governo

I partiti potrebbero trovare conveniente prendere tempo, mercanteggiare sui famosi e fumosi punti programmatici e sulle poltrone, in attesa che il governo Gentiloni faccia il lavoro sporco, indichi le misure per recuperare nell’anno in corso lo 0,2% del pil e lasci probabilmente così come sono le clausole di salvaguardia, che verrebbero disinnescate eventualmente solo con la legge di Stabilità 2019.

Le misure pronte di Lega e 5 Stelle

Vero è che i due schieramenti papabili per guidare il prossimo governo – il centro-destra di Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio – si starebbero preparando già da tempo. La Lega, ad esempio, studia il modo per recuperare subito 35 miliardi dalla rottamazione delle cartelle esattoriali. Il piano prevederebbe il pagamento di una percentuale molto bassa dei 600 miliardi richiesti dal Fisco ai contribuenti su tributi non pagati. L’importo supererebbe, in verità, i 1.000 miliardi, ma tra famiglie e imprenditori nullatenenti e imprese fallite, il gettito massimo recuperabile sarebbe, appunto, di circa 600 miliardi. Anche prevedendo la chiusura delle dispute con il pagamento immediato del 6%, si recupererebbero non meno di 35 miliardi, necessari sia per coprire temporaneamente le clausole di salvaguardia (dal 2020 si riproporrebbe la stessa questione, essendo l’extra-gettito una misura una tantum), sia per finanziare, sempre temporaneamente, l’avvio della “flat tax”.

Nel caso di Di Maio, gli esperti dell’M5S punterebbero a un’altra strategia, ovvero a recuperare decimali di deficit da utilizzare per coprire in tutto o in parte i miliardi richiesti dalle clausole con il ricalcolo del cosiddetto “output gap”, la differenza tra il pil e il suo potenziale. Secondo l’Italia, le stime effettuate dai commissari ci penalizzerebbero, facendo lievitare il deficit strutturale atteso. Tuttavia, bisognerebbe passare per una ulteriore concessione di Bruxelles, la quale verosimilmente richiederebbe settimane, se non mesi, di trattative e di svariati “do ut des”, perché la Commissione pretenderà di essere rassicurata sul percorso di risanamento fiscale, prima di avallare una qualche ennesima forma di flessibilità.

Di Maio o Salvini premier? Ecco tutte le opzioni possibili

In un caso o nell’altro, servirà tempo e quasi certamente non ve ne sarebbe abbastanza da qui al Def per potere inserirvi misure studiate e che ricevano il sigillo europeo. Meglio che sia Padoan a occuparsi della manovra correttiva, essendo un problema scaturito dal governo Gentiloni e che politicamente si dovrebbe caricare il prossimo esecutivo, con tutto ciò che conseguirebbe sul piano politico e dei consensi. Nessuno vorrà rischiare di rovinarsi la luna di miele con gli italiani, sempre che ve ne sarà una o che si celebrerà mai il matrimonio.

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