Nel Venezuela dei prezzi pazzi c’è anche la crisi energetica e a volare è la miseria

Esplodono i prezzi nel Venezuela, alle prese anche con una crisi energetica. Il paese è al primo posto per tasso di miseria al mondo.

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Esplodono i prezzi nel Venezuela, alle prese anche con una crisi energetica. Il paese è al primo posto per tasso di miseria al mondo.

La ripresa delle quotazioni del petrolio non ha portato a un sollievo nelle condizioni economiche del Venezuela, che secondo Datanalisis, istituto indipendente, sarebbe in preda a una carenza di beni di oltre il 70%, raddoppiata rispetto a un anno fa. E se negli scaffali dei supermercati mancano ormai più di due beni su tre e i consumatori sono costretti a lunghe file di ore per fare la spesa, dovendosi anche spostare da un negozio all’altro per trovare lo stretto indispensabile da mettere a tavola, i prezzi sono fuori controllo. Non si tratta di una novità, perché già da tempo vi diamo conto di come i listini non abbiano più praticamente alcun rapporto con i valori ufficiali del cambio. Il guaio per i cittadini venezuelani è che stanno diventando insostenibili, dati i bassi salari, che per quanto aumentati anche a colpi di legge, non reggono l’impennata dell’inflazione, stimata in un range tra il 400% (secondo l’economista Steve Hanke della John Hopkins) e il 720% del Fondo Monetario Internazionale.

Crisi bolivar senza fine

Una cosa è certa: al mercato nero, un dollaro veniva scambiato un anno fa contro 200 bolivar, mentre oggi siamo intorno a 1.200 bolivar. Ma sapete qual è il tasso di cambio ufficiale? 10 a 1, dopo che all’inizio del mese il governo lo ha svalutato del 37%, cercando anche di razionalizzare il sistema confuso delle transazioni in valuta. Il cambio ufficiale serve solamente ormai per importare cibo e medicinali, ma la realtà è che tra carenza di beni per assenza di dollari necessari per le importazioni e inflazione fuori controllo (malgrado il controllo amministrativo dei prezzi), i prezzi sono schizzati a livelli mediamente pari a 17 volte in più del loro livello ufficiale, utilizzando il tasso di cambio legale.

     

Prezzi Venezuela fuori controllo

Una pagnotta arriva a costare così sui 32 dollari, mentre mezzo chilo di caffè sugli 85 dollari e per un chilo di riso servono due giorni di lavoro per un venezuelano. Per un hot-dog dovete mettere in conto intorno ai 1.000 bolivar, che al cambio ufficiale farebbero la cifra monstre di 100 dollari, mentre tenendo in conto quello vigente al mercato nero, sarebbe meno di un dollaro. L’esplosione dei prezzi segue quella della liquidità in circolazione. Caracas stampa moneta, non trovando altro modo per colmare l’ampio deficit fiscale, atteso per quest’anno sopra il 20%. Tutto questo, mentre il pil si è contratto del 10% lo scorso anno e quest’anno dovrebbe diminuire di un altro 8%. Nel 2012, la moneta nel paese sudamericano ammontava a circa 71 miliardi di bolivar, l’anno successivo saliva già a 117 miliardi e nel 2014 arrivava a più di 182 miliardi, schizzando a 445 miliardi nel 2015. E agli inizi del 2016 si registra un’ulteriore crescita del 100% su base annua.

Vola solo la miseria

Naturale che il Venezuela si confermi al primo posto delle classifiche mondiali per il Misery Index, l’indice di miseria, frutto della somma tra tasso d’inflazione e quello di disoccupazione. Il paese passerebbe dai 105,1 punti del 2015 ai 159,7 attesi per quest’anno, seguito a lunghissima distanza dall’Argentina, con rispettivamente 22,1 e 39,9 punti. Solo a titolo di confronto, l’Italia avrebbe un indice pari a 12. Se negli scaffali manca di tutto, anche i servizi non sono da meno, perché il paese sta attraversando anche una gravissima crisi energetica, tanto che il governo ha esteso a 5 giorni le festività pasquali, al fine di ridurre i consumi elettrici presso gli edifici pubblici. Alla base di questa crisi c’è un consumo eccessivo di energia, conseguenza anche dei sussidi elargiti dal governo, che tra il 2003 e il 2012 è cresciuto del 49% contro il +28% dell’offerta.      

Opposizione ininfluente, nonostante il trionfo di dicembre

I tre quarti dell’energia in Venezuela derivano dallo sfruttamento delle centrali idroelettriche.

Sfortuna vuole, che oltre alle inefficienze gestionali, ci si sia messo anche il clima, perché la siccità di questi mesi ha ridotto i livelli dei fiumi, complicando la produzione di energia nel paese con le più elevate riserve di petrolio, ennesimo paradosso di un’economia gestita senza criterio. Il punto è che si passa da emergenza a emergenza in Venezuela e nessun miglioramento è stato visibile dalle ultime elezioni politiche di dicembre, dove a trionfare è stata l’opposizione di centro-destra anti-chavista per la prima volta dal 1999. Peccato che il presidente Nicolas Maduro abbia sterilizzato la vittoria degli oppositori con decreti per avocare a sé alcuni poteri del Parlamento e per impedire che questi sia messo nelle condizioni reali di contrastare il potere esecutivo.

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