40 senatori PD pugnalano il segretario, che forse si dimette: elezioni più lontane

40 senatori PD, tra cui alcuni vicini al segretario Matteo Renzi, firmano una lettera contro le elezioni anticipate. C'è il rischio per l'ex premier di subire nei prossimi mesi una disfatta alle amministrative, che gli impedirebbe di tornare al governo.

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40 senatori PD, tra cui alcuni vicini al segretario Matteo Renzi, firmano una lettera contro le elezioni anticipate. C'è il rischio per l'ex premier di subire nei prossimi mesi una disfatta alle amministrative, che gli impedirebbe di tornare al governo.

Quaranta senatori del PD hanno firmato un documento ieri, nel quale sostengono che il governo Gentiloni debba andare avanti fino alla fine della legislatura e che serva una fase di riflessione prima di tornare alle urne, a seguito di alcune risposte da elaborare sulla presidenza Trump, la sconfitta rimediata dai democratici alle scorse elezioni comunali e al referendum costituzionale, sulla legge elettorale e le prospettive con il cambio di leadership al governo. Il senso di questa missiva è chiaro: se il segretario Matteo Renzi volesse andare ad elezioni anticipate, noi non ci stiamo. Un monito, che lo stesso ex premier starebbe prendendo seriamente, tanto che alla direzione del partito all’inizio della prossima settimana potrebbe presentarsi dimissionario, in modo da consentire la celebrazione del congresso, invocata dall’opposizione interna.

Tra le firme dei 40 di ieri compaiono alcuni esponenti anche della maggioranza, considerati fino a poco fa vicinissimi a Renzi, come Monica Cirinnà. Segno di uno sgretolamento del fronte renziano, che senza il sostegno dei parlamentari di Dario Franceschini e dei Giovani Turchi di Andrea Orlando, non avrebbe i numeri per imporre alcunché a nessuno. (Leggi anche: Renzi escluso da corsa a premier e segreteria PD)

I tempi remano contro Renzi

Per l’ex premier sembra quasi un 25 luglio con la presentazione dell’ordine Grandi, con cui il Duce fu liquidato nel 1943 dal suo stesso partito. Certo, Renzi non è Benito Mussolini e il PD non è il Partito Fascista, ma mutatis mutandis, non starebbe accadendo qualcosa di molto diverso.

La pugnalata dei senatori PD a Renzi blinda di fatto il governo Gentiloni, una pessima prospettiva per il segretario, perché la tempistica non gioca in suo favore.

Ammettiamo che Renzi vinca il congresso e resti segretario. Ad attenderlo ci sarebbero due scadenze importanti: le elezioni comunali in primavera e quelle regionali in Sicilia a ottobre. (Leggi anche: Elezioni anticipate possibili, ma resta rischio caos)

Rischi per Renzi da amministrative 2017

Tra aprile e giugno dovranno votare circa 1.000 Comuni, tra cui 21 capoluoghi di provincia e 8 con oltre 100.000 abitanti. Parliamo di realtà come Genova, Monza, Padova, Palermo, Parma, Piacenza, Taranto e Verona. Nel capoluogo ligure, il sindaco uscente Marco Doria ha già annunciato che non si ricandiderà, di fatto creando problemi alla coalizione di centro-sinistra che lo sostiene, che dovrà rimpiazzarlo con qualche altro volto convincente.

Non sappiamo se il PD riuscirà ad evitare un’altra disfatta, come quella delle ultime due tornate elettorali, ma se così non fosse, il nuovo corso renziano partirebbe male. E dopo l’estate ci sarebbe l’incognita Sicilia, dove l’uscente e impopolare governatore del centro-sinistra, Rosario Crocetta, intende ricandidarsi anche nel caso in cui il PD presentasse un suo candidato. I sondaggi sembrerebbero bui per i democratici nell’isola, dove in testa vi sarebbe il Movimento 5 Stelle, seguito dalla coalizione di centro-destra.

O rimonta o morte?

Vi immaginate in quali condizioni andrebbe alle urne Renzi tra un anno, dopo avere inanellato quattro possibili sconfitte di seguito e dopo una legge di stabilità di 20 miliardi almeno per il 2018, che si annuncia “lacrime e sangue”? A quel punto, sarebbe un morto che cammina, sia per la stessa legge elettorale, che probabilmente con il premio di maggioranza alla coalizione lo depotenzierebbe nella qualità di candidato premier, sia per la perdita di credibilità e di charme dinnanzi alla propria stessa base. (Leggi anche: Clausole di salvaguardia, se Gentiloni dovrà fare il lavoro sporco)

Per questo, il segretario cercherà ancora di spingere per un election day entro giugno, dopo il congresso, in modo da darsi maggiori probabilità di vittoria al voto. E se non ci riuscirà? Questo è proprio il cul de sac in cui sembrerebbe essere destinato a incagliarsi, perché o da vita alla rimonta della vita vincendo i prossimi appuntamenti amministrativi, come quella dei New England Patriots al Superbowl di domenica scorsa tra il primo e il secondo tempo, oppure le sue ambizioni di tornare a Palazzo Chigi potrebbero infrangersi anche per sempre.

PD pronto a contrastarlo

Se conosciamo il PD (e lo conosciamo), se Renzi restasse segretario, farà di tutto per non dargli una mano alle prossime amministrative, con la minoranza dem a creare scompiglio sulle candidature, giocando più o meno apertamente allo sfascio nelle grandi città, quelle che determineranno l’esito della gara. L’ex premier potrebbe anticiparli, concordando candidati condivisi, ma che di fatto segnerebbero la fine del suo potere di presa assoluto sul partito, perché dovrebbe ambire a vincere con gli uomini degli altri.

 

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