Niente Eurogruppo per Padoan, ma ecco perché l’Italia non può alzare la voce

Non sarà Pier Carlo Padoan a guidare l'Eurogruppo, ma la sua sconfitta non sarebbe un ennesimo schiaffo di Bruxelles all'Italia. Il ministro dell'Economia non può vantare alcun risultato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Non sarà Pier Carlo Padoan a guidare l'Eurogruppo, ma la sua sconfitta non sarebbe un ennesimo schiaffo di Bruxelles all'Italia. Il ministro dell'Economia non può vantare alcun risultato.

Non sarà Pier Carlo Padoan a presiedere l’Eurogruppo dopo l’olandese Jeroen Dijsselbloem. La conferma informale, come informale era stata la candidatura italiana a dir il vero, è arrivata dal premier Paolo Gentiloni, che pur continuando a scrutare possibili margini a noi favorevoli, ha annunciato l’appoggio di Roma al portoghese Mario Centeno, in carica come ministro delle Finanze da due anni e che davanti a sé avrebbe, quindi, una prospettiva di altri due anni al governo di Lisbona e, di conseguenza, alla presidenza dell’Eurogruppo a Bruxelles. Eppure, Padoan ci aveva creduto, tanto che con quell’ottimismo infondato che gli è proprio ieri dichiarava che l’Italia sarebbe pronta ad affrontare la fine degli stimoli monetari.

Questo, poche ore dopo che la Federal Reserve esprimeva dubbi sulla tenuta dell’economia americana dinnanzi ai rialzi dei tassi USA dei prossimi mesi e anni. Insomma, questi americani che crescono a oltre il 2% all’anno e con una disoccupazione al 4% temono problemi con il procedere della stretta, mentre noi italiani con un debito pubblico gigantesco, tenuto a galla solo dai rendimenti azzerati dalla BCE, senza crescita (un po’ stiamo iniziando a vederla da quest’anno, pur non abbandonando il fondo della classifica europea) e con una disoccupazione sopra l’11%, dovremmo stare tranquilli per il nostro ministro.

C’è già chi lo definisce l’ennesimo schiaffo all’Italia dalla UE, il secondo in appena una settimana, considerando che siamo stati eliminati con il sorteggio (ridicolo, ma vero) per l’assegnazione della sede EMA, l’Agenzia per il farmaco, che anziché passare da Londra a Milano, si fermerà a metà strada, ovvero ad Amsterdam. Tuttavia, pur avendo più di un motivo per lamentare il cattivo trattamento subito a più riprese dalle istituzioni comunitarie, l’esclusione di Padoan dalla rosa dei candidati in corsa per la presidenza dell’Eurogruppo appare tutt’altro che ingiustificata. Ieri, in un altro articolo vi avevamo fornito diverse spiegazioni per non credere alla sua elezione. (Per approfondire, leggi qui: Perché un italiano ha poche probabilità). Oggi, ci concentriamo su un altro aspetto, ovvero sulle ragioni per cui proprio la persona di Padoan non sarebbe stata all’altezza della sfida.

Padoan non adatto a presiedere l’Eurogruppo

L’altro giorno, il ministro dell’Economia ha pubblicato via Twitter un grafico, che dimostrerebbe come dal 2014, ovvero da quando sta in Via XX Settembre, la crescita pro-capite italiana sarebbe la più alta tra le principali economie dell’Eurozona. E’ evidente come il tweet si commenti da solo: l’Italia è cresciuta meno di tutte le grandi e medi economie avanzate al mondo negli ultimi anni, così come dal nuovo Millennio, e solo la fuga di centinaia di migliaia di connazionali all’estero ha reso possibile che la situazione non diventasse ancora più esplosiva, innalzando il pil pro-capite per il solo fatto che la stessa ricchezza sia stata distribuita tra meno persone.

Aldilà di qualche battuta da politico consumato, Padoan tra qualche mese avrà tagliato il non facile traguardo in Italia dei 4 anni da ministro dell’Economia senza avere ottenuto alcun risultato. Sotto la sua gestione, i conti pubblici non sono migliorati, anzi sono persino peggiorati fino a tutto il 2015, pur di poco, e senza la mano santa della BCE, oggi avremmo nuovamente un deficit al di sopra del 3% del pil. A conferma che le nostre non siano chiacchiere, l’ultima lettera inviata dalla UE all’Italia la settimana scorsa, nella quale sostanzialmente si rinvia il voto alla legge di Stabilità alla primavera prossima, chiedendo al governo di tagliare ulteriormente il disavanzo strutturale (quello al netto delle misure una tantum), atteso in crescita per i prossimi anni, anziché in diminuzione come dovrebbe e come da impegni.

E se i conti pubblici non vanno come dovrebbero, sulla crisi delle banche l’intervento di Padoan è stato tardivo e persino pasticciato, come segnalano i 13 mesi intercorrenti dal salvataggio delle quattro banche minori nel novembre 2015 al varo del decreto salva-banche del dicembre 2016, a pochi giorni dalla nascita del governo Gentiloni, durante i quali sui titoli degli istituti italiani si era abbattuta una speculazione furente, che ha allontanato i capitali esteri dal nostro paese, aggravando la crisi bancaria. (Leggi anche: Crisi banche, tutti gli errori del tragico Padoan)

Italia non ha carte in regola

E così, più che optare per il rappresentante di un paese fallimentare nella gestione dell’economia, l’Europa guarda ad alternative di successo. Il portoghese Centeno può vantare un deficit ai minimi dalla fine della dittatura di Salazar, una crescita economica vigorosa e una disoccupazione al di sotto dei livelli medi nell’Eurozona. Pur essendo forse più merito del precedente governo conservatore, poco importa, perché a rilevare sarà la premiazione del paese che mostra più sforzi e maggiori risultati. Non è detto, però, che sarà Lisbona a portare a casa la presidenza dell’Eurogruppo. La Germania, pur in crisi politica, punta sulla lettone Dana Reisniece-Ozola, già campionessa di scacchi, ma sarebbero alte anche le quotazioni dello slovacco Peter Kazimir, fautori entrambi delle politiche di austerità fiscale, pur essendo esponenti di sinistra. I tedeschi non escludono nemmeno di strappare all’ultimo minuto la carica con un proprio uomo, eventualmente un socialdemocratico, cosa che aiuterebbe la cancelliera Angela Merkel a trovare un accordo con l’SPD per formare il suo quarto governo.

E Berlino guarda ad est per il dopo-Dijsselbloem, puntando a “risarcire” il gruppo di Visegrad per la perdita dell’EMA. Se questo fosse lo scambio in corso, allora davvero l’Italia riceverebbe uno schiaffo. Ma per quanto sin qui detto, il nostro paese non vantava alcuna carta in regola per pretendere alcunché. Siamo tra le peggiori economie dell’area per gestione della crisi e vorremmo pure guidare le riunioni dei ministri finanziari dell’Eurozona. Non serve essere un tedesco per capire che non è così che vanno le cose. (Leggi anche: Agenzia farmaco scelta per sorteggio, vera sconfitta è la Germania)

 

 

 

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Argomenti: austerità fiscale, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Politica Europa, Politica italiana

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