Niente casa agli stranieri, qui i prezzi sono diventati insostenibili

Prezzi delle case esplosi e non più alla portata delle famiglie, specie quelle più giovani. Per questo, agli stranieri sarà impedito comprarne una nell'economia dei kiwi.

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Prezzi delle case esplosi e non più alla portata delle famiglie, specie quelle più giovani. Per questo, agli stranieri sarà impedito comprarne una nell'economia dei kiwi.

Se a Londra si discute da almeno un anno se e in quali forme vietare agli stranieri o, addirittura, persino ai non residenti britannici l’acquisto di un immobile, un altro paese sta per adottare una misura drastica: la Nuova Zelanda. Fresca di elezioni, l’isola dei kiwi in capo al mondo si è affidata a una inedita maggioranza tra il Partito Laburista della neo-premier Jacina Ardern e il Partito Nazionale, che formalmente starebbe a destra, ma che ha deciso di non appoggiare i conservatori, al governo fino a poche settimane fa. Il nuovo gabinetto sarebbe nato all’insegna del “New Zealand First”, nonostante non sia esattamente filo-trumpiano. E i primi a farne le spese saranno gli investitori stranieri, perché entro la fine dell’anno dovrebbe essere approvata una legge, che vieterà dal 2018 ai non residenti di acquistare casa.

La misura appare realmente drastica per un’economia libera, ma la nuova maggioranza a Auckland spiega che si renderebbe necessaria per consentire alle famiglie, specie quelle più giovani, di accedere al mercato immobiliare. Su 1,8 milioni di case, infatti, il tasso di proprietà risulta sceso al 63%, il più basso da 66 anni, mentre era al 74% circa un quarto di secolo fa. E’ accaduto che negli ultimi anni, in particolare, specie per effetto dell’immigrazione, nonché per la carenza di offerta, i prezzi delle case siano letteralmente esplosi: raddoppiati dal 2007 nella capitale e cresciuti mediamente del 56% su base nazionale, arrivando ad Auckland alla media di oltre 1 milione di dollari locali, pari a circa 620.000 euro, una cifra non alla portata dei più.

Ad ottobre, la crescita tendenziale dei prezzi nell’isola è stata del 12,7%, segno che non si starebbe ancora registrando alcun assestamento.

Secondo Demographia, la Nuova Zelanda sarebbe la quarta area al mondo meno accessibile per il settore immobiliare, dopo Hong Kong, Melbourne (Australia) e Vancouver (Canada). (Leggi anche: Prezzi case raddoppiati dal 2009, bolla immobiliare spaventa l’Australia)

Guai con il TTP

Adesso, con l’Overseas Investment Act, sarà vietato per un non residente acquistare un immobile. La neo-premier sostiene che bisogna prima consentire alle famiglie di comprare una prima casa. I problemi, tuttavia, diverranno di portata internazionale, perché le restrizioni agli investimenti stranieri sarebbero in contrasto con il TTP (“Trans-Pacific Partnership”), l’accordo di libero scambio tra una dozzina di economie del Pacifico, dal quale gli USA di Donald Trump si sono ritirati quest’anno, ma a cui i neozelandesi appartengono. A questo punto, prima che l’intesa entri in vigore dall’anno prossimo, saranno necessarie modifiche, cosa che potrebbe portare al collasso di tutto il TTP, già provato dal ritiro del suo membro più importante.

Dovrebbero restare esclusi dal divieto gli investitori della vicina Australia. I conservatori appena passati all’opposizione sostengono che si tratti di una misura inefficace, perché gli stranieri possederebbero solo il 2% delle case nell’isola. Ad avere contribuito alla lievitazione dei prezzi delle case sono stati, in particolare, i cinesi. Qui, molti magnati di Pechino hanno trasferito la loro residenza o acquistato una casa per le vacanze, attratti dalle ottime condizioni di vita, dalla vita serena e dal buon clima, oltre che dalle bellezze paesaggistiche. Poco tempo fa, anche il fondatore di Alibaba, Jack Ma, ha annunciato che intenderebbe comprare casa in Nuova Zelanda.

Il nuovo governo punta anche a costruire 100.000 case entro i prossimi 10 anni, in modo da ampliare l’offerta e accelerare la riduzione dei prezzi o almeno il raggiungimento della loro stabilizzazione. D’altra parte, con un territorio due volte l’Inghilterra, ma una popolazione di un decimo di questa (4,7 milioni di abitanti), bastano poche migliaia di transazioni immobiliari per smuovere i prezzi. Il saldo migratorio è stato a tratti negativo fino alla fine del 2012, mentre da allora, complice la crisi economica in diverse economie avanzate, è stato di gran lunga positivo, arrivando a una media mensile di 6.000 unità nell’ultimo biennio, pari a oltre 200.000 persone in più dalla fine del 2014.

Un boom di richieste di ingresso si è avuto subito dopo il referendum sulla Brexit, con migliaia di britannici a ipotizzare lo spostamento della residenza nell’altra parte del mondo per sfuggire alle incertezze dell’uscita dalla UE del Regno Unito. (Leggi anche: Bolla immobiliare nuova minaccia globale)

 

 

 

 

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